Barzelletta ovale – Ci sono un sudafricano, un neozelandese e un francese al terzo tempo...

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Durante il terzo tempo di una partita di rugby, in un non meglio precisato luogo dell’Italia, si trovano allo stesso tavolo un coach sudafricano, un coach neozelandese e un coach francese. Tra una birra e l’altra tutti e tre si vantano di avere la miglior scuola di rugby al mondo. E, dopo diverse pinte, si lanciano in una scommessa. Paga il conto chi dimostra che il suo è l’ovale migliore…

No, purtroppo la barzelletta non continua qui sotto. Ma avrebbe potuto, perché vedere un sudafricano, un neozelandese e un francese discutere di rugby fa, oggettivamente, ridere. Tre filosofie completamente diverse, tre modi di concepire il rugby fin dalla scuola, dalle fondamenta. Sport fisico, con predilezione per i fisici massicci e il gioco ruvido, o trequarti agili, veloci, veloci e gioco spumeggiante. Puntare sul gioco tattico, sullo spostamento al piede e cercare giocatori con queste caratteristiche, o enfatizzare le qualità di handling, facendo crescere una generazione di giocatori più tecnici che tattici. Insomma, se fosse stata una barzelletta, ne avremmo lette delle belle e, alla fine, probabilmente sarebbe finita in zuffa, con nessuno dei tre che cede sui propri convincimenti.

Ah, dimenticavo, c’è un’altra barzelletta che si può raccontare. Parla di un coach della nazionale sudafricano, del responsabile tecnico delle Accademie federali neozelandese e di un tecnico che tiene lezioni per i corsi allenatori federali che è francese. Ma questa è un’altra storia… ovviamente.

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