Mondiali di calcio - Quelle vuvuzela sconosciute al rugby

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Ci stanno facendo "na capa tanta" da giorni con queste vuvuzela. Le trombette sudafricane che sembrano poter decidere le sorti della Coppa del Mondo di calcio. Giocatori che si lamentano, televisioni infastidite, spettatori che urlano allo scandalo, pagine intere di giornali a parlarne, sociologi che si interrogano e non si rispondono. Insomma, le vuvuzela non piacciono a nessuno. Eppure l'edizione di Sud Africa 2010 sembra verrà ricordata principalmente per le trombe più che per il calcio giocato. Ma dopo Sud Africa-Francia di rugby e dopo aver rivangato nella memoria, un dubbio ci nasce.

Come mai queste odiose e fastidiose trombe non fanno la loro atroce apparizione anche negli stadi sudafricani della palla ovale? Risposta semplice: perché quando sono apparse sono anche state vietate. Già, davano fastidio ai rugbisti e ai tifosi. E sono state messe "fuori legge". Sabato prossimo, quando gli azzurri di Nick Mallett affronteranno gli Springboks dovranno preoccuparsi solo dei XV fenomeni che si troveranno di fronte e non dei 50.000 fenomeni sugli spalti, pronti a rintronarli con suoni fastidiosi. Ma se c'è riuscito il rugby, era così difficile vietare le vuvuzela ovunque?

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