Sport&Tv - Quando il cronista manca di sportività

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Settimana scorsa avevamo giocato sulle pecche giornalistiche del collega Giacomo Mazzocchi, telecronista di Dahlia Tv per le partite di Celtic League. Una settimana dopo, a Treviso, ecco che ci apprestavamo a una nuova sfida accompagnata dalle perle del giornalista, accompagnato da Titta Casagrande. Purtroppo il divertimento di fronte alle gaffe ovali ha lasciato spazio al fastidio per una lezione di sportività cui avremmo fatto volentieri a meno.

Insegnare la sportività è un compito difficile cui, però, tutti devo dare il proprio contributo. Così si chiede ai giocatori di comportarsi in maniera non violenta, senza aizzare gli animi, mostrandosi felici nella vittoria, ma di saper accettare la sconfitta. Così gli allenatori di minirugby, se persone serie e per bene, prima insegnano a perdere e poi, solo dopo, creano le basi e le fondamenta per diventare un rugbista vincente. A tutti i livelli, insomma, si deve lavorare per far crescere uno sport e i suoi valori.
E il rugby ha la fortuna di avere la nomea, più o meno meritata, di essere uno sport sportivo. Niente processi biscardiani, niente Daspo, proteste in campo limitate al minimo sindacale e al massimo qualche sfottò tra tifosi al pub, davanti a una pinta. Questo è il rugby e chi lo racconta, che sia su un blog, su un giornale o in tv dovrebbe saperlo. Eppure sabato il collega Mazzocchi ha regalato perle di antisportività che pensavamo possibili solo in altri sport, in altri stadi e in altre emittenti. Ne cito due, esemplificative, ma erano di più quelle offerte durante Treviso-Leinster. La prima, a metà ripresa circa, vede il Leinster attaccare, in svantaggio. Gli irlandesi avanzano, entrano nei 22 metri, subiscono fallo. Giocano alla mano, altra azione, altro fischio dell'arbitro contro Treviso. Ed ecco che Mazzocchi esclama, come fosse al bar dello sport con un bianchino in mano: "Vabbé è chiaro che vogliono far segnare il Leinster. Basta che lo dicano". Basito, fisso il televisore e spero in un momento di défaillance temporaneo.
Manca poco alla fine della partita. Treviso è avanti di nove punti, ma c'è tempo a sufficienza per gli irlandesi di recuperare. Palla nella metà campo del Leinster, i due pack si scontrano. L'arbitro fischia un fallo contro Treviso e Leinster respira. Mazzocchi: "L'arbitro si inventa qualcosa pur di fischiare un fallo a favore degli irlandesi". Sempre più basito rifisso il televisore. Per fortuna in mio soccorso arriva Titta Casagrande, gentleman oltre che (lui sì) esperto di rugby: "L'arbitro ha detto che ha visto quel fallo. I due giocatori del Treviso quel fallo l'hanno fatto. E' fallo ed era giusto fischiarlo". Grazie Titta, almeno tu!
Come detto, settimana scorsa abbiamo riso e scherzato sui limiti giornalistici di Mazzocchi. Oggi avrei potuto deliziarvi di altre chicche che avevo raccolto durante la partita. Ma non mi andava. Il rugby è sportività. Guardare una partita di rugby è bello anche perché certe "situazioni" non sono presenti. Niente proteste, niente dietrologie, niente isterismi tipici di altri sport. Una telecronaca come quella di sabato da Monigo rende fastidioso tutto lo spettacolo. E qualcuno potrebbe anche cambiare canale. E disdire l'abbonamento.


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