Sei Nazioni - Fatti gli italiani, ora c'è da fare l'Italia

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Finiti i test match autunnali la domanda d'obbligo è: come si presenta l'Italia al prossimo Sei Nazioni? Sarà ancora whitewash, o gli azzurri possono sperare di lottare e di portare a casa qualche successo? L'altro giorno ho evidenziato come, nonostante la vittoria, la partita con Samoa sia stato il punto più basso della nostra nazionale da dopo il pessimo Sei Nazioni 2009. Manca un gioco, mancano i tecnici all'altezza e si punta troppo sulla difesa e sul calcio. Ma se i difensori li abbiamo, sui calciatori siamo all'anno zero. L'Italia, insomma, ancora non c'è. Ma, per fortuna, ci sono gli italiani. Perché da questo novembre ovale esce una nazionale con individualità di livello e, in prospettiva, con un parco giocatori più che valido.

Prima linea: Martin Castrogiovanni (8) e Totò Perugini (8) si sono dimostrati due piloni di caratura mondiale, hanno messo sotto tutti gli avversari che hanno incontrato e hanno prenotato due posti da titolari inamovibili a febbraio. Al loro fianco, Leonardo Ghiraldini (7) si conferma ottimo leader in mischia chiusa, una terza aggiunta nel gioco aperto e gli unici limiti si sono evidenziati in touche. Ma la prima linea da sicurezza e garanzie, con rincalzi di buon livello. Rouyet (6), Aguero, Ongaro (6), ma anche i giovani Cittadini e D'Apice, come l'esperto Festuccia garantiscono un ricambio importante in caso di necessità. E i nomi per il futuro non mancano.
Seconda linea: Quintin Geldenhuys (7.5) ha sorpreso tutti per la qualità che ha affiancato ai centimetri e ai chili che può mettere in campo. Lui e Del Fava (6) sono due seconde linee più che discrete, con Carlo forse poco mobile, ma che placca e fa il suo lavoro. Con un Marco Bortolami speriamo ritrovato, un Santiago Dellapé guarito e Antonio Pavanello alle loro spalle anche qui siamo abbastanza coperti e possiamo giocarcela alla pari con quasi tutte le seconde continentali. Senza scordare il capitano di Rovigo, Tommaso Reato, lasciato nel limbo da Mallett, ma che sta crescendo.
Terza linea: l'infortunio di Sergio Parisse (6.5) toglie all'Italia un fuoriclasse, ma regala forse più fosforo e gioco di squadra alla terza linea. Alessandro Zanni (7.5), pur giocando fuoriruolo, ha dimostrato maturità e qualità ormai da prima scelta a livello internazionale, mentre Mauro Bergamasco (6.5) è il solito mastino senza sosta. Al suo fianco si possono alternare Josh Sole (6), onesto operaio della terza linea, o Simone Favaro (5.5), che deve calmare un po' gli spiriti ma che ha la forza e la grinta giusta per sfondare. Purtroppo mancano altri ricambi già all'altezza (soprattutto come esperienza), con i giovani che non riescono a emergere neanche in Super 10 e il rischio di una coperta troppo corta, anche se nomi come Derbyshire o Minto fanno ben sperare.
Mediana: restano i problemi di trovare i nuovi Dominguez e Troncon, ma la strada potrebbe essere quella giusta. Finiti gli esperimenti folli, da Masi a Bergamasco, Tito Tebaldi (6.5) cresce di partita in partita, dimostra maturità e può lavorare ai propri limiti e difetti per diventare un buonissimo mediano di mischia. Forse non per questo Sei Nazioni, ma il futuro è di certo suo. Lui e Simon Picone (6) si alterneranno in regia, con alle spalle Craig Gower (6). L'italoaustraliano pecca nel gioco al piede, gravissima lacuna in una squadra che Mallett vuole impostata al gioco tattico, ma sicuramente garantisce capacità di break, difensive e visione tattica che nessun'altra apertura ha, attualmente, in Italia. Con il ritorno di Marcato avremo una valida alternativa d'esperienza, mentre resta nel limbo Orquera e Bocchino può, lavorando molto, essere il futuro allo spot 10. In ottica 2011, invece, si valorizzi Edoardo Gori a mediano di mischia.
Centri: Gonzalo Garcia (6.5) marca una meta, placca e, al momento, si dimostra il centro che dà più affidamento. Non è, però, un campione e ha molti limiti nel gioco alla mano. L'altro Gonzalo, Canale (6), ha disputato i migliori match in azzurro da lungo tempo e senza illuminare ha comunque fatto la sua parte. In ottica Sei Nazioni, però, il dubbio è il ruolo che Mallett vorrà dare ad Andrea Masi. Se lo schiererà centro allora l'Italia si rafforzerà, altrimenti avremo l'ennesimo guaio in vista. Questi i probabili titolari, alle cui spalle possono crescere Sgarbi (6), Quartaroli, entrambi con esperienza in prima squadra, e altri giovani, che però andrebbero prima testati e non gettati nella mischia di un torneo importante all'esordio. Se riuscisse a mettere minuti importanti nelle gambe tra dicembre e gennaio, però, un posto tra i convocati per Patrizio ci potrebbe stare.
Ali: Nota più dolente di questo autunno. Mirco Bergamasco (6) si conferma un punto fermo, ottimo in difesa dovrebbe contrattaccare di più palla in mano, visto che il piede lo ha tradito più volte con Samoa. E' il nuovo piazzatore, ma tant'è, un esperimento a stagione a Mallett non glielo toglie nessuno. Robertson (5) sembra inamovibile, nonostante il fisico e gli skills di placcaggio non siano da palcoscenico internazionale. Bocciato Pratichetti (4.5), improponibile a questi livelli, le alternative sono Sgarbi o, con Masi e Garcia centri, lo spostamento di Canale all'ala. In prospettiva sono diversi i giovani su cui puntare, ma portare Benvenuti, Venditti o Ricciardi all'esordio nel Sei Nazioni potrebbe essere follia. Perché non provare Sepe?
Estremo: Luke McLean (6.5) è l'estremo che Mallett cercava da due anni. Fisico discreto, ottima presa al volo, capacità di ripartire palla in mano e buona tecnica di placcaggio. Latita al piede, ma ha dimostrato in passato di saperlo usare intelligentemente. Speriamo non venga sacrificato per Masi. In prospettiva meritano una chance sia Buso, buono con la A, sia Rubini.

Insomma, se l'Italia ancora latita, gli italiani rispondono presente. Con i soliti limiti. Una mediana che ancora non gira al 100% (troppo lente quelle palle che escono dai raggruppamenti, troppo scarso Gower al piede), un pack che produce tanta mole, che impone la sua forza, ma che non trasforma il dominio in palloni puliti per i trequarti, e una linea arretrata stitica nel gioco e nulla al piede. Già, un calciatore. Nella patria dei calciofili l'Italia non trova un rugbista che sappia calciare. E nella palla ovale moderna, e nella filosofia rugbistica di Mallett, questo è un limite che non possiamo permetterci.

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