L'Italia trionfa in Argentina! Ma il nostro ct ideale è Trapattoni?

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"Una brutta partita, ma una bella vittoria". Le parole di Sergio Parisse a fine partita spiegano perfettamente cosa è successo ieri sera a Cordoba nella sfida che ha visto l'Italia trionfare 13-12 contro l'Argentina, terza classificata nell'ultimo mondiale di Francia. Una vittoria importante e che mostra sicuramente alcune caratteristiche positive del XV azzurro e anche tutti i suoi limiti.

Iniziamo da tutto ciò che c'è da salvare. In primis, è la prima volta nella storia della palla ovale italiana che vinciamo contro una delle prime tre squadre del ranking mondiale. Certo, era un'Argentina rimaneggiata, ma anche noi non eravamo al meglio e ci mancavano molti campioni. Vinciamo in rimonta, lottando fino al fischio finale in un match molto fisico, una cosa che fino a poco tempo fa era impossibile per il XV azzurro, abituato a crollare nei finali di partita. Terzo, si confermano ottimi giocatori un paio di giovani che Mallett ha voluto provare in questo tour e questo è sicuramente importante per il futuro azzurro.
Passiamo, ora, alle note stonate. A parte la bruttezza del match, fa un passo indietro rispetto a Città del Capo la mediana azzurra. Picone è supponente e confuso e McLean è un estremo, e si vede. I trequarti sono sempre un'entità invisibile e fondamentalmente inutile nel gioco azzurro e l'Italia ha vinto grazie alla classe e alla potenza degli avanti.

Ma è soprattutto una cosa quella che esce dalla doppia sfida in Sud Africa e Argentina. L'Italia del calcio è famosa in tutto il mondo per la propria anima catenacciara. Cioé, poco gioco, tanta difesa e vittorie in ripartenza. Il massimo esponente di questo calcio è Giovanni Trapattoni. Ebbene, che l'animo catenacciaro non sia calciofilo, ma che sia insito in tutti noi italiani? In 160' siamo riusciti a far giocare le peggiori partite della loro storia recente sia agli Springboks sia ai Pumas, abbiamo buttato tutto sulla difesa asfissiante, su mischie e Pick'nGo, chiudendoci scientificamente per limitare i danni e poi, infine, abbiamo colpito quando gli avversari non ne avevano più. Certo, non è un bel rugby, non è spettacolare né divertente. Ma l'Italia è, qualitativamente, limitata e deve sfruttare al meglio le proprie peculiarità. Che Mallett l'abbia capito e vi si sia adattato?

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