Martin, il timidone che sogna d'essere il numero uno. Intervista a Ines Castrogiovanni, tra rugby, famiglia e chili di asado! (prima parte)

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E' ormai uno degli emblemi del rugby italiano. Martin Castrogiovanni, pilone azzurro dei Leicester Tigers, colpisce per la sua bravura, ma anche per quella faccia da bravo ragazzo. Ma chi è, veramente, Martin? L'ho chiesto a Ines, la sorellina che è intervenuta anche su Rugby 1823. Ne esce un'immagine molto intima, particolare di Martin, ma anche dei suoi genitori e della famiglia Castrogiovanni. Una chiacchierata che fa capire perché Martin, anche se non lo ammetterà mai, fa innamorare chiunque si fermi a guardarlo sul campo.

Ciao Ines, tuo fratello Martin è diventato negli ultimi anni uno dei più forti giocatori al mondo e uno dei rugbisti più amati in Italia. Simpatico, sempre pronto allo scherzo con i compagni, è però anche alquanto riservato. Quindi di lui si sa ben poco. Tu che lo conosci da qualche anno sicuramente sai dirci chi è Martin.

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Iniziamo dall’inizio. Raccontaci un po’ della vostra famiglia, dei tuoi genitori, e della vostra infanzia e adolescenza in Argentina. Ti va?
La nostra famiglia è formata da mia mamma Stella, mio papà Humberto, e noi tre Martin, Maximiliano e io. I miei genitori fanno i biochimici in Argentina, da quando siamo andati via sono rimasti un pò soli, la casa è praticamente vuota, sicuramente per loro è molto duro avere i tre figli così lontano... penso che si consolino quando vedono Martin com'è migliorato e cresciuto negli ultimi anni, sono orgogliosi di lui.
Da piccoli eravamo molto uniti, giocavamo insieme visto che non abbiamo tanti anni di differenza, però ogni tanto litigavamo a morte soprattutto quando andavamo in ferie e facevamo dei lunghi viaggi in macchina. Noi tre dietro un pò stretti litigavamo per tutto dalla musica al posto (nessuno voleva andare in mezzo).
Frequentavamo la stessa scuola, lo stesso club dove facevamo nuoto tutti tre, lo stesso corso d'inglese e Martin mi faceva fare i suoi compiti perchè non gli piaceva studiare.

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Come era Martin da piccolo? C’è qualche aneddoto o storiella che ormai fa parte della “storia di famiglia” su Martin?
Martin da piccolo (basta guardare la foto) non è cambiato tanto, ha avuto sempre la testa grande (non so come ha fatto mia mamma, poverina) e un pò di pancia… e quella faccia da timidone!
Il suo carattere non è cambiato più di tanto, è sempre stato una persona con un gran cuore, molto generoso: lui ti dà tutto se può, è sempre disponibile ad aiutare quando qualcuno ha bisogno e ha sempre avuto tanti amici perche è molto socievole e simpatico. Poi ha anche i suoi difetti, a volte   esige troppo (quando giocava a basket voleva arrivare alla NBA, quando nuotava voleva essere sempre primo, anche adesso che gioca a rugby se lui è in panchina soffre ed è triste, vuole sempre di più), beh non so se questo è un diffetto o una virtu ma è cosi... è anche per questo penso che sia arrivato a essere quello che è oggi...è anche un po disordinato e non sta mai fermo.
Di aneddoti ce ne sono tanti, ma ti racconto questo: una volta eravamo andati a cena tutta la famiglia a mangiare l'asado (grigliata argentina). Era un ristorante dove pagavi un tot e mangiavi tutto quello che volevi... i camerieri ci portavano la carne sul tavolo e continuavano a portare da mangiare e lui non si fermava. A un certo punto sono venuti a controllare se avevamo una borsa nascosta e mettevamo dentro la carne. Una vergogna...

Mamma e papà cosa sognavano facesse da grande Martin?
Allora, ho chiesto ai miei e mi hanno risposto subito: l'unica cosa che sognavamo era che fosse felice...e lui giocando a rugby lo è, quindi anche loro sono contenti. Sicuramente non lo vedevano come giocatore di rugby visto che fino ai 17 anni non aveva mai preso una palla di rugby, e poi mia mamma non le piaceva tanto come sport, perche era pericoloso. Adesso, invece, si guardano tutte le partite, e tutto ciò che è inerente al rugby.

Come avete vissuto in famiglia il momento della scelta da parte di Martin di venire in Italia e di scegliere la Nazionale italiana?
Mamma e papà erano contenti perchè era quello che voleva fare, se voleva giocare un rugby professionale doveva andare via, visto che in Argentina non lo è. Quando lui è partito io ho sofferto tanto, la sua stanza era vuota, si sentiva la sua mancanza. Per me non è stato molto bello. Poi, dopo uno o due anni, l'ho riaggiunto perche volevo fare un'esperienza all'estero, poi è venuto anche mio fratello più piccolo Maxi a giocare anche lui.
Per la scelta di giocare nella nazionale italiana per me è stata giusta visto che loro si sono fidati di Martin e alle sue capacità da subito. Gli hanno dato questa possibiltà e lui ne ha approfittato. Magari diceva di no per giocare con l'Argentina e non lo chiamavano mai! L'Italia gli ha dato tanto, lui e cresciuto e formato qua, adesso in Inghilterra penso che si stia perfezionando e migliorando giorno dopo giorno...

(segue...)

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