Nazionale - Quella fiducia "obbligata" a Mallett e l'anno che ci aspetta

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A qualche ora dall'annuncio del "nuovo" staff tecnico della nazionale cerco di svestire i panni del tifoso e di ritrovare quell'obiettività e quel raziocinio che dovrebbero essere tipici del giornalista. E, con grande sforzo devo ammettere, cerco i motivi di una scelta federale che, quantomeno, lascia basiti. A caldo sono stato duro, a freddo analizzo meglio le scelte di Dondi e Mallett. Partendo, però, da un presupposto imprescindibile: ero, e sono, convinto che il presidente federale e il coach azzurro abbiano fallito e debbano dimettersi.

Iniziamo l'analisi dall'inizio. Mallett è arrivato in Italia nel novembre 2007, ha accettato la panchina azzurra e ha accettato lo staff tecnico impostogli dalla Fir. In un anno di lavoro ha raccolto dei frutti (il primo 6 Nazioni decente, il tour estivo buono e il match con l'Australia) e cocenti delusioni (Argentina, Pacific Islanders e 6 Nazioni 2009). Io, fin da subito, ho detto che non contesto a Mallett le sconfitte. Ci possono stare contro formazioni più forti di noi. Contesto, però, le scelte tecniche, gli uomini e la gestione della squadra. Non contesto che si perda, ma come si perde. Bene, passiamo al post 6 Nazioni.
Dondi, da tifoso prima che da presidente, invoca un repulisti generale a livello tecnico. Dà fiducia a Mallett e gli dà carta bianca per scegliersi un suo staff. Il Consiglio Federale ne prende atto e Mallett si mette al lavoro (comodamente a casa sua in Sud Africa, dove è stato fino all'altro giorno). E sceglie di mantenere lo staff tecnico attuale perché, parole sue, "Ho avuto e continuo ad avere la massima fiducia nei tecnici che mi affiancano nel mio lavoro di CT della Nazionale Italiana". Dopo che per mesi aveva, neanche tanto velatamente, fatto capire che certe scelte (fallimentari) non erano sue, ma dettate dallo staff tecnico. Bene. E ora?

Ora Nick Mallett (e Giancarlo Dondi) non ha più alibi. Ha scelto lo staff e ogni ulteriore fallimento sarà suo. I bluff non valgono più, se si perde si perde per le sue scelte, se si vince si vince per le sue decisioni. Niente più scuse. Lo so, a noi tifosi questo non basta. Le delusioni e il fastidio provato negli ultimi mesi non passano sapendo che ora Mallett è all'ultima spiaggia. Volevamo il repulisti promesso da Dondi. Ma era la scelta migliore? Ecco alcune considerazioni (pro scelte di Mallett) su cui riflettere.

1. Nei prossimi sei mesi giocheremo contro Australia, Australia, Nuova Zelanda, Nuova Zelanda, Sud Africa, Samoa. Cinque sconfitte pressoché certe e una speranza di successo. Prima del tour estivo, causa campionati nazionali, non sarà possibile fare un raduno serio della Nazionale, che partirà per l'Emisfero Sud così, su due piedi. Era concepibile farlo con uno staff tecnico completamente nuovo? Probabilmente no.

2. Cinque sconfitte che, nella migliore delle ipotesi, saranno onorevoli. Diciamo limitare entro i 15 punti il passivo con l'Australia ed entro i 40 con la Nuova Zelanda questa estate. Con il rischio, invece, di un'asfaltata storica. Chi, tra i possibili tecnici alternativi a quelli attuali, rischierebbe di iniziare la propria avventura in questo modo? Ed ecco che, per Mallett e Dondi, le alternative si riducono drasticamente.

3. Peggior scenario possibile: sei sconfitte non onorevoli. A fine novembre Nick Mallett non ha più scuse né alibi. Dimissioni o licenziamento e si volta pagina. Coerentemente con quello che hanno fatto, in queste settimane, Dondi e Mallett.

4. Siamo così sicuri che il contratto di Mallett sia già stato rinnovato? O, come si vociferava tempo fa, è a novembre 2009 che si fa il tagliando? Fosse vero il primo caso, allora Dondi è un folle allo stato puro, fosse vero il secondo... soffriamo ancora 6 mesi poi ci liberiamo di Nick.

Ed ecco, invece, il rovescio della medaglia. Ecco le considerazioni sul perché, comunque, la scelta di confermare Mallett e la sua scelta dello staff sono sbagliate.

1. E' vero, uno staff nuovo, niente preparazione e sei incontri al limite dell'impossibile. Folle, ma se si rivoluzionava tutto, allora, chi subentrava alla gestione fallimentare di Mallett avrebbe avuto l'alibi del calendario per non subire l'assillo del risultato. Si poteva, insomma, sfruttare il tour estivo come lunghissimo raduno, durante il quale testare giovani da lanciare l'anno prossimo. Si perdeva? Sì, ma si perderà comunque.

2. Nessun allenatore di qualità (e di italiani ce ne sono pochissimi) rischierebbe di bruciarsi entrando in un progetto già sul viale del tramonto, soprattutto visto i prossimi impegni che aspettano gli azzurri. Per questo, ancora una volta, il problema non nasce ieri, ma nasce con la decisione di Dondi di confermare Mallett. Serviva un progetto nuovo, con tutti uomini nuovi.

3. Se andasse tutto male e a novembre ci trovassimo con un allenatore non più difendibile che succede? Si cambia. Bene, quello che si doveva fare oggi, ma che si è posticipato di sei mesi. Sei mesi che l'Italia non può permettersi di perdere.

4. La conferma per intero (escluso Cariat) dello staff significa che a) le cose stanno andando bene b) le cose vanno male, ma la colpa non è dei tecnici. Nel primo caso, ed è quello che ha detto Mallett ieri, vuol dire che non si vuole guardare in faccia alla realtà. Se la verità è la b, allora Mallett rivoluzioni la squadra, visto che ritiene non sia all'altezza. Perché se lo staff va bene, ma la nazionale va male, restano solo i giocatori da cambiare.

Ok, quindi fiducia a Mallett. Ok, fiducia allo staff tecnico. Ma, a questo punto, senza la tensione del 6 Nazioni, senza gli scontri verbali e i fischi del pubblico, prima di continuare la sua avventura Mallett spieghi le scelte fatte fino a ora. Ci spieghi Masi, Mauro Bergamasco, Lo Cicero, Festuccia, Toniolatti, un solo pilone in panchina con Castro fuori forma, Sbaraglini, la coppia invertita McLean-Marcato. Insomma, ci spieghi qual è il progetto che ha in mente e che lo ha portato a queste scelte che, per tutti, erano e sono folli.

Ecco, ho cercato di mettere da parte il tifoso e di ragionare da giornalista. Ho cercato i pro e i contro della scelta di confermare Mallett e i pro e i contro di confermare lo staff tecnico azzurro. Li ho elencati. Li ho letti e riletti. Mi spiace, non ce la faccio. Io continuo a essere convinto che Giancarlo Dondi e Nick Mallett debbano lasciare. Oggi. Anzi, ieri. 

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