Olimpiadi 2020 - Venezia si presenta: il rugby si gioca a Padova

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L'Italia si candida a ospitare le Olimpiadi del 2020 e lo fa riproponendo (ironia della sorte) lo stesso dualismo che per mesi ha vissuto il progetto Celtic League: Veneto contro Roma. E' Venezia, infatti, una delle due candidate per la manifestazione a cinque cerchi e ieri ha presentato il suo Masterplan. Un progetto ricco, ambizioso e che coinvolge non solo la città lagunare ma uno spread di realtà venete importanti. E che non dimentica il rugby che nel 2020 sarà alla sua seconda apparizione olimpica in versione seven.

Una candidatura che è in primo luogo veneta e poi veneziana, come evidenziano le scelte logistiche. Si va, infatti, da Venezia (cioé Tesse­ra, Mestre, Marghera e il Lido) a Verona o Vicenza per il calcio, Treviso per il ciclismo e il canottaggio e, infine, a Padova per l’ippica, il badminton, il tiro e, dulcis in fundo, il rugby.
Se Venezia sarà la città di richiamo intorno a cui si muoverà l'intero iter della candidatura, le altre città coinvolte garantiscono appeal e strutture di qualità che rafforzano la candidatura lagunare. Tredici dei 26 impianti sportivi necessari sono già esistenti e altri 6 impianti sono già stati pianificati negli ultimi anni. Soltanto 7 sono, quindi, quelli che devono essere costruiti ex novo in vista dei Giochi, con 17 strutture permanenti e 9 temporanee.
La sfida italiana è stata lanciata. Sperando che, sia che venga scelta Venezia sia che venga scelta Roma, i progetti ricalchino il modello di Torino 2006, dove le Olimpiadi invernali hanno rilanciato il territorio con infrastrutture e strutture permanenti e funzionali, e non quello di Italia 90, dove le cattedrali nel deserto e lo sperpero pubblico ebbero la meglio.

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