La Toscana dice addio agli egoismi e punta all'eccellenza. Quando capirà, l'Italia, che l'unione fa la forza?

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Lo tsunami provocato dalla decisione della Fir di portare due franchigie in Celtic League inizia a dare i suoi frutti, e non devon per forza essere negativi. Di fronte a una crisi economica e a un ritorno graduale al dilettantismo, ecco che dalla Toscana arriva una notizia che io, personalmente, aspettavo da anni. Nove società, tra il Super 10 e la Serie C, si uniranno in un unico, importante, progetto. Niente egoismi, orticelli, dispetti, piccoli feudi inutili. Tutti assieme per il rugby d'eccellenza. Un'ovvietà che, però, senza la Celtic League non sarebbe mai diventata realtà. E il resto d'Italia che aspetta?

Nove società toscane, I Cavalieri di Prato, il Firenze Rugby 1931, il Rugby Vasari di Arezzo, il Sesto Rugby, il Firenze Rugby Club, il CUS Siena, il Bombo Rugby Club, il Mugello Rugby ed il Rugby Firenze 81 hanno siglato un protocollo d'intesa che porterà, entro l'inizio della prossima stagione sportiva, alla fondazione di una nuova società che si pone l'obiettivo di insediare nella regione il "Rugby d'Eccellenza", facendo emergere le potenzialità dei vivai delle singole realtà sportive. Questo si legge su toscanarugby.it. Complimenti alle dirigenze di questi club. Un'iniziativa ottima e interessante.
L'ho detto e ripetuto più volte. Vedere una provincia come quella di Parma sfornare più team che giocatori è ridicolo, vedere per anni una città come Milano vivacchiare nel limbo della mediocrità con quattro squadre è assurdo, osservare come in ogni paese, quartiere o angolo si creino squadre di rugby senza senso, velleità o altro è solo un danno per questo sport.
Molti non l'hanno voluto capire e, ancora oggi, fanno finta di non vedere. La Celtic League è stato il palliativo obbligato di fronte all'ottusità delle dirigenze rugbistiche italiane. Perché voler raggiungere il rugby d'elite, a livello europeo, disperdendo forze e risorse in mille realtà minuscole è autolesionista e stupido. Sì, stupido. La Toscana lo ha capito, ma ci è arrivata tardi. Ma, almeno, ci è arrivata. Le altre dove sono?
Torniamo ai due esempi fatti in precedenza. A Parma, e guardo solo al Super 10 e alla Serie A, ci sono quattro realtà importanti. Il Rugby Parma, il Gran, Colorno e Noceto. Un bacino di giocatori, tifosi e sponsor importante, ma disperso su quattro realtà che non si parlano, o quasi. Sono anni che è così, e qual è stato il risultato? Nessuna delle quattro società ha raggiunto l'eccellenza a livello nazionale. Il Rugby Parma, nonostante le due Coppe Italia, ha fallito anno dopo anno nel Super 10 e ora, con la crisi, deve ridimensionarsi in maniera importante. Il Gran è retrocesso. Noceto, puntando sui giovani e i nocetani, è risalita fino alla Serie A, ma vivendo in una realtà piccola. Colorno, dopo tanti sogni, sembra avviata verso un'involuzione societaria e sportiva. Quattro realtà, tre fallimenti e un successo che, però, non significa eccellenza. Cosa si sarebbe potuto fare se si fossero unite le forze?
A Milano, invece, dopo l'esperienza Milan il rugby è rimasto un sogno. Quattro squadre, l'Amatori, l'Asr, la Grande Milano e la Union a vivacchiare tra Serie C e Serie B. Ora l'Amatori è in Serie A, sta costruendo una squadra per puntare alla promozione, ma manca una struttura organica dal minirugby ai seniores. Struttura che le altre, in parte, hanno. Milano ha un bacino di giocatori, come vivai, impressionante. Eppure non è mai stato sfruttato. A unire le forze, forse, si sarebbero ottenuti altri risultati e non avremmo dovuto subire l'umiliazione di avere una città come Milano relegata alle serie minori della palla ovale.

In Veneto non sono riusciti a mettersi d'accordo neanche per la Celtic League. In Lombardia ed Emilia si sono divisi in mille progetti alternativi e antagonisti, uccidendosi a vicenda. Nella Capitale sono riusciti a creare una franchigia senza storia e senza senso (Spqr) pur di dividersi anche lì. In Toscana lo hanno capito. Il resto d'Italia quando si sveglierà?

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