Sport&Media - Web, Tv e stampa: il rugby italiano non sa comunicare (I parte)

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Ho parlato ieri dell’imbarazzante trasmissione di Piero Chiambretti e di come il rugby venga distorto dai mezzi di comunicazione. Ma, purtroppo, è proprio la capacità comunicativa della palla ovale nostrana a essere nulla. Il rugby italico è rimasto fermo agli anni ’70 e club e Federazione dimostrano quotidianamente tutti i loro limiti a rapportarsi con l’esterno. Nell’era del web 2.0, del marketing di nuova generazione e della comunicazione globale, la palla ovale non riesce a uscire dal proprio ghetto elitario, fatto di dilettantismo e incapacità nel proporre la propria immagine.

Internet – Il nuovo millenio è iniziato ormai da un po’, il web 2.0 è una realtà che domina il mondo dell’informazione e della comunicazione in generale, eppure basta fare un giro sui siti internet dei club italiani, ma anche della Federazione, per vedere come si sia rimasti indietro. Ci sono club, in Super 10 come in Serie A, che neppure l’hanno un sito ufficiale, molti non vengono aggiornati da mesi e tutti, o quasi, sono basati su una struttura ormai antiquata. Manca completamente l’interattività, le notizie sono difficili da trovare e, comunque, gli aggiornamenti sono lenti e lacunosi. La grafica, nella maggioranza dei casi, è poco attraente e tutti i siti rugbistici italiani danno, in generale, un’idea di dilettantismo, approssimazione e poca attenzione nei confronti degli utenti. A ciò si aggiunga l’assoluta ignoranza del social networking da parte del 90% degli addetti ai lavori e la frittata è fatta. Tifosi, appassionati, ma anche (e soprattutto) semplici curiosi vengono respinti dal mondo ovale quando cercano di interfacciarsi a esso via web. E questo, nel 2009, è assolutamente improponibile.

Televisione – Come ho scritto ieri, oggigiorno il rapporto tra tv e rugby è ridotto ai minimi termini. Se si esclude il monopolio Sky, dove vengono trasmessi tutti i maggiori campionati mondiali, i test match e dall’anno prossimo il 6 Nazioni, il rugby in tv non esiste. Se non nella versione trash che ho descritto già in passato. La perdita del 6 Nazioni, la pessima scelta e la gestione oscena del Super 10 sulla Rai, la completa assenza di rugby nei telegiornali e l’utilizzo sensazionalistico e gossipparo della palla ovale dimostrano l’assoluta incapacità gestionale e organizzativa del movimento rugbistico italiano. Un’incapacità che rischia di trasformarsi nell’annullamento totale del rugby dal piccolo schermo. L’anno prossimo la Lire non esisterà più, tra due anni andremo in Celtic League. E’ il momento che qualcuno si svegli e progetti in maniera seria e funzionale il rapporto tra nazionale, club, franchigie e la televisione italiana. Con uno sguardo meno miope e dilettantistico di come è stato fatto fino a oggi.

(Segue seconda parte...)

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