Caos Italia - Ci mancano sponsor e tv... Celtic League addio?

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La speranza è l'ultima a morire e immaginare una svolta dell'ultimo momento è doveroso per chi ha a cuore il futuro del rugby italiano. Ma illudersi, dopo le parole del boss degli Ospreys a margine del match di Reggio Emilia con Viadana, ormai significa rivegliarsi di fronte a una realtà che farà male. L'Italia rischia di dire addio alla Celtic League prima ancora di esserci entrata. Temporaneamente o per sempre, questo lo si saprà nelle prossime settimane. Quello che è certo è che, in un anno intero, il movimento italiano rugbistico, dalla Federazione (prima colpevole) ai club, non ha saputo (o voluto) fare quello che i celti chiedevano. Il risultato? Due squadre scomparse, un campionato svilito. Il tutto per nulla.

"L'Italia deve portare uno sponsor e un contratto televisivo. Allo stato non vediamo né l'uno né l'altro e dunque non credo che ci siano i presupposti per l'ammissione delle due franchigie italiane". Con queste parole Andrew Hore, sulle pagine del Corriere dello Sport di ieri, conferma i rumors che negli ultimi giorni erano giunti dalla Scozia. Il cammino intrapreso dalla Fir e dai club nel dicembre scorso e concluso a ottobre, con il consiglio federale che ha scelto Treviso e Viadana, non avrebbe portato ai risultati richiesti dal Board celtico. Che, come ripetuto più volte, voleva un tornaconto economico importante per aprire le porte a due franchigie italiane. Soldi che, al momento, non si vedono.
Uno sponsor non legato ai due club, che non finanziasse le squadre italiane, ma che, invece, portasse nuova linfa all'intero torneo. Cioé uno sponsor importante, grosso, pronto a investire cifre a sei zeri nella Celtic League. Uno sponsor che, quindi, aveva bisogno di un importante ritorno d'immagine in Italia e in Europa per accettare. Ma basta ricordare le parole apparse pochi giorni fa sulla Gazzetta dello Sport da parte di uno dei massimi esponenti di Rcs eventi per capire che il ritorno d'immagine, a oggi, non è previsto. "La Celtic League? Non ci interessa, non attira pubblico né interesse mediatico" la sentenza di Rcs. Sentenza confermata dagli sponsor, non trovati dalla Fir, e dal Board, a quanto pare.
Pur essendosi mosso in prima persona fin dall'inizio, sembra che il presidente Dondi non sia riuscito a concludere un accordo interessante con nessun'emittente nazionale per la trasmissione della Celtic League. Sky, La 7 e la Rai non sono interessati, o almeno non sono interessati ai costi richiesti dal Board. Anche qui il problema è l'interesse previsto per l'avventura italiana in Celtic League. Secondo le tv non ci sarà un ritorno di audience (e di pubblicità) sufficiente a giustificare i costi previsti. E senza tv niente sponsor e niente Celtic League.

Insomma, sperare è obbligatorio, ma non bisogna illudersi. Le porte della Celtic League sono, nonostante le parole del presidente Dondi, chiuse e sarà difficile riuscire a convincere scozzesi, gallesi e irlandesi ad aprirle. Mancano sponsor e tv, manca visibilità e interesse mediatico. Quello che qui viene ripetuto da tempo, ma che sembra non essere mai stato capito da nessuno. Speriamo di sbagliarci, ma è difficile dare torto a chi non ha voluto investire in questa Celtic League made in Fir.

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