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Affari italiani: le Tre Fontane celtiche scuotono la Lombardia

Venerdì 10 Agosto 2012, 10:30 in Campionati italiani, Coppe europee, Nazionale italiana, Rabodirect Pro 12, Rugby mondiale, Sei Nazioni di

Roma sogna la RaboDirect Pro 12, puntando sulla terza franchigia promessa da Alfredo Gavazzi.

tre_fontane_gavazzi_lombardia.jpg Un pasticcio locale che rischia di diventare una bomba nazionale. Di cosa stiamo parlando? Della questione Tre Fontane di Roma e di quelle voci che crescono di giorno in giorno e che dalla Capitale si spostano alle prossime elezioni federali.

Tutto inizia da una frase di Roberto Barilari, presidente della Nuova Rugby Roma, nascosta all'interno di un articolo del Corriere dello Sport a firma di Christian Marchetti. Come in quei classici gialli, dove l'autore nasconde la soluzione tra le righe e ci si accorge che si aveva l'assassino davanti agli occhi solo all'ultima riga. Parlando del bando per l'assegnazione del Tre Fontane - tornato al Comune dopo l'addio di Coni Servizi - Barilari dice "Insostenibili per un'associazione sportiva dilettantistica. A chi si rivolge allora quel documento?". Già, a chi si rivolge quel documento?

Paolo Wilhelm, su Il Grillotalpa, ha le idee abbastanza chiare. E ovvie. E' da tempo che a Roma c'è chi sogna di portare nella Capitale quella franchigia federale che sfuggì tre anni fa e c'è da tempo chi sta lavorando perché ciò avvenga. Sfuggita l'occasione con la morte degli Aironi, negli ambienti sportivi e politici romani si lavora al futuro. E proprio questi movimenti, come sottolinea anche Paolo, cadono a fagiolo con le dichiarazioni di Alfredo Gavazzi, candidato alla presidenza Fir, che ha fatto della terza franchigia celtica uno dei suoi cavalli di battaglia. E, forse, la carta da mettere sul tavolo quando si tratta di trattare le deleghe con i club di vertice romani. Ma qualcuno ha già storto il naso.

Da un lato, infatti, in pochi credono che in Italia ci siano le potenzialità per una terza franchigia. Troppi i costi per la Federazione, troppo pochi i giocatori d'elite per venir suddivisi in tre squadre, già contati per le due attuali realtà celtiche. Ma è soprattutto in Lombardia che queste voci danno fastidio.

Già, perché Alfredo Gavazzi è lombardo e in Lombardia c'era chi sperava di ricevere un trattamento privilegiato dal proprio candidato sul territorio. Morti gli Aironi mantovani, erano tanti quelli che speravano che l'avventura celtica rinascesse ancora in Lombardia. Magari tra Brescia e Milano. Ma era una pia illusione e la reazione dei club lombardi alle voci sopra riportate lo conferma. "La Lombardia è rugbisticamente morta da tempo - mi ha detto un presidente -. Per avere progetti d'elite servono imprenditori, e non ce ne sono, ma soprattutto un comitato regionale che funzioni". Già, il comitato lombardo. Il grande assente negli ultimi anni. Una delle regioni più ricche rugbisticamente parlando è rimasta al palo da tempo, ha visto il gap con le altre realtà, anche più piccole o con meno tradizione, crescere a dismisura. "Lasciamo i sogni celtici pure ai romani - mi ha detto un altro dirigente lombardo -, che qui da noi non abbiamo neppure i campi per la Serie C".

Ecco, invece di cavalcare la terza franchigia, chi vuole governare il rugby italiano dovrebbe pensare a partire dal basso. E chi sceglierà chi deve governare il rugby italiano dovrebbe pensare a ciò che verrà fatto per il basso, senza lasciarsi ammaliare da promesse celtiche illusorie.

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6
6 commenti
6
17 Ago 2012
alle 10:14

Franco Parazzi

Gavazzi sta facendo promesse di investimenti con i soldi degli altri, anzi con i NOSTRI soldi.Un tipo di queste capacità mi sembra giusto che se non fa il politico faccia almeno il presidente di una federazione, una a caso : il rugby. Che meraviglia !!!!!!!!!!!!

5
13 Ago 2012
alle 16:06

Franco Parazzi

Massimo, vai a chiedere ai dirigenti celtici se preferivano Viadana o Parma........ A loro la locazione della franchgia gli interessa il giusto. Gli interessanomolto di più i tre miioni di € che annualmente la FIR gli versa per partecipare alla Rabodirect.In quanto alla terza franchigia a Roma il tronfio Gavazzi, avendo iniziato la campagna elettorale, le sta sparando grosse come lui. Se trova chi abbocca e lo vota sta a significare che meritiamo quello che abbiamo avuto fino ad oggi.

4
12 Ago 2012
alle 18:38

Silvio Pastore Stocchi

Penso che (noi romani) siamo tutti d'accordo ad avere una Celtic a Roma, ma il tema più interessante penso sia quello sollevato nell'articolo: "in pochi credono che in Italia ci siano le potenzialità per una terza franchigia. Troppi i costi per la Federazione, troppo pochi i giocatori d'elite per venir suddivisi in tre squadre, già contati per le due attuali realtà celtiche"... " invece di cavalcare la terza franchigia, chi vuole governare il rugby italiano dovrebbe pensare a partire dal basso".
Questi mi sembrano temi sostanziali. La franchigia dovrebbe forse partire da Lazio, Capitolina, Fiamme Oro, e forse L'Aquila. Ma ci sono le risorse e i giocatori per provarci?

3
10 Ago 2012
alle 17:14

Anonymous User

e i giocatori?

2
10 Ago 2012
alle 13:25

Massimo Pelati

Domandina: ma secondo voi i dirigenti europei della Celtic vorrebbero una squadra che viene da Mantova (con tutto il rispetto per la bellissima città!!) o da Roma? Viaggi organizzati, sponsor, tifosi al seguito: soldi soldi soldi. Tanto si ragiona solo su questo: il ritorno economico. Poi tecnicamente sanno già che siamo anni luce indietro e che non potremmo mai dargli fastidio, almeno fino a che ci sarà questa dirigenza in federazione....

1
10 Ago 2012
alle 10:40

Giorgio Bartoli

è sempre colpa degli altri, ci devono sempre pensare gli altri....spero che siano solo riflessioni dettate da "soffiate" elettorali anzichè farina del tuo sacco...


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