La palla ovale italiana nel caos... quale futuro? Il rugby ormai non vale neanche due L.I.R.E.!

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Era nell'aria, lo si aspettava ed ecco che il terremoto è giunto. Venerdì, infatti, l'U.R. Capitolina, formazione del Super 10, ha annunciato con un fax di aver deciso di recedere dalla partecipazione alla Lega Italiana Rugby d'Eccellenza. Cosa significa? Semplice, che come Treviso e Calvisano, anche la formazione romana parteciperà al massimo campionato senza, però, far parte della Lega che lo organizza.

Il presidente della AlmavivA Capitolina Claudio Tinari, ha commentato così l'uscita del suo club dalla Lega, che fa, appunto, seguito a quelle di Calvisano e Treviso: "Senza i due club più importanti la Lega perde i suoi poteri. Abbiamo deciso di uscire per creare una sorta di shock positivo per tutto il movimento rugby, per ripartire insieme da capo e provare a lavorare in modo collegiale. A cominciare da quello che riguarda i diritti TV, dal marketing e dalla distribuzione dei fondi".
La risposta della Lire non si è fatta attendere. "Prendiamo atto della formale comunicazione di recesso dell'U.R. Capitolina dal consesso di Lega.  Al di là del rammarico per una decisione sulla quale abbiamo poco da dire non conoscendone le reali motivazioni, non ci resta che esprimere la volontà di intraprendere sin dalle prossime ore ogni azione utile ad una sua comprensione. Mi preme comunque sottolineare quanto ottenuto quest'anno dalla Lega che ho l'onore di presiedere in termini di risultati rispetto agli obiettivi programmatici di inizio stagione: grande successo di pubblico e organizzativo nei tre eventi direttamente organizzati (Supercoppa di Lega, Finale Coppa Italia e Finale Scudetto); risultato di esercizio mai avuto prima nella storia della Lega, caratterizzato da un segno nettamente positivo nella gestione economica, che sarà reso definitivo dopo le chiusure e verifiche legali. Questi risultati, ottenuti nonostante le difficoltà facilmente intuibili date dall'ingiustificato recesso a suo tempo di Benetton Treviso e Cammi Calvisano, rende per noi ancora più incomprensibile la decisione maturata della brillante e vivace società romana, da due stagioni partecipante al massimo campionato italiano. Ci troviamo per questo in una situazione assolutamente anacronistica.La Lega Rugby ha comunque sempre preferito agire con i fatti più che usare le parole: in questo momento la nostra ferma volontà resta quella di continuare a lavorare per portare a compimento un progetto in cui crediamo ciecamente".

La Lire parla di ingiustificato abbandono, dice che non capisce le motivazioni. Come per Treviso e Calvisano. Eppure, le motivazioni sono davanti agli occhi di tutti. Un campionato che di eccellente ha solo il nome, una struttura in perenne conflitto con la Fir, diritti tv caotici, solo per elencare alcune delle questioni più spinose. Senza dimenticare come la Lire, a differenza delle tre succitate formazioni, sia sempre stata contraria all'ingresso italiano nella Celtic League. Questi i motivi "sportivi", poi ci sono quelli politici. La Fir vuole rimettere le mani sul Super 10, la gestione Lire non va bene a Dondi e lo scontro sulle selezioni non è più accettabile per i vertici federali. Cosa c'entra Tinari con Dondi? Ufficialmente nulla, ma cosa succede nelle stanze dei bottoni non è dato sapere ai comuni mortali. Sicuramente il presidente della Capitolina non è un pazzo suicida e il suo tornaconto lo ha di sicuro. Ma di certo c'è che siamo giunti allo scontro finale.
Insomma, siamo allo sfascio totale del rugby italiano. Anche perché con solo sette associate la Lega decade per regolamento. Servirà trovare nuovamente un accordo tra tutti i club, creare una nuova associazione e riprendere il cammino intrapreso. Cambiando, però, strada. Perché quella scelta dalla Lire, in maniera spesso dittatoriale, sta portando tutto il movimento nel baratro

Ripeto il concetto di sempre... certi orticelli sono ormai secchi, non producono frutti e vanno tagliati. Senza guardare in faccia a tradizione, storia o altro. Il rugby è professionismo, il rugby moderno non può essere puramente romantico. Qualcuno lo ha capito e ha organizzato delle società con professionisti in campo e fuori dal campo, altri non si sono voluti/potuti adeguare. Il campo ha condannato i dilettanti allo sbaraglio negli ultimi anni, ora bisogna che anche i dilettanti che si sono salvati imparino la lezione. O si cambia o saremo sempre una piccola, inutile, provincia ovale del mondo.

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