Irb - Niente cambio nelle regole sull'eleggibilità! Il rugby mondiale non si sottomette agli All Blacks

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L'Irb, nella riunione tenutasi a Dublino, ha bocciato la proposta della Nuova Zelanda di modificare le regole d'eleggibilità dei giocatori nazionali. La proposta neozelandese, di cui avevo già parlato qui, prevedeva la possibilità di cambiare nazionale nel corso della propria carriera rugbistica. Di passare, cioé, da una nazionale di tier 1 (le più forti al mondo) a quelle tier 2 (cioé in crescita) se si avevano legami di cittadinanza con entrambe le nazioni. In pratica, i molti neozelandesi di origine figiana, samoana o tongana potevano, dopo una carriera negli All Blacks, finire per vestire la maglia della loro nazionale d'origine.

Una bocciatura, quella dell'Irb, che ribadisce l'obbligo per un rugbista di scegliere una nazione e di rappresentarla per tutta la propria carriera. Una bocciatura che ai neozelandesi (sempre più in rotta con l'Irb e con l'Europa) hanno criticato, parlando di paura delle nazioni europee di rafforzare nazioni più piccole, come appunto Fiji, Tonga e Samoa. Una bocciatura cui i neozelandesi si appelleranno in futuro, come già hanno fatto sapere.
Una bocciatura che, invece, è sacrosanta. Perché le nazionali non sono dei superclub, perché rappresentare una nazione, un movimento non è come scegliere la camicia da indossare al terzo tempo, ma è qualcosa di più serio e profondo. Ma, forse, una nazione che ormai ha fatto della sua nazionale un circo mediatico queste cose non le capisce.

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