Rugby&Solidarietà - A Milano gli All Blacks finiscono in galera...

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Metti il simbolo più famoso del rugby mondiale. Aggiungici il carcere giovanile della città che poche settimane fa lo ha ospitato davanti a 80.000 appassionati. Condisci il tutto con venti ragazzi, detenuti, con la passione della palla ovale. Il risultato? Una giornata di festa e rugby al carcere minorile Beccaria di Milano, dove cinque campioni della Nuova Zelanda si sono allenati e hanno sfidato un gruppo di detenuti. Chi ha vinto? Il rugby e la speranza. Ah, ovviamente, tutto è finito con un terzo tempo offerto dai detenuti e caccia agli autografi!

Foto tratte da Repubblica.it

Neemia Tialata, Stephen Donald, Liam Messam, Jerome Kaino e Anthony Boric hanno tenuto un allenamento di mezz'ora con venti ragazzi del Beccaria, mentre gli altri detenuti facevano il tifo dalle loro celle. Mischie, touche, un po' di toccato, passaggi e tante mete per i cinque All Blacks e i loro nuovi avversari per un giorno.
Avversari che non sono rugbisti improvvisati. Da un paio d'anni, infatti, l'istituto Beccaria, insieme all'Asr Milano, ha creato una squadra all'interno del carcere, dove giocano ragazzi dai 16 ai 18 anni. Un progetto, denominato "Il senso di una meta" che nasce dalla consapevolezza che la palla ovale è uno sport perfetto per ragazzi difficili come quelli del Beccaria. La violenza, pur presente nel rugby, dev'essere tenuta sotto controllo nell'arco del match e questo è quello che ogni settimana un gruppo di detenuti fa, allenandosi con i coach dell'Asr. Il rugby, quindi, come strumento per crescere, per condividere e per comprendere il valore dell'etica e del rispetto. "Siamo alla seconda stagione – spiega l'allenatore Ignacio Merlo, ventottenne terza linea dell'Asr Milano –. In un carcere minorile il "turnover" è costante e attualmente all'attività partecipano una dozzina di elementi, dai 16 ai 19 anni, ma in tutto sono 35 quelli che hanno provato l'esperienza". Esperienza importante, come sottolinea il direttore del Beccaria Sandro Marilotti "La valenza educativa di questa iniziativa è molto forte e la determinazione dei volontari è encomiabile. Tra i ragazzi c'è chi non salta un allenamento".
Alla fine ai cinque All Blacks è stato offerto un terzo tempo preparato dai detenuti stessi, i quali hanno approfittato per chiedere autografi ai campioni che spesso hanno potuto ammirare in tv e per fare domande. A rimanere più colpito dalla giornata, tra gli All Blacks, Neemia Tialata, che ha ammesso candidamente che "Se non ci fosse stato il rugby sarei qui anch’io. Ho conosciuto la vita in carcere. La mia specialità era cacciarmi nei guai: cattive compagnie, cattivi luoghi, cattivi pensieri".
Cattive compagnie, come quelle che hanno portato molti ragazzi al Beccaria. Buone compagnie, come gli All Blacks e il rugby, che possono riscattarli una volta usciti.

 

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