Mallett come Baudo, nella Sanremo del rugby tutti guardano ai campioni, ma sono le nuove proposte a doverci salvare

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Settimana di riflessione per Nick Mallett, prima di ritrovare domenica prossima i giocatori e preparare le ultime due fatiche di questo 6 Nazioni. Esperti e tifosi si dividono, un buon italian style, tra pessimisti e ottimisti, tra critici feroci e difensori d’ufficio. Proprio ieri sera è iniziato il Festival di Sanremo ed è proprio guardando il più tradizionale degli spettacoli nazionalpopolari che il Ct azzurro potrà capire il suo futuro.

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Cosa ha a che fare Sanremo con il rugby? Poco, eppure moltissimo. Come per Sanremo, anche la Nazionale italiana viene snobbata fino all’inizio del Torneo, poi viene criticata fortissimamente, ma appena finito il 6 Nazioni già se ne sente la mancanza. E come per Sanremo, anche Mallett deve scegliere tra campioni, giovani promesse e superospiti stranieri.
Negli ultimi anni erano quest’ultimi i protagonisti principali. Come negli anni ’80 al Festival, dove gli Elton John e i Ray Charles nascondevano il nulla italiano, anche sotto Berbizier gli oriundi e gli equiparati riempivano il XV titolare e le pagine dei giornali. Con Mallett (più per diktat di Dondi che per sua scelta), invece, i superospiti sono stati ridotti al lumicino. I campioni, purtroppo, restano sempre pochi e, quindi, il nostro Baudo ovale deve puntare sulle giovani promesse.
A costo di sperimentare, di mischiare le carte in tavola e di lanciare nella mischia giocatori ancora acerbi. La disfatta di Cardiff ha aperto il vaso di Pandora e i processi al sudafricano sono partiti in tutta la blogosfera e nei salotti bene del rugby. Ma è da miopi non vedere oltre al proprio naso. Il 6 Nazioni 2008 era quello di transizione. Si sapeva e non si poteva sperare diversamente. Le vittorie potevano arrivare per congiunzioni astronomiche favorevoli, le sconfitte erano prevedibili. Ma, al di la dei risultati, sono i protagonisti quelli che contano. Ghiraldini, Reato, Travagli, Picone, Marcato, Sgarbi, Buso... ma anche Patrizio, sono i nomi nuovi di questa Italia. Sono italiani, sono talentuosi e sono giovani. Su di loro si deve costruire l’Italia del futuro, aiutati dall’esperienza dei Castrogiovanni, dei Bortolami, dei Bergamasco e dei Parisse. Ma bisogna dar loro il tempo di crescere. E a Mallett il tempo di costruire una macchina vincente. Ce la può fare, anche a costo di sbagliare e di picchiare la testa contro il muro. Ma i processi, quelli, oggi sono inutili. Come lo sono da sessant’anni le critiche al Festival di Sanremo. Mallett è già da buttare? Lo era anche Baudo, ma tra una settimana gli italiani inizieranno già a sentirne la mancanza. Scommettiamo che accadrà anche con il buon vecchio Nick.

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