Caos Italia - L'Irlanda ci difende, in Federazione ostentano ottimismo, ma sotto sotto...

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L'altro ieri la doccia (scozzese) fredda a mettere dubbi nelle italiche menti. Ieri la risposta irlandese che, se non è una sauna rigenerante, perlomeno è un accappatoio con cui ricoprire quel corpo nudo che è il movimento ovale italiano. Dalle pagine dei quotidiani irlandesi, infatti, arrivano le parole del presidente IRFU, John Hussey, il quale ricorda che tutto è ancora da studiare e che giudizi affrettati, come quelli scozzesi, sono fuori luogo. A Roma, intanto, ci si dice tranquilli e sicuri di aver fatto tutto a regola d'arte. Ma, secondo voci di corridoio, è già pronta la scappatoia.

"Un advisor (la Deloitte) sta iniziando solo adesso a valutare la consistenza delle candidature proposte dalla FIR. Assurdo ventilare ipotesi prima di averne letto le conclusioni. Agli italiani abbiamo chiarito sin dall'inizio cosa ci aspettiamo da loro". Queste le parole con cui Hussey ha risposto al suo omologo scozzese Gordon McKie, il quale aveva fatto intendere che l'ingresso italiano in Celtic League era assai improbabile al momento.
Due posizioni contrastanti, ma che forse nascondono due verità. La prima, quella irlandese, è che è vero, fino a quando la Deloitte non presenterà un memorandum in cui promuoverà o boccerà le due candidature degli Aironi e di Treviso nessun membro del Board può a prescindere propendere per l'accettazione o meno delle italiane. Ma ha anche ragione McKie a evidenziare come i problemi nati in Italia negli ultimi mesi lasciano molto perplessi i celti e come, di fronte a precise richieste, le soluzioni adottate non sembrano in linea con esse.
In fondo, se guardiamo bene, il vero nocciolo della questione accomuna sia McKie sia Hussey. "Agli italiani abbiamo chiarito sin dall'inizio cosa ci aspettiamo da loro" ha detto Hussey e, come ho già spiegato l'altro ieri, quello che è stato detto agli italiani mesi fa non è quello che gli italiani stanno offrendo.

Perché, allora, questo ottimismo federale? Ovviamente perché non possono fare altrimenti. Ma, mentre all'esterno si mostrano sicuri e convinti, dietro le quinte stanno preparando il cosiddetto piano B. Quello della disperazione, quello da tirare fuori quando si vuole salvare il salvabile. Un piano B che si chiama: rinvio. Già, perché se dal Board dovesse emergere che la proposta italiana è inconsistente allora Dondi potrebbe anticipare la bocciatura celtica e proporre un rinvio. Di uno, o addirittura due o tre anni. Certo, il rischio di venir massacrato dall'opinione pubblica è elevato, le richieste di dimissioni sarebbero immediate e si creerebbe un caos ancora peggiore di quello in cui la Fir ci ha cacciato negli ultimi 12 mesi. Ma sarebbe l'unico modo per non farci sbattere la porta in faccia per sempre dai celti.
Ah, ci potrebbe essere anche un piano C. Far accettare ai celti Treviso e Aironi per i prossimi tre anni (proprio quelli che riguardano la richiesta di garanzie economiche), e ridiscutere franchigie e sedi nel 2013. Se le due formazioni smentiranno gli scettici si continuerà così, dovessero confermarsi, invece, i dubbi, allora tanti saluti e si accetta la richiesta del Board.

 

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