Rai, di tutto di più. Se questo è lo sport in chiaro, teniamoci stretto Murdoch e i suoi fratelli!

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Si è appena conclusa l'Olimpiade, quello che dovrebbe essere il massimo evento sportivo mondiale. L'Italia, come ogni quattro anni, si era presentata con una nutrita schiera di atleti, molti dei quali puntavano a una medaglia e comunque a una prestazione più che onorevole. Appassionati, semplici tifosi e curiosi, insomma, avevano l'occasione di tifare azzurro per due settimane. Avevano, virtualmente. Perché il servizio offerto da mamma Rai è stato imbarazzante. E deve far riflettere molto anche a chi, nel mondo ovale, sogna il rugby in chiaro.

vignetta creata grazie a http://www.sp-studio.de

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Non per voler fare colui che è meglio degli altri, né per sparare a zero contro dei colleghi molto più titolati del sottoscritto, ma un paio di sassolini me li voglio proprio togliere.

Chi sceglieva le gare da seguire alla Rai? Chi è quel folle che ci fa sorbire ore di Ginnastica artistica e nuoto sincronizzato (belli, indubbiamente, ma non certo avvincenti, soprattutto senza italiani in lizza per l'oro), mentre si disputano gli incontri di scherma, tuffi, pugilato e quant'altro, con nostri atleti impegnati sul campo?

Chi ha mandato a Pechino signori giornalisti, i quali preferivano discutere con gli atleti sul loro rapporto con Dio (tema importante, certo, ma forse non appena conclusa la propria gara), invece di analizzare in maniera tecnica la prova dello sportivo?

A cosa servono un canale in chiaro, uno sul digitale e otto, dicasi otto, canali in streaming internet, se alcuni di questi non trasmettono nulla per ore, o, caso paradossale e ridicolo, la già citata ginnastica viene trasmessa dai due canali televisivi e da quattro feed streaming in contemporanea? N.B. nel frattempo ci siamo persi due gare con azzurri.

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Perché vi racconto di tutto ciò in un blog di rugby? Semplice, perché vedere lo strazio compiuto dalla Rai allo sport mi ha ricordato gli ultimi mondiali di rugby. Tutti gli incontri in diretta, continue differite dei match già trasmessi, giornalisti competenti, seri che parlavano di palla ovale e non di palle spaziali. Insomma, un evento trasmesso con i crismi che competono a un Mondiale. E a trasmetterli era Sky. Che si paga. Che non è in chiaro. Che sarà anche elitario, poco appetibile per chi non conosce uno sport, che avrà mille difetti. Ma che ha professionisti che sanno fare il loro lavoro. A differenza dei raccomandati di casa Rai.

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Molti appassionati di rugby vorrebbero la palla ovale in chiaro. Perché lo sport dev'essere per tutti, perché non si deve pagare un balzello come quello per il satellitare, perché solo in chiaro si possono avvicinare curiosi alla palla ovale, perché Murdoch ci sta sulle palle, perché, perché, perché.
Tutto bello e tutto vero. Ma, cari amici, se vi è capitato di seguire le Olimpiadi di Pechino, non vi viene il dubbio che sia meglio che tutto resti com'è? Perché, se gli ultimi Mondiali di rugby fossero stati trasmessi sulla Rai, sono pronto a scommettere che gli ultimi dieci, decisivi, minuti di Italia-Scozia li avremmo persi. Per una pubblicità, per un Tg, o per un altro, fondamentale, programma di Carlo Conti. 

Può non piacere, ma c'è una verità assoluta che non può venir smentita: la qualità si paga. E la qualità non è figlia di Mamma Rai.

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