6 Nazioni 2009 - Italia, conosciamo il giovanissimo Tommaso Benvenuti

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Inizia oggi il preraduno azzurro alla Borghesiana di Roma, in vista del 6 Nazioni che vedrà esordire il 7 febbraio l'Italia a Londra contro l'Inghilterra. Tanti giocatori esperti, qualche giovane e sei assoluti esordienti. Tra questi spicca Tommaso Benvenuti, 18 anni, il più giovane del gruppo. E, probabilmente, anche il meno conosciuto. Rugby 1823 gli ha chiesto di parlare di sé e del mondo ovale. Conosciamo, quindi, Tommaso Benvenuti, il futuro del rugby azzurro.

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Parlaci un po’ di te. Chi è Tommaso? Dove sei nato, come ti sei avvicinato al rugby, cosa fa la tua famiglia. Insomma, raccontaci chi sei.
Sono nato a Vittorio Veneto, una città vicino a Treviso. Ho iniziato a giocare a rugby appena ho potuto, all’età di sei anni; non vedevo l’ora di iniziare, il rugby era di famiglia poiché mio padre e tutti i miei cugini giocavano, e mi piaceva l’idea di sporcarmi e uscire infangato dagli allenamenti. Ho iniziato nel Mogliano Rugby dove ho giocato fino al secondo anno di under 13; poi dall’under 15 mi sono trasferito alla Benetton, dove gioco tutt’ora. Mio papà e mia mamma lavorano mentre mio fratello Giovanni, più piccolo di me di tre anni gioca a rugby nel Mogliano e studia al liceo classico.

Giovanissimo e sconosciuto a chi non bazzica assiduamente il mondo del rugby giovanile. In questi giorni si è parlato di te come centro, estremo, utilità back, addirittura apertura. Ma tu come ti vedi? Qual è il tuo ruolo, quali sono i tuoi pregi e dove, invece, devi ancora migliorare?
Mi piace giocare in tutti i ruoli anche se mi sento più a mio agio nel ruolo di centro, si è più nel vivo del gioco, placchi e tocchi molti palloni; estremo è bello ma forse un po’ tagliato fuori dal gioco, con le poche palle che hai a disposizione non puoi assolutamente permetterti errori. Apertura? Non ho mai provato a giocare ad alti livelli ma dev’essere divertente! Credo di esprimere le mie qualità migliori in attacco, andando oltre la difesa e cercando l’off-load. Negli aspetti da migliorare c’è sicuramente il calcio, in particolare quello di spostamento.

Accademia Fir. Cosa ti ha colpito? Credi ti possa dare veramente qualcosa in più rispetto alla più classica trafila all’interno delle giovanili di club?
Sono molto felice di frequentare l’accademia e penso sia un’esperienza molto positiva e formativa. Mi ha colpito molto la professionalità con cui è svolto il lavoro, non viene tralasciato niente siamo seguiti nel migliore dei modi, soprattutto dal punto di vista fisico. Sicuramente il livello di rugby espresso durante gli allenamenti è maggiore che nei club, sia grazie a tecnici molto qualificati sia per il confronto con ragazzi al tuo stesso livello o superiore.

A quali giocatori ti sei ispirato in questi anni, sia in Italia sia all’estero?
Mi sono ispirato in particolare a due giocatori: Luke Mcalister e Richie Mccaw. Il primo per le sue qualità tecniche e la mobilità di gambe, Ammiro poi Mccaw per il suo carisma e la tenacia che mette quando gioca.

Celtic League. Credi che partecipare a questo torneo potrà aiutare i giovani come te a crescere più velocemente, o sei convinto che il Super 10 fosse già sufficiente e che bisognasse, casomai, fare dei cambiamenti all’interno del movimento, senza andare a cercare un altro campionato?
Io credo che confrontarsi con una realtà rugbystica più affermata possa essere di grande aiuto al nostro movimento. Forse, però, per noi giovani sarà un po’ più difficile inserirsi in queste squadre per il livello tecnico elevato, ma sicuramente potrà farci crescere più velocemente.

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