Serie A - Si ridisegna la geografia ovale dell'Italia

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Forse sta succedendo qualcosa di epocale nel rugby italiano. Non sto parlando della Celtic League, né della Nazionale o della Federazione. Parlo del campionato italiano che, sul campo e non solo, sta ridisegnando una nuova geografia ovale, dove i feudi si frantumano e, finalmente, si allarga il bacino coinvolto nel rugby d'elité. L'ho detto e scritto più volte e lo ribadisco: troppe realtà vicine erano un danno per il movimento, questo finale di stagione sta, Fir permettendo, rimettendo una logica nella palla ovale italiana.
Foto di Gianluca Giusti - http://www.snaptheworld.org

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Guardiamo al Super 10 che si sta per concludere. Vi erano coinvolte quattro regioni e otto realtà, con Roma e Parma presenti con due formazioni. Se si allarga il discorso territoriale, si vede come tre di queste regioni erano attigue e coinvolgevano, fondamentalmente, il nordest italiano. Il resto del Paese era, di fatto, escluso dal rugby d'elite. Questo significa un minor interesse dell'Italia nei confronti della palla ovale, ma significa anche una lotta intestina per accaparrarsi gli sponsor locali e i possibili coinvolgimenti istituzionali delle diverse realtà. Insomma, un danno per il movimento rugbistico italiano.
Il campo, però, sta ridisegnando una nuova geografia. La Capitolina che decide un ridimensionamento e abbandona la massima serie, il Gran che retrocede e, infine, L'Aquila e Prato che si giocheranno la promozione. Con la possibilità, se la Federazione non fa qualche magheggio il 30 maggio, di vedere entrambe le formazioni salire in Super 10.
Non è questione di tifo, né di simpatia o antipatia, ma è una mera questione logica e razionale. Spostare il baricentro rugbistico verso ovest o verso il centro è fondamentale. Ritrovare la passione, il tifo e la tradizione de L'Aquila è vitale per l'intero movimento. Coinvolgere, finalmente, una regione come la Toscana nel rugby che conta significa far scoprire o riscoprire questo sport anche da quel lato d'Italia bagnato dal Tirreno. Insomma, significa rendere più nazionale un campionato italiano che ha sempre rischiato di essere e rimanere di nicchia.
Sperando che la riforma dei campionati porti a un allargamento a dodici squadre del massimo torneo nazionale. Aumentando ancora di più il bacino d'interesse, coinvolgendo realtà diverse e facendo, finalmente, diventare il campionato italiano davvero italiano.

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