Caos Italia - Roma ha Tre Fontane, ma niente acqua

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Mentre domani il Consiglio Federale si racconterà la favola del bel Sei Nazioni appena concluso (terzo fallimento consecutivo della gestione Mallett) e si plauderà per l'affaire Celtic League (foglia di fico sempre più rinsecchita) il rugby italiano va a puttane (pardon, a escort che fa più chic). Dopo i problemi di bollette e stipendi a Rovigo, dopo i guai economici sulle due sponde di Parma, mentre altri padani si barcamenano tra emolumenti non ancora pagati, proprio mentre anche a L'Aquila si sentono i primi lamenti per una società che promette e non mantiene, a Roma la Rugby Roma perde addirittura la casa. Sfrattata dal Tre Fontane e, al momento, senza un campo su cui giocare le prossime partite. Ma domani, al CF, ci racconteranno che va tutto bene!

Il bubbone è scoppiato ieri nella capitale, nel silenzio tipico dell'ovattato mondo dei club ovali italiani. Per scoprire la magagna ho dovuto prima avere la notizia da un veneto che a Roma neanche vive, ma che ne sa una più del diavolo, e poi riceverne conferma da un collega.
Cosa è successo? Ancora una volta una questione di bollette. Dell'acqua, a questo giro. Da quel che si è capito tra la Rugby Roma, Coni Servizi e Acea, l'azienda municipale, c'è da tempo un contenzioso in ballo riguardante alcuni conti da saldare, decisamente salati, che nessuno vuole pagare. La società è in debito con la municipale, ma accusa Acea di perdite nell'acquedotto che avrebbero fatto lievitare oltremodo le bollette. Da qui la decisione, in tipico stile dilettantesco, di non pagare e di attaccarsi a un altro pozzo. Peccato che quell'acqua non fosse potabile. E quindi? Qualcuno ha pensato bene di avvisare l'Asl che dopo un controllo non ha potuto far altro che mettere i sigilli all'impianto sportivo delle Tre Fontane e mandare a casa tutti.
Ieri la squadra si è allenata sul sintetico di Via Cina, al Torrino, ma il problema più grosso al momento riguarda gli ultimi impegni casalinghi di Super 10. Se non si troverà una soluzione a breve, infatti, Roma sarà senza campo.
Una situazione a dir poco incresciosa, figlia di personaggi ambigui che ruotano nell'ambiente, affiancati da volenterosi appassionati, i quali però ben poco sanno di management e gestione organizzativa. Il presidente Abbondanza cerca di mettere le toppe dove può, ma le falle ci sono e in queste settimane stanno evidenziandosi pericolosamente. Anche qui, infatti, i malumori riguardanti stipendi e futuro serpeggiano da tempo, se poi si aggiunge questa nuova magagna, è proprio il caso di dire che è la goccia che fa traboccare il vaso.
Insomma, un nuovo capitolo nella saga del dilettantismo allo sbaraglio che sta mandando a rotoli il rugby italiano. Un nuovo capitolo che, come detto, va a sommarsi ai tanti altri che riguardano la maggior parte dei club di Super 10 attuali. Club che si incontreranno oggi a Parma. Sperando, visto le premesse, che nessuno perda il treno e tutti arrivino puntuali. Perché, nonostante i proclami Fir, il rugby italiano di treni ne ha già persi troppi.

 

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