Rugby&Infortuni - La palla ovale moderna? Troppi muscoli e poco cervello

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Il grido d’allarme è stato lanciato da James Robson, medico dei British & Irish Lions, alla fine del tour sudafricano dei leoni. Tour caratterizzato da tanti, troppi infortuni e da un gioco, quello sudafricano, sempre sviluppato al limite dei regolamenti. Giocatori con fisici possenti, ma fragili, muscoli tirati al massimo e, in generale, una struttura portata al limite contrasta con l’estetica della palla ovale, fatta primariamente di tecnica. La soluzione, per Robson, è facile: tornare a privilegiare le capacità tecniche a discapito della palestra. E dire, finalmente, addio al kilo-rugby!

Noi italiani conosciamo benissimo la deriva che il rugby mondiale ha preso negli ultimi anni. Le richieste di Nick Mallett di avere giocatori più fisici che di qualità nei ruoli chiave, cioè in quelli dove di solito si privilegiavano gli skills, sono rimbombate per mesi nelle conferenze stampa e nelle interviste. Richieste, quelle del coach sudafricano, per adeguare l’Italia agli standard mondiali. Standard che, però, stanno ora portando il rugby a un punto di rottura. “E’ stato il tour più fisico cui ho partecipato – ha dichiarato Robson, alla sua quinta esperienza con i Lions -. Sono convinto che siamo arrivati a un punto dove i giocatori sono troppo grossi rispetto alla loro tecnica. Sono troppo muscolosi e massicci. Spero si inverta velocemente questo trend, con giocatori meno massicci, ma più veloci e che sappiano sfruttare al meglio le loro qualità di gioco”.
Qualità, skills da incrementare, ma anche infortuni da ridurre. Solo nel secondo test match disputato a Pretoria, infatti, sono stati ben cinque i Lions che sono dovuti ricorrere al ricovero ospedaliero dopo il match e, in generale, il tour 2009 ha visto tanti giocatori abbandonare la squadra causa infortuni. Alcuni gravi, come quello di Adam Jones, che terrà il giocatore fermo per almeno sei mesi.
Insomma, il kilo-rugby, tanto amato nell’Emisfero Sud, ma che ha tanti estimatori anche qui da noi in Europa, è arrivato al limite. Il grido d’allarme lanciato da Robson, la cui esperienza non può venir messa in dubbio, dev’essere raccolta velocemente da tutti. Dall’Irb, dalle varie nazionali maggiori, dalle Federazioni. A partire da quella italiana. Questo blog lo ripete da tempo e ora è arrivata la conferma. Puntare sui giovani solo in base al fisico, tralasciando la componente tecnica, non è solo ingiusto e controproducente. È semplicemente folle. Perché è vero che Oscar Wilde diceva che "Il rugby è il modo migliore per tenere trenta energumeni lontano dal centro", ma lui non era un estimatore di questo sport. E il rugby non può, e non è mai stato, uno sport solo per energumeni dai muscoli gonfi. Lo è diventato. Ed è ora che cambi.

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