Affari italiani - Il presidente Dondi corregge il tiro: "Felice per Treviso, ma..."

dondi_la_padania.jpg Dopo 48 ore di polemiche il presidente federale Giancarlo Dondi è tornato sulle parole dette (e scritte da Il Gazzettino) all'indomani del successo di Treviso in Celtic League contro il Munster. Lo ha fatto telefonando a Giorgio Sbrocco, collega de La Padania, che ha riportato il pensiero del presidente Fir. Che aggiusta il tiro, ma ribadisce un paio di concetti che faranno discutere.


Foto per gentile concessione di Marco Sartori - Benetton Treviso

"La mia osservazione circa la diversità di risultati della Nazionale e quelli delle franchigie in un weekend contrassegnato dalla pesante sconfitta nel Sei Nazioni - ha precisato Dondi a La Padania - non voleva in alcun modo sminuire la portata della prestazione del XV veneto. Figuriamoci se io non esulto e non vado fiero di una squadra italiana capace di mettere sotto la capolista! Oltretutto si tratta di risultati che politicamente generano rispetto e producono credito internazionale. Merce rara e preziosissima, che io per primo ho bisogno di esibire e di spendere nei vari consessi ovali".
Verissimo, da sottoscrivere. Ma nell'intervista a Malfatto le parole erano chiare. Una nazionale che perde e una franchigia che vince non vanno bene. Meglio entrambe perdenti. "Le parole hanno una loro forma e loro profonda sostanza. Se ci si limita a riferire e a mettere in pagina la forma si rischiano pesanti fraintendimenti". Ok, un problema di forma e sostanza. Che Giancarlo Dondi cerca di chiarire.
"Ho detto e ho sempre pensato che l'approdo del rugby italiano in Celtic league, per avere un senso compiuto, deve risultare di costante e diretto sostegno alla Nazionale. In termini di uomini e di qualità complessiva del gioco espresso. Una o due franchigie che vincono e ben figurano in Celtic, accanto a una Nazionale che perde e gioca male è una sorta di paradosso logico inaccettabile. Qualcosa che è quantomeno il caso di cercare di comprendere. Anche perché la Celtic alla Fir costa! E parecchio". Discorso chiaro, ma continua a non essere chiaro se, a questo punto, il problema sta nella Nazionale o nelle franchigie.
Un altro punto contestato dell'intervista al Gazzettino riguardava i nazionali che arrivano in azzurro spremuti fisicamente dalle franchigie. Ecco Dondi che chiarisce. "Altro fraintendomento colossale. Il mio era semplicemente un augurio. Mi auguravo e mi auguro cioè, che l'attività internazionale di club non sovraccarichi eccessivamente quei giocatori che sono indispensabili alla Nazionale. Che possano cioè giocare il giusto e riposare quando ne hanno bisogno. Al di là della regola dei minutaggi che, sinceramente e da ex giocatore, faccio fatica a condividere e a comprendere". Ma non è una regola fatta dalla Fir?
Ma dopo i chiarimenti d'obbligo, ecco che si affronta un tema spinoso. Quanto le franchigie debbano essere autonome e quanto debba essere il controllo tecnico federale su Benetton e Aironi. "Altre Unions lo fanno (controllare direttamente i club, ndr.). Noi, per il momento abbiamo preferito limitarci a proficui scambi di informazioni fra i nostri tecnici e lo staff delle due realtà. Il solo tecnico federale che attualmente lavora in una franchigia e Guidi con gli Aironi". L'anno prossimo le cose cambieranno, chiede Sbrocco? "Non sono in grado di dirlo". Che non è un no...


  • shares
  • Mail
46 commenti Aggiorna
Ordina: