Loris Casellato il talent scout pasticcere

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Quella di Loris Casellato è una di quelle storie che sembrano uscite da un libro di De Amicis. Buon giocatore in gioventù, da grande intraprese la carriera di pasticcere, di successo, a Treviso. Ma, nonostante gli orari impossibili al lavoro, gli impegni e i problemi dell’immediato dopoguerra, il suo amore per la palla ovale non si assopì mai.

Questa storia l’ho letta sul forum di rugby.it , scritta da Marco Gottero (nickname Grun), grande appassionato ed esperto di rugby che sul forum ha raccontato, e racconta, la storia del campionato italiano di rugby.
Torniamo a Loris. Non potendo, però, partecipare all’attività del Rugby Treviso, Casellato s’ingegna per trovare un modo per dare una mano alla squadra. In un’Italia distrutta dalla guerra, dove la fame è ancora forte e dove ci si arrangia come si può, la pasticceria di Loris era un’isola felice per quei giovani, volenterosi, che volevano imparare un mestiere. Garzone o aiutante non importava, quello che contava era poter lavorare lì, dal Loris. E Casellato era ben felice di dare un’opportunità a qualche bravo giovane. Ma a una condizione. “Se vuoi lavorare da me”, diceva, “allora devi provà a giocare a rugby”. E i ragazzi, obbedienti, andavano al campo d’allenamento, tacchetti ai piedi a correre dietro a quella palla mai vista. Molti tornarono velocemente in negozio, chiaramente non portati, ma altri, invece, ottennero da Casellato permessi e ferie per allenarsi e giocare con la squadra. Tra questi, soprattutto, Gianpaolo Pavin, grande trequarti trevigiano, che in seguito divenne allenatore e presidente del Paese Rugby e padre di Luca e Mario, nazionali tra gli anni ’80 e ’90.
Insomma, un talent scout ante litteram Loris Casellato, che tra una torta e l’altra ha saputo crescere una generazione di campioni. Campioni che nel 1956 arrivarono al meritato scudetto.

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