Tri Nations 2008 - La politica ha ucciso i campioni del mondo

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Era stata una scelta molto contestata e che aveva lasciato molti dubbi. Anche su Rugby 1823 la nomina di Peter de Villiers a coach del Sud Africa aveva lasciato molto perplessi e ne avevo parlato mesi fa.
Purtroppo i dubbi si sono trasformati in realtà, e il sogno mondiale si è trasformato in un incubo che va oltre lo sport. De Villiers è stata una "scelta politica", come ammise la stessa Federazione sudafricana. Il primo nero della storia sulla panchina degli Springboks, un coach che era lui stesso parte di quelle "quote nere" dal sapore razzista. E' stata una scelta politica che oggi rischia di trasformarsi in un boomerang politico, prima ancora che sportivo.

Un Tri Nations fallimentare, nel quale la vittoria storica di Dunedin non basta a cancellare le troppe sconfitte; scelte tattiche confuse, convocazioni folli, idee che cambiano di partita in partita stanno scavando la fossa al coach sudafricano.
I giornali online sudafricani sono chiari: "Qualcosa è da cambiare, perché gli attuali giocatori e il piano di gioco sono chiaramente fuori sincrono"; "I tecnici sudafricani sono naif, hanno piani di gioco banali e ovvi"; "Ma De Villiers ha una vaga idea di che Sud Africa vuole, o sta mettendo i giocatori in campo a casaccio?" sono i commenti più presenti tra gli esperti di palla ovale nell'Emisfero Sud. E i dubbi sulla scelta effettuata mesi fa crescono esponenzialmente.
L'avevo scritto allora, lo ripeto oggi. Quando nello sport è la politica a dettare l'agenda, allora si rischia quasi certamente il fallimento sportivo, e la sconfitta politica è dietro la porta. Scegliere un coach di colore è stata una decisione coraggiosa, bella, moderna, ma potrebbe non pagare. I campioni del mondo sono oggi la terza forza nell'Emisfero Sud, sono già fuori dalla lotta per il titolo e rischiano di tornare a casa a fine stagione con una sola vittoria. I fasti di Parigi sono ormai lontani, come la squadra messa in campo da White. Ironia dei nomi. De Villiers oggi rischia la panchina. Ma se se ne andasse? Sarebbe il fallimento personale di un uomo, il fallimento sportivo di una squadra e di una Federazione, ma sarebbe anche il fallimento politico che riaprirebbe ferite e lacerazioni mai sopite, provocando una situazione proprio opposta a quella che si era voluta creare nominando De Villiers a capo degli Springboks. Ma era una scelta politica, e la politica con lo sport non c'entra nulla...

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