Quando la neve fa riscoprire quell'antico sapore ovale

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Rugby 1823 è da sempre restio a usare quei toni buonistici tipici del mondo ovale e io, personalmente, non amo la vulgata italica che si riempie la bocca della presunta superiorità genetica e morale del rugby rispetto agli altri sport. Qui ho cercato di evitare articoli autocelebrativi della palla ovale o racconti da libro Cuore. Ci sono episodi, però, che a volte non possono sfuggire alla penna del cronista e che vanno raccontati. Come il rapporto che in questo gelido inverno si è instaurato tra il rugby e la neve.

Nella foto Flavio Damiano e coach Umberto Casellato spalano la neve prima della sfida con il Tolone

Ma non voglio darla vinta ai nostalgici e, quindi, inizio sottolineando come quello che è accaduto nelle ultime settimane dimostra come il professionismo, il marketing e l'arrivo di orde di neofiti non abbia intaccato quel gusto antico, quel sapore un po' retrò che tanto piace della palla ovale.
E' successo a Treviso, prima dell'incontro contro Northampton nell'ultimo turno di Heineken Cup. Si è ripetuto ventiquattro ore dopo, a pochi chilometri di distanza, al Battaglini di Rovigo per la sfida tra i Bersaglieri e il multimiliardario Tolone in Challenge Cup. Ed è successo anche domenica, a Newcastle, nella fredda Inghilterra per un match di Guinness Premieriship. Che cosa?
Di vedere i tifosi delle due squadre, i dirigenti e gli stessi giocatori scendere sul terreno di gioco sommerso di una bianca coltre e, nel silenzio ovattato della neve, spalare via tutto per poter giocare. Senza protestare, senza fiatare, senza ricordare che si era un campione internazionale o un dirigente di grido. Tutti assieme, uniti, per poter giocare.

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