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In Galles è nato un caso intorno a Nigel Owens, fischietto internazionale che questo lunedì arbitrerà Scarlets-Ospreys. Gli ospiti, infatti, non hanno gradito le twittate del fischietto e chiedono di vietare l'uso dei social network.
E' giusto che un arbitro utilizzi un social network per dialogare con i tifosi? Che twitti le sue scuse per un errore, o che pubblichi un commento su Facebook su una partita che ha arbitrato o su una squadra che arbitrerà? In Galles c'è chi è convinto di no e ha iniziato la sua battaglia contro Nigel Owens.
A scatenare il putiferio è stato Scott Johnson, director of coaching degli Ospreys, che ha chiesto lumi riguardo l'utilizzo dei social network da parte dell'arbitro che fischierà il derby del 26 dicembre al Parc y Scarlets.
"Lui (Owens) è sui social network a parlare con giocatori avversari - le parole di Johnson -. Dopo l'ultima sfida con gli Scarlets lui chiese scusa ai tifosi per i passaggi in avanti non visti su Twitter. Se inizi, poi apri un barattolo di vermi. Lo sport può farne a meno".
"Il rugby e noi allenatori non abbiamo bisogno di queste cose. Fanno male. Quando scendiamo in campo, noi abbiamo rispetto degli arbitri. Ma il bottone del rispetto non è uno di quelli facili da accendere e spegnere" ha continuato Johnson, evidenziando come il rapporto "amichevole" che si instaura sui social network tra arbitro e giocatori potrebbe compromettere il rapporto naturale tra queste due entità.
La WRU ha deciso di indagare sulla questione, mentre Nigel Owens ha affidato il suo pensiero a Twitter, per la gioia di Johnson, ovviamente. "Grazie a tutti per le belle parole e il supporto. Io continuerò ad arbitrare (sic) e twittare con l'onestà e l'integrità che ho sempre avuto e che avrò sempre".
Un'altra pagina del controverso rapporto tra sport e social network è stata aperta. Voi da che parte state?
@james... scherzavo, usando superate categorie euro-nazionali in effetti il destino mi ha fatto nascere sul suolo italo-padano, ma per quanto concerne l'ovalia la mia nazione sono le valades d'oc... dove ancora ogni tanto svemtola la croce di tolosa! ...e dove forse radici gallo-celtiche hanno ragione di essere ricordate!
@hook, in effetti l'ho preso per scontato e basta, non lo sei? Di dove allora?
@james... sei proprio sicuro che io sia Italiano?... ;)
@Hook, da Irlandese ti ringrazio dal cuore, non sai che bello è per me vedere un Italiano che sa distinguire tra noi (Celti) e gli anglosassoni!
Per il resto, ho passato tanti di terzo tempi con gli arbitri (un po' di PR fa sempre bene se pensi di incontrarli di nuovo! :D) ma c'è una netta differenza tra due chiacchiere con una birra e la parola scritta. In un era professionale va trattato come un lavoro perchè un lavoro lo è. Io se dovesse scrivere sul mio lavoro sul twitter il mio capo avrebbe tanto da dire!
sto filosofeggiando a ruota libera: volevo solo sottolineare che l'errore (che tutti noi facciamo) si deve assumere personalmente e privatamente (concetto forse un po' riformista o riformato), e riconoscerlo/condividerlo in pubblico è tipico di una storia culturale e religiosa che "ama" maggiormete il calcio piuttosto che il rugby... atteggiamento che rende difficile "entrare" con il rugby in molti ambienti, tra i quali ad esempio gli oratori (almeno dalle mie parti)... il rugby ed il golf: sapersi autosanzionare nelle vaie fasi del gioco ( e della vita)... non per niente (ad eccezione dell'irlanda, ma per loro era l'unico modo per suonarle agli inglesi) le aree geografiche di massimo sviluppo del rugby sono quelle anglosassoni ed il sud-ovest cataro della francia...
@hook: non ho capito bene la parte del "che poi a qualcuno piaccia in ogni occasione sentir recitare il "mea culpa" e assumersi responsabilità e chiedere perdono per i danni fatti dai crociati nel 1200,e fare autocritica etc etc ci può anche stare... viviamo (per ora) in un paese libero"
Spero che nessuno si sia offeso perchè nessuno volevo offendere. Dicevo solo che, per quanto mi riguarda, sono a livello pane e salame quindi non vedo questi problemi di ruoli...tant'è che con molti arbitri si mangia si beve si ride e si scherza (e pazienza se nelle decisioni hanno fatto un po' per uno ad cappellam...). Altri sono un po' più "super rugby", ma come hai detto tu è un paese libero! Se a loro piace arrivare, cambiarsi, arbitrare e ripartire...affari loro.
probabilmente non mi sono spiegato...la mia idea di infallibilità non è affatto veste bianca e papalina, anzi è la "infallibilità" che NOI concediamo all'arbitro in nome del gioco al quale NOI ci prestiamo... finchè il gioco diverete e siamo sufficentemente intellettualmente liberi ed intelligenti per apprezzarlo... l'unica croce che apprezzo è quella tolosana!
mah, insomma parlare di infallibilità dell'arbitro... forse se gli diamo una papalina bianca, su una divisa bianca lunga sino a terra! Credo che sia proprio il contrario: non di discute perchè è fallibile, perchè sbaglia lui come sbaglio io. Lascerei perdere travi e occhi di evangelica memoria, ma non siam molto lontani da lì. Con tutti i difetti che gli esseri umani si portano dietro (vedi l'uscita di Nigel Owens di vago sapore razzistico che guarda caso a uno di TV - paese del soccer - gli spiega che siamo in un altro universo sportivo ...).
nota: per altro è vero che quando Owens (ma non solo lui...) arbitra Munster in casa, son 2 pesi e 2 misure! L'elenco è lungo: Munster, NZ, i neo arrivati vs. l'aristocrazia del rugby --> forse si chiama gavetta, forse!
@sandro: sicuramente è vero quel che dici, ma nel "gioco di ruolo" di cui parlavo non è previsto (filosoficamente) che l'arbitro "ammetta" alcunché, in quanto potenzialmente indebolirebbe la "infallibilità" che noi tutti (giocatori, spettatori, appassionati...) gli concediamo... ciò indebolirebbe, in altre situazioni successive, il proprio ruolo nei confronti dei giocatori in campo, e falserebbe gli equilibri dello spettacolo... che poi a qualcuno piaccia in ogni occasione sentir recitare il "mea culpa" e assumersi responsabilità e chiedere perdono per i danni fatti dai crociati nel 1200,e fare autocritica etc etc ci può anche stare... viviamo (per ora) in un paese libero...
@hook e millo: lungi dame l'idea di criticare l'operato del Sig.Arbitro, ma non citroverei nulla di male se dopo (e soltanto dopo, per carità) ammettesse un errore. Io lo troverei decisamente + umano e rispettabile. Invece certi (solo certi,non tutti) se la tirano neanche avessero appena arbitrato la finale di coppa del mondo... sei su un merdoso campo di serie c (ovvero la serie "più sotto di noi c'è solo il campo su cui giochiamo"), stai un po' più tranquillo...
sacrosanto! mai commentare l' arbitraggio! proprio xchè E' SCONTATO CHE GLI ARBITRI SBAGLINO.
Partiamo dall'inizio: il numero di falli che becchiamo in una partita è sensibilmente minore di quelli che avvengono (+ elevato è il livello di professionismo, e + regole e falli tendono a convergere; questo significa che le regole sono capite, introiettate, e i giocatori le forzano - Richie McCaw docet...). Quindi, le possibilità di errore sono veramente 50/50.
Ancora: criticare o auto criticarsi mi sembra una posizione più da soccer che da rugby (non voglio insultare ...), perchè non coglie lo specifico dell'arbitro di rugby.
Poi N.Owens può far quello che vuole, è uno dei più importanti arbitri del mondo,anche se alla RWC 2011 ha fatto pena. ma mi pare molto un atteggiamento da prima donna (no double meaning). E ho trovato molto ben detta la presa di posizione di Johnson, soprattutto quando parla di rispetto "che non è un bottone che accendi o spegni": perchè lo conquisti con la coerenza nell'arbitraggio!
@sandro... non credo sia questione di infallibilità, ma la differenza sostanziale tra il rugby ed altri giochi risiede anche nel "gioco di ruolo", se così si può definire, tra i giocatori e l'arbitro, ed una delle regole principali che si insegnano al mini-rugby (ma anche si dovrebbe insegnare a molti appassionati) è che la decisione arbitrale non si contesta... uscire da tale atteggiammento per abbracciare filosofie di pensiero debole e relativista, significa avvicinare sempre più il rugby al calcio, alla pallacanestro, alla pallavolo, ed alle indegne gazzarre che accadono su quei terreni di non-gioco... almeno, io la penso così...
@reflomb: ottima idea, mai commentare, ripensarci su mentre si fa la doccia e al terzo tempo con una birra in mano dire a qualcuno:" ho fatto una cazzata" vi leverebbe quell'aura di onnipotenza che tanti tuoi colleghi difendono con tenacia..... ma per piacere.....pegio che il dogma dell'infallibilità papale.... sbagliate voi come i giocatori in campo, non c'è nulla distrano o di sbagliato, ma guai ad ammetterlo...mah....
Ha torto Nigel Owens.
Sono arbitro molto + modesto di Owens (serie C regionale) ma da noi la FIR ed il CNAR ci ripetono ad ogni inizio di stagione e sta scritto pure sul prontuario di arbitraggio che l'arbitro deve ASTENERSI dal "commentare" la partita o episodi della stessa con i giocatori o altri tesserati, prima, durante e dopo la gara, proprio per evitare dannose polemiche.
"Durante la gara l'arbitro.....
Evitare d’intrattenersi in discussioni sulle interpretazioni delle regole
di gioco. Solo il Capitano può chiedere, a gioco fermo, un
chiarimento sulla decisione presa. La risposta che l’arbitro fornirà
dovrà essere una breve e sintetica spiegazione del gesto già
effettuato e non una trattazione della regola di gioco."
"DOPO LA GARA
L’arbitroNON DEVE:
•
Rilasciare mai dichiarazioni ed astenersi dal commentare
fatti accaduti nel corso della gara arbitrata.
Tale divieto è
sancito dall’art. 61 comma 1 -lettera c- del R.O., oltre che da ovvi
motivi d’opportunità.Commentare in pubblico prestazioni tecniche di altri arbitri.
Concordo: nulla in contrario se Owens o chi per lui si crea un account su un social network e se ha contatti con i giocatori, ma la vita professionale deve rimanere separata da quella privata.
...io sarei nei guai se condividesse certe cose riguardo il mio lavoro sui social network, credo che le gente debbono seperare la vita privata da quella professionale.
Mi stupisce che lo abbia fatta Owens
... forse non è un caso che si nigel owens al centro della polemica...
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alle 13:51
sandro-bz
@james #14 hai perfettamente ragione, io infatti parlavo di arbitragi a livelli terra terra, dove la gente gioca per passione, senza che ci sia di mezzo alcun interesse. Per quello dicevo che se un arbitro con una birra in mano mi dicesse: "azz, mi son reso conto che ho cappellato a fischiare quel fallo (o convalidare quella meta o a buttar fuori tizio e caio)" non ci vedrei nulla di riprovevole.
Quando poi la cosa diventa professioanle cambiatutto, come hai detto tu se dovessi scrivere qualcosa di lavoro su fb o twitter avrei non pochi problemi.
Riguardo alla differenza tra Celti e anglosassoni penso che sia ben chiara alla maggior parte della gente così come penso che siano abbastanza univoche le simpatie... e non certo a favore della perfida albione :-)