Serie A - L'Amatori riparte da Cuttitta (e da altre ambizioni)

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Dopo un finale di stagione che è assomigliato più a un bagno di sangue che a un primaverile happyending, l'Amatori Milano riparte da ciò che si è salvato per riprendere un cammino difficoltoso e che, a un certo punto, sembrava compromesso. Perso Massimo Giovanelli (e vedremo quanto ci metteranno certi dirigenti a pentirsi di questa scelta), lasciati liberi alcuni giocatori, la squadra meneghina riparte da Marcello Cuttitta, quest'anno nel doppio ruolo di direttore sportivo e tecnico.

Nel molto britannico ruolo di director of rugby, infatti, Cuttitta è chiamato a mettere in ordine il caos creato negli ultimi mesi di gestione della squadra, da un punto di vista economico, sociale, umano e sportivo. La squadra ha mantenuto buona parte dei giocatori della passata stagione, rinunciando a qualche elemento i cui sostituti sono già stati trovati, ma verranno ufficializzati nei prossimi giorni. Molti giovani italiani, almeno nella volontà di Marcello Cuttitta, e un paio di stranieri interessanti nei ruoli chiave.
Rispetto alle premesse (e promesse) del passato, quest'anno l'Amatori Milano inizia il campionato con aspettative più a lungo termine, conscia che molto di ciò che era stato messo in cascina negli ultimi due anni è andato perso e si dovrà ricominciare da capo. Una salvezza tranquilla, quindi, è l'obiettivo dei Tori che affronteranno due amichevoli nelle prossime settimane per testare i meccanismi che si stanno oliando nel nuovo campo d'allenamento di Settimo Milanese. Struttura moderna, ma sicuramente poco comoda, a dimostrazione del grave problema di impianti sportivi che la città ancora ha.
Insomma, aspettando nomi e cognomi per dare un giudizio reale sulla squadra per la prossima stagione, la speranza non può essere che quella che l'intera dirigenza sappia andare nella stessa direzione, senza personalismi, senza manie di grandezza e senza che interessi extrasportivi influenzino scelte che negli ultimi mesi sono costati soldi e uomini all'Amatori Milano. Certo, sognare in grande è oggettivamente difficile e sperare che Milano possa ritrovare l'antico splendore è oggi più un'utopia che un progetto. Anche perché, per Milano, manca in primo luogo un progetto comune, ma arrivamo alla nuova stagione ancora una volta frammentati, lontani e, inevitabilmente, piccoli.

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