Inghilterra - Più squadre e niente retrocessioni?

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E' un periodo di grande fermento per il rugby mondiale. Dall'Irb alle singole Federazioni la parola d'ordine è superare la crisi economica e rilanciare la palla ovale. Tra volontà estreme di spettacolo e necessità di tagliare i costi, dalla Nuova Zelanda alla Francia, dall'Italia al Sud Africa si studiano nuove formule e nuove regole. E l'Inghilterra, Patria del rugby, non è da meno. L'idea? Aumentare il numero di squadre in Guinness Premiership, eliminare la coppa anglogallese e bloccare, almeno per un po', le retrocessioni.

Più interesse, maggiori introiti televisivi e allo stadio e riduzione dei costi. Questa la volontà britannica che si sta confrontando con diverse proposte. Una, che sembra trovare d'accordo quasi tutti i team, è quella di aumentare da 12 a 14 le squadre in Premiership. Un aumento che significa più match, quindi più introiti, che vuol dire ampliamento dell'interesse territoriale, ma che significa anche più costi e, soprattutto, più società con cui dividere la torta. Ma i nuovi accordi televisivi, con un aumento degli introiti per i club, potrebbe far avere la meglio sugli aspetti positivi della proposta.
Altro punto in questione la Coppa anglogallese. Torneo che non appassiona, che non raccoglie sponsor entusiasti né televisioni disposte a svenarsi. Il tutto con l'aggiunta di partite, col rischio infortuni e con nulla di così importante in palio. Con l'aumento dei team, poi, sarebbe un problema far combaciare i calendari. La Coppa, poi, era stata pensata anche per dare spazio alle seconde scelte nei periodi in cui gioca la nazionale, ma con un ampliamente della Guinness Premiership il campionato dovrebbe venir giocato anche in quelle settimane (vedi Francia) e il problema sarebbe già risolto così.
Ultimo punto, le retrocessioni. A spingere per l'eliminazione delle retrocessioni/promozioni è, casualmente, il proprietario dei Worriors di Worcester, a un passo dalla seconda serie. Ma le motivazioni, valide, esistono. In primis, bloccare le retrocessioni darebbe la possibilità di assorbire i due nuovi team senza avere tre promozioni e permetterebbe a queste squadre di costruire un team competitivo in 2/3 anni, senza l'assillo della retrocessione. Bloccare per un paio d'anni le retrocessioni, poi, permetterebbe in un periodo di crisi economica di evitare spese folli per salvarsi, dando il tempo ai team di ritrovare un trend economico positivo. Infine, bisognerà capire cosa fare tra 2 o 3 anni. Promozioni sul campo come succede ora, o un progetto stile Emisfero Sud, dove promozioni e retrocessioni vengono decise in base a diverse componenti: sportive, economiche, territoriali e politiche?

Insomma, il mondo sta cambiando e il rugby si adegua. Bene o male, questo lo capiremo in futuro.

 

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