Rugby League - Scandalo sessuale in Australia: "Abusata da una squadra intera"

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Sta facendo il giro del mondo lo scandalo che ha travolto la Rugby League australiana, la versione a 13 del rugby. Uno scandalo tenuto sotto silenzio per sette anni, ma esploso l'altra sera, quando una donna ha raccontato quello che le è successo in una camera d'albergo in Nuova Zelanda. A Four Corners, programma della Abc, Claire ha descritto quello che ha definito uno "stupro di gruppo", con l'intera squadra dei Cronulla Sharks ad abusare di lei.

AGGIORNATO ALLE ORE 21

La versione della donna, che ha ammesso di aver pensato più volte al suicidio e di non aver superato il trauma di quella giornata, racconta di ore rinchiusa in stanza, con alcuni giocatori che la violentavano, mentre altri guardavano e si toccavano davanti a lei. Sei, tra giocatori e allenatori, avrebbero abusato attivamente di Claire, mentre il resto della squadra partecipava passivamente.
Quello di Christchurch, però, non è il primo scandalo a sfondo sessuale che coinvolge la rugby league. Durante la trasmissione, infatti, sono state diverse le testimonianze e i racconti di abusi e violenze, causate spesso dall'abuso di alcolici. Abuso che, secondo alcuni commentatori, potrebbe unirsi a un consumo di droghe e di steroidi, visto che il problema doping è molto sentito e vivo nel rugby a 13.
La Lega australiana di Rugby League, direttamente con il proprio presidente David Gallop, ha preso le distanze da questi comportamenti, condannandoli e chiedendo scusa alle donne rimaste vittime di questi abusi. Alle parole, però, ora devono seguire i fatti. La Rugby League, la versione più importante e seguita di rugby in Australia, cammina da troppo tempo su un rasoio pericolosissimo. Abusi, alcol, droghe e doping sono scandali che ormai colpiscono questo sport quasi quotidianamente. La "cultura della violenza sessuale", come l'ha chiamata Gallop, esiste nella rugby league ed esiste da troppo tempo. La Lega non può più permettersi di stare a guardare e intervenire solo dopo. Serve un giro di vite. E serve subito.

PRECISAZIONI E AGGIORNAMENTI: Visto il dibattito nato in seguito a questa notizia, credo sia giusto ampliare e completare l'informazione. La ragazza, all'epoca diciannovenne, denunciò la violenza. La polizia neozelandese indagò, non trovando nulla di penalmente rilevante. Quindi, Claire non si è svegliata oggi, ma già sette anni fa. Che, poi, la polizia non abbia trovato nulla, non significhi che nulla è successo. C'è stato, se ricordate, un caso anche l'anno scorso, sempre in Nuova Zelanda.
Seconda cosa. La trasmissione tv voleva affrontare il tema dell'esagitazione sessuale dei rugbisti (a XIII) in Australia. Quindi Claire non è andata di sua iniziativa a denunciare i giocatori, ma è stata contattata dalla redazione e ha deciso, come altre ragazze, di raccontare la sua disavventura.
In conclusione, vorrei dire la mia sul dibattito nato. Ammesso che (ma non abbiamo la certezza di cosa sia realmente accaduto, né come) la ragazza sia (come sembra) andata volontariamente in albergo con due giocatori, ciò non significa che l'ingresso fosse libero. Se altri dieci uomini sono arrivati, magari con tutti alticci, questo non significa che lei sia colpevole, solo perché inizialmente era consenziente con uno o due uomini. Quindi, se lei si è sentita violata, i giocatori sono colpevoli. Dall'altra parte, è vero che ci sono (molte) ragazze che puntano sui vip (possibilmente sportivi mononeuronici) per vendere lo scandalo a qualche rivista o spillare loro soldi. Se fosse questo il caso (anche se non sembra), ciò non toglie che se in dodici hanno più o meno abusato di lei, allora anche i giocatori se la sono andata a cercare. Perché, se è facile dire che in uno stupro "tanto lei se l'è cercata, in un modo o un altro", vale altrettanto la possibilità che in uno scandalo "lui/loro se la sono andata a cercare".

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