RWC 2011 - L'Italia, il mondiale e quella lezione del 2007 non imparata

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Manca poco meno di un anno a l'esordio dell'Italia di Nick Mallett ai Mondiali di Nuova Zelanda. Manca poco meno di un anno a quell'obiettivo che era il culmine del quadriennio del coach sudafricano, giunto sulla panchina dell'Italia dopo l'RWC 2007 e che, nelle parole di Mallett e di Dondi, era l'obiettivo per il quale si sarebbe lavorato per quattro anni. Ebbene, a meno di un anno dai mondiali la paura crescente, leggendo alcune interviste e sentendo i rumors, è che dopo quattro anni la lezione del 2007 non sia stata imparata.

Facciamo, infatti, un salto indietro di un quadriennio. 2007, l'anno d'oro del rugby azzurro nell'era Sei Nazioni. A febbraio, infatti, l'Italia conquista per la prima volta una vittoria in trasferta, a Edimburgo, vince due match del torneo, chiude quarta in classifica e, almeno in teoria, è in lotta per il titolo fino all'ultima giornata. Exploit che si trasforma in euforia, visibilità mediatica e speranze di quarti di finale al Mondiale di Francia del settembre successivo. Quarti che non arrivano. Perché? Uno dei motivi fondamentali è il rapporto tra Pierre Berbizier e la Federazione. Prima dei mondiali, infatti, il tecnico francese annuncia il suo addio all'Italia. Un annuncio che non viene preso bene, che crea malumori tra Berbizier e Dondi, così come all'interno dello spogliatoio. A ciò si aggiunge che il coach transalpino affronta il Mondiale con la testa già rivolta al Racing Metrò. Il mondiale è un mezzo fallimento: pessima sconfitta con gli All Blacks, brutte vittorie con Romania e Portogallo e sconfitta di misura con la Scozia che ci preclude l'accesso ai quarti. Bene, una situazione che doveva far riflettere ed errori che non andavano più commessi.
Ora un fast forward ai giorni nostri. L'avventura di Nick Mallett sulla panchina italiana è stata travagliata. Un inizio convincente, scelte astruse capite da pochi, un periodo opaco di gioco e risultati e, da un anno a questa parte, prove più convincenti e un'idea di squadra che sembra più chiara nella testa del coach sudafricano. Nonostante ciò, i dubbi di molti sono rimasti e a molti la conferma di Mallett sulla panchina dopo i primi due anni non è andata giù. Rumors molto credibili dicono che in Federazione c'è più di una persona che non è convinta che Mallett sia il tecnico giusto e anche negli ambienti che bazzicano intorno alla Fir, ma che hanno un peso (soprattutto economico), il coach sudafricano non fa impazzire. Poco male, si dirà. Certo, ma questa situazione ricorda molto l'ultimo periodo di Berbizier sulla panchina azzurra. E le dichiarazioni di Mallett alla Gazzetta di settimana scorsa, dove il coach sudafricano ha candidamente ammesso che deciderà del suo futuro a febbraio e che ha opzioni all'estero, sia come nazionali sia come club, spaventano. La possibilità che l'Italia arrivi al mondiale con un coach "a tempo", già proiettato verso un'altra avventura e che non ha il sostegno totale della Federazione è alta. Quattro anni fa questo è stato devastante per la squadra, auguriamoci che non lo sia anche tra 12 mesi.

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