Rivoluzione ovale - Al Consiglio Federale si parlerà di meritocrazia. Troncon e Orlandi a rischio

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Inizia oggi la due giorni federale che, nelle intenzioni di Dondi, dovrebbe riscrivere la storia del rugby italiano. Al di là del pessimismo (o realismo) con cui ci avviciniamo a questo appuntamento, soprassedendo alle questioni riguardanti la Celtic League di cui avremo modo di parlare in futuro, concentriamoci su cosa ci aspetta riguardo alla Naziononale, al prossimo campionato d'Eccellenza e la prossima Serie A.

Capitolo Nazionale. Il Sei Nazioni, al di là di quello che molti, anche su queste pagine, cercano di venderci è stato fallimentare. Ancor più nel gioco che nei risultati. E questo non va bene a poco più di un anno dall'appuntamento mondiale. Nick Mallett sarà il coach azzurro in Nuova Zelanda, su questo non si discute (ahimè), ma difficilmente arriveranno all'iride Carlo Orlandi e Alessandro Troncon. Troppe le lacune in touche, nelle maul, troppo carente il gioco al largo per dare fiducia a chi non ha saputo impostare una squadra competitiva. I nomi per sostituirli sono sempre quelli. Massimo Cuttitta, che però sta bene in Scozia e preferisce non farsi invischiare nel carrozzone azzurro, Giampiero de Carli per la mischia e Gianluca Guidi per i trequarti, con Andrea Cavinato che scalda i motori per il post-Mallett. Allenatori giovani, ma con esperienza per cambiare un trend negativo.
Vivo o morto X. Ieri sera si è svolta a Parma una riunione tra i club dell'attuale Super 10. Vabbé, mancavano Viadana e Treviso causa impegni internazionali. Ok, mancavano L'Aquila e Roma. Quindi era una riunione tra pochi intimi, che per non sentirsi soli è stata allargata ad alcuni club di Serie A, come i vicini Colorno e Noceto (che aveva come bonus un rappresentante in consiglio federale da spendersi). Insomma, quella di ieri appare essere stata una riunione alquanto inutile, dalla quale è emersa solo la volontà di continuare a disputare il campionato eccellenza. Da parte di chi, e come, questo è tutto da chiarire.
Passiamo, quindi, al Consiglio Federale odierno. Da dove si parte? Dalla volontà espressa più volte di creare un campionato d'Eccellenza semiprofessionistico o, addirittura, dilettantistico. Un Super 12, nelle intenzioni dondiane. Un Super 10 al massimo, nella volontà di Viadana e Treviso di non farne parte. Un Super 8 (di nostalgica memoria cinematografica) se si osservano i movimenti societari, le crisi e la volontà di aggregazione. Già, perché difficilmente Rugby Parma, Gran Parma (se salvo), Colorno e Noceto (se promosse) si presenteranno tutte al via separatamente. Una, o forse due, fusioni sono probabili. E si scende a 9 o 8 club. Roma e Lazio? Improbabile la creazione dei Pretoriani dalle voci che giungono dalla Capitale, ma i problemi economici potrebbero far cambiare idea nel futuro prossimo. E Venezia? Se si salva rimarrà? Sintetizzando: il Super 12 è già morto prima ancora di nascere, visto che, giustamente, Dondi non vuole ripescaggi. Super 10 o Super 8 significa che muore anche l'idea di un campionato d'eccellenza a due gironi. Sarebbe inutile, stupido e ridicolo. Quindi la prima rivoluzione promessa è una non rivoluzione. Dal Super 10 passeremo al Super 10, e se sarà Super 8 poco cambierà. Un campionato in cui si punterà a premiare, finalmente, il merito, anche extrasportivo? Il primo scoglio è la Challenge Cup. Chi la disputerà? I migliori club o i migliori giocatori racchiusi in franchigie territoriali? Le società a Parma hanno, ovviamente, puntato sulla prima ipotesi, la Fir vuole la seconda. E i giocatori d'interesse nazionale che andranno in Celtic League, provenienti dai club di Super 10? Vi sarà un giusto indennizzo, a premiare chi in questi anni li ha formati? Verrà premiato il merito di chi ha investito sui vivai e/o puntato sui giovani italiani?
E sotto, a chi tocca? E in Serie A? Che succederà? Anche qui la proposta di Ascione sulla divisione territoriale del campionato sembra già naufragata. I risparmi economici sono ridicoli per i club e si frustra il merito. Quindi, non cambiamo nulla e continuiamo con l'oliata e funzionante divisione meritocratica tra A1 e A2. Caleranno gli stranieri, solo tre per club, intesi come di formazione straniera. E gli italoargentini presenti in Italia sono già sul piede di guerra. Si sono aggregati, hanno una pagina su Facebook e hanno intenzione di far valere i propri diritti. Se ne vedranno delle belle, anche perché, fatta la legge trovato l'inganno, non sarà strano vedere club con ben più di tre stranieri anche l'anno prossimo. Vedremo club, Fir e giocatori come faranno a trovare un punto d'incontro che valorizzi i vivai italiani senza discriminare.
Garanzie scritte. Manca un ultimo punto all'appello. Bisogna, e questo vale per il Super X e per la Serie A, avere reali garanzie sulla solidità economica dei club. Nuovi casi Piacenza, nuove dispute come quelle avvenute a Rovigo e Parma non sono accettabili. A inizio stagione le società devono garantire, anche con una fidejussione, la regolarità del campionato e il pagamento di tutti gli stipendi patuiti. Senza ritardi, ridimensionamenti o scherzi vari. Ne va della credibilità dei tornei e ne va della dignità dei giocatori. Che fanno un lavoro. E va retribuito. Senza se e senza ma.

Insomma, il Consiglio Federale odierno ha e avrà tanta carne sul fuoco. Speriamo solo che il cuoco non se lo scordi e non bruci tutto. Perché di fumo ce ne hanno già venduto molto, ora vogliamo l'arrosto.

 

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