Sei Nazioni 2011 - Parisse e gli altri forfait di giornata

infortunati_6N2011_1.jpg Sergio Parisse ha giocato un tempo intero con la ferita al mignolo aperta e negli spogliatoi del Flaminio il dottor Rota ha dovuto ricucire la ferita subita dal numero 8 azzurro con la maglia dello Stade Français. Per il capitano azzurro, però, sembra necessario un periodo di riposo di 10 giorni, il che vorrebbe dire niente Inghilterra, anche se Mallett ha già detto di non voler rinunciare a lui. Ma Parisse non è l'unica "vittima" del primo weekend dell'RBS Sei Nazioni.


Foto per gentile concessione Getty Images - Fir

L'Italia paga il dazio maggiore, perché oltre a Parisse (si attende l'evoluzione del quadro clinico per decidere l'impegno per Londra), è finito il Sei Nazioni di Edorardo Gori, la cui lussazione gleno-omerale della spalla sinistra non può venir trattata con sufficienza. La lussazione é stata ridotta e l'atleta è stato sottoposto ieri ad esami strumentali presso l'Ospedale San Camillo di Roma. Nelle prossime quarantotto ore il giocatore verrà sottoposto a ulteriori accertamenti e verrà valutato se intervenire chirurgicamente. "Trattandosi della stessa spalla già operata in aprile vogliamo valutare attentamente l'entità della lesione insieme con il Club di Edoardo, decidere se intervenire chirurgicamente e, nel caso, quale tipo di intervento eseguire. Per quanto concerne i tempi di recupero, attendiamo l'evolversi del quadro clinico" ha dichiarato il responsabile medico della Squadra Nazionale dott. Roberto Pozzoni. Al posto del ventenne mediano di mischia è stato convocato, come previsto, il giocatore della Benetton Treviso Fabio Semenzato.
Per quel che riguarda le altre nazioni, invece, la Francia perderà Maxime Mermoz almeno per il big match di Dublino contro l'Irlanda anch'egli infortunatosi alla spalla nella partita contro la Scozia.
E parlando di Scozia, gli highlanders difficilmente si troveranno di fronte l'ala gallese Morgan Stoddart, il quale si è fratturato una mano contro l'Inghilterra. Una nuova tegola sulla formazione di Warren Gatland, sempre più in emergenza e sempre più con le spalle al muro.


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