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Caos Italia - Italiani discriminati, alla faccia della Costituzione

Lunedì 12 Aprile 2010, 11:00 in Campionati italiani, Nazionale italiana, Sei Nazioni, Sport & Società di
italiani-serie-b.jpg

McLean, Robertson, Garcia, Canale, Gower, Parisse, Sole, Geldenhuys, Del Fava, Castrogiovanni. Chi sono? Sono gli oriundi e gli equiparati scesi in campo nella formazione tipo di Nick Mallett all'ultimo Sei Nazioni. Due equiparati, cioé stranieri che hanno acquisito il diritto di vestire la maglia azzurra, e otto oriundi, cioé italiani nati e cresciuti all'estero con doppio passaporto. Una questione spinosa, che da sempre crea polemiche e dibattiti. E che la Fir cerca di regolamentare con l'assurdo concetto di italiani di formazione. Che non cambierà nulla in azzurro, ma che toglierà la possibilità di giocare a rugby a centinaia di italiani. Che piaccia, o meno.

Sono gli italoargentini che giocano in Serie A, Serie B e Serie C. Sono quei ragazzi, di genitori italiani, venuti nel Belpaese per lavorare, per studiare e che, nel 90% dei casi, giocano a rugby per passione, per divertimento o semplicemente per guadagnarsi da vivere o arrotondare lo stipendio. Sono semiprofessionisti nel migliore dei casi, sono dilettanti nella stragrande maggioranza. E, per la legge italiana, sono italiani. Ma non per la Fir.
Già, perché con le nuove regola sull'italianità ovale, decretata dalla formazione e non dal sangue, i giocatori italoargentini non sono italiani e non troveranno più spazio nei vari campionati italiani. In nome dei vivai (che intanto vengono lasciati andare allo sbando dalla Fir stessa), in nome della crescita del movimento (che è diventato di base, basso, infimo, con l'intellighentia ovale che pensa solo in gaelico).
Perché in Italia Quintin Geldenhuys ha, rugbisticamente parlando, gli stessi diritti di un italiano, solo perché veste la maglia azzurra, mentre chi è e si sente italiano, chi ha scelto di venire a vivere nella Patria dei suoi nonni o genitori, chi si è costruito qui una famiglia, un lavoro e un futuro, lui no, è straniero. Ora Dondi e il consiglio federale dovranno spiegare a più di 500 italiani (lo dice la Costituzione, lo dice la Legge italiana che lo sono!) che loro non esistono, che non possono più giocare a rugby, che sono discriminati nel loro stesso Paese. Belpaese. Solo di nome.

 

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88
88 commenti
88
15 Apr 2010
alle 10:53

reda

ed infatti sui progetti per i giovani siamo d'accordo!

87
15 Apr 2010
alle 09:29

Stefo

reda l'unico modo per controllare le spese e' tenere sotto controllo i conti delle squadre ma si e' visto che non e' un problema solo italiano che altri campionati molt celebrati e presi ad esempio negli anni hanno fallito in questo.

Per i progetti sui giovani, sai come la penso serve una ristrutturazione del sistema in cui l'alto livello e la base lavorino nella stessa direzione, ristrutturazione delle accademie con sistemi di scouting e selezione precisi e che premino i clubs che producono giocatori che arrivano in accademia che a sua volta li sviluppi in maniera coordianta per le nazionali (unders, A, maggiore) deve essere creato un percorso di sviluppo dei giocatori dai loro clubs all 'alto livello che premi i clubs che formano i migliori giovani.

86
15 Apr 2010
alle 08:27

reda

i famosi premi sono i soldi dei contributi ERC, non li tira fuori la Fir di tasca propria. ed un salary-cap europeo non è applicabile (non riescono a mettersi daccordo né hanno interesse a farlo inghilterra e francia!). abbandoniamo quindi l'idea salary cap, però mi piacerebbe trovare un modo per permettere di spendere solo a chi si "para il posteriore" con progetti di propaganda e settori juniores di livello. questo, nel momento in cui si finissero i soldi, farebbe la differenza tra sopravvivere e chiudere bottega. l'idea salary-cap a crescere in funzione dei risultati juniores a quello puntava, non immagino un altro metodo, però il sogno rimane quello

85
15 Apr 2010
alle 00:21

Stefo

ah e un'ultima cosa Reda non e' che la Fir abbia fondi infiniti...premio qua premio la prima o poi i soldi finiscono...

84
15 Apr 2010
alle 00:18

Stefo

@ reda

mi spiace su altre cose abbiamo concordato su questa proprio no.

Che la situazione ad oggi non e' buona non significa che non possa migliorare alla fine dei conti chiariamoci basterebbero 3-4 investitori "importanti" (magari anche stranieri) che innalzino il livello di 3-4 squadre per riuscire a migliorare il prodotto...il salary cap castrerebbe del tutto questa opportunita'...se non lasci almeno aperta questa possibilita' allora il destino e' inevitabilmente restare mediocri...non dico che lasciando la finestra aperta la situazione migliorera' potrebbe rimanere tale e quale ma almeno lasceresti l'opportunita' cosa che con il salary cap non lasci.

Inoltre resta che la competitivita' con i club stranieri che gia' ora non c'e' diverrebbe ancora minore come ho gia' scritto.

Il salary cap non mi piace (o meglio non mi piace se non viene applicato a livello europeo) e secondo me avrebbe effetti terribili.

83
14 Apr 2010
alle 23:02

reda

@Stefo: la Fir dovrebbe pagare (da quello che si sa) un contributo ai club che prestano giocatori alle frachige territoriali per il torneo delle franchige e per la CC (dal 2011). dovrebbe inoltre pagare anche dei "gettoni" ai giocatori stessi.

quanto all'appetibilità per gli sponsor e gli investitori, in italia è già nulla. il fatto che vengano spesi  soldi che non ci sono non può certo peggiorare la situazione. un salary cap che impedisca di spendere più dei soldi disponibili non solo non fa perdere appetibilità, ma evita figuracce come quella di calvisano (sparita da un giorno con l'altro), che di sicuro scoraggiano gli investitori

la "folle idea" dell'imporre un salary cap a crescere in funzione dei risultai delle giovanili inoltre imporrebbe a chi vuole investire nel rugby di ragionare a medio-lungo termine (prima fai crescere le giovanili e poi se mai ingaggi i giocatori) e non solo sul risultato immediato. ma tanto nessuno proporrà o appoggerà mai questa idea 

82
14 Apr 2010
alle 21:19

Stefo

@ reda

scusa ma in quwsto caso proprio non vedo funzionalita' nell'idea...con le integrazioni poi creeresti tutto un problema di accuse da destra e sinistra per aver integrato con premi quel giocatore invece che un altro...poi si applicherebbe solo ai team che sono in CC e tutti gli altri teams che magari hanno buoni giocatori ma se li vedono portati via? Sistema non funzionale.

Non dico di psendere piu' di quanto si ha quello che dico che un salary cap mette un tetto fisso quindi magari i clubs che potrebebro andare oltre sarebbero fregati e comunque si perderebbe competitivita' e ulteriore cosa cosi' allontani qualsiasi potenziale investitore interessato e pronto a mettere qualche solo in piu' per vincere ed avere ritorno d'immagine...se non e' esteso a tutta europa togli comeptitivita' ed attrattivita' per investitori.

81
14 Apr 2010
alle 16:42

reda

beh, ma per questo ci sono le squadre di CL, e volendo la Fir potrebbe integrare con i premi presenza nelle franchige di CC per i giocatori buoni ma non maturi per la CL. 

tra l'altro non si attirano talenti spendendo più di quello che ci si può permettere, perché i giocatori di livello, al primo stipendio in ritardo ti piantano (giustamente) in asso 

80
14 Apr 2010
alle 13:53

Stefo

@ reda

il salary cap sarebbe necessario in tutti gli sports in tutta europa viste le spese folli e a cosa portano (vedi Liverpool nel calcio in mano alle banche e MaU che anche non e' messo bene), se pero' lo introduci solo in un paese automaticamente ne blocchi la competitivita' nel riuscire ad ingaggiare i giocatori migliori e nel riuscire a tenere i talenti che sviluppano tramite i vivai.

Guardiamo la realta': gia' come siamo nel rugby i francesi che spendono come matti si stanno portando a casa talenti su talenti internazionali attaccando ormai nell'ultimo biennio anche i clubs inglesi che non sono in grado e non vogliono fare il passo piu' lungo della gamba e pagare cifre assurde...introduci un salary cap in Italia dove gia' comunque c'e' poca competitivita' e i clubs si ritrverebbero bruxiati, magari tramite il vivaio formano 4-5 giocatori forti e interessanti a 20 anni e' in scadenza di contratto (o anche a 22-23 fai te) ti arriva il club inglese, francese celtico che e' pronto a fare un'offerta ai ragazzi che sa il club italiano per via del salary non potra' minimamnete rilanciare o neanche pareggiare tutto il lavoro e' andato in fumo....il salary cap se lo usi solo in un posto per me non funzionerebbe anzi come scritto toglierebbe competitivita' ai clubs.

79
14 Apr 2010
alle 10:41

reda

voi avete le scuole che a noi mancano...

il salary cap invece non è così assurdo, nell'ottica di un campionato interno dilettantistico, e potrebbe diventare un'ulteriore incentivo ai club virtuosi: chi ha un buon vivaio, progetti-scuola e buoni risultati juniores, oltre a ricevere un premio in denaro potrebbe ricevere l'autorizzazione a spendere per ingaggiare giocatori. questo costringerebbe chi vuole crescere a puntare da subito sul vivaio e poi, se si comporta bene, potrà ingaggiare giocatori. però questa è fantapolitica rugbystica: nessuno avrà mai il coraggio di appoggiare una proposta così in federazione...

78
14 Apr 2010
alle 09:46

Stefo

@ reda

il fatto e' che bene o male il rugby per i giovani e' fatto a livello della scuola e proprio per questo peette di venir fatto con budget molto limitati, ci sono le scuole che hanno una forte tradizione rugbystica e che sono famose per il loro sviluppo dei ragazzini nel rugby come quelle che lo sono per il gaa e in maniera piu' limitata quelle di calcio. I budget per i ragazzi non sono enormi anzi ma e' il sistema iverso...c'e' la meritocrazia vera e propria solo i migliori arrivano in alto entrando nelle accademie delle province (se non ricordo male l'anno scorso solo 4 ragazzini entrarono nell'accademia del leinster dopo le finali provinciali della school cup) gli altri restano nei clu legati alla loro scuola e continuano a giocare nella domestic league e magari riescono ad entrare dopo; i clubs magari qualcosa pagano ma parliamo proprio di somme non incredibili.

Il discorso e' che c'e' un sistema di screening e scouting che fa si che i migliori, quelli che sono veramente forti e pronti a sacrificare qualcosa arrivino in alto gli altri possono giocare ma spesso e' per passione piu' che altro.

Salary cap...avrebbe senso se fosse una cosa applicata in tutti i paesi se sei l'unico ad applicarlo ti freghi con le tue mani perche' automatiamente limiti le tue capacita' di attrarre buoni giocatori e rischi di perdere quei talenti che sformi per chi puo' pagare di piu'.

Il problema non e' limitare gli stranieri o mettere salay caps e' come sai il mio punto reda creare una struttura che sia diretta dall'alto (elite) ma si sviluppi tramite la base con premi alla formazione, ristrutturazione delle accademi che diventino qualcosa di veramente efficente e formativo per i ragazzi e tante altre cose che ho gia' scritto tante volte. Serve un sistema non soluzioni toppa come questa sugli stranieri che non portera' alcun risultato e che anzi potrebbe creare ancor piu' problemi (nessuno mi ha ancora risposto sul prevedibilissimo calo dei numeri dei praticanti con questa regola...come si sopperira' a questo?) e che nel giro di un paio d'anni sara' rimossa.

77
14 Apr 2010
alle 08:53

reda

o ancora meglio, salary cap e premi dalla federazione proporzionali ai risultati juniores!

76
14 Apr 2010
alle 08:43

reda

ok, ma da voi chi ingaggia giocatori stranieri manda ad escort le giovanili, o invece c'è la coscienza (che dovrebbe esserci ovunque) che serve investire per garantire un futuro a sé stessi prima ancora che al movimento? perché in italia il problema è proprio questo, a tutti i livelli: le squadre appena annusano quattro lire (neanche euro) corrono subito a spenderle per questo o quel giocatore, e delle giovanili chissenefrega, perché si fa prima a prendere un giocatore già formato che formarsene uno in casa! poi per il resto, lo so che la abbiamo pensieri abbastanza allineati sull'opportunità di adottare incentivi piuttosto che limitazioni, però penso che iniziare a mettere un limite nei campionati superiori sia comunque meglio che niente. per quanto riguarda le categorie inferiori (serie B e C) il problema è ancora più complesso, perché diventa difficile se non impossibile (ad oggi) distinguere chi gioca per passione da chi è di fatto un professionista. io sarei ancora più drastico: imporrei un dilettantismo vero in serie C e B (con magari uno o due giocatori stipendiati come massimo) ed un salary cap molto ridotto a serie A e super XX,e questo indipendentemente dalla nazionalità. solo che sarebbe di difficile attuazione in un paese serio, in italia (dove si pagava sottobanco quando il rugby union era ancora dilettantistico!) sarebbe impossibile. 

75
13 Apr 2010
alle 23:41

Stefo

@ reda

non e' che in Irlanda sia diversa la situazione; le 4 province sono un discorso a parte da quello che e' il rugby di base e locale e soprattuto giovanile...

Il rugby come tutti gli sport in irlanda (ma anche in UK) alla base vanno avanti soprattutto grazie ai volontari che si fanno il mazzo quadro per portare avanti le cose e non solo dal punto di vista allenamento ma anche come tesorieri e altri ruoli piu' di "responsabilita'" nei clubs. Per dirtene una io (ITALIANO) faccio come volontario da team manager ad una delle rappresentative nazionali irlandesi (Over 35) che partecipera' ai prossimi europei di Touch Rugby...la federazione irlandese di questo sport e' stata costituita da poco, non hanno un soldo mi e' stato chiesto da un amico (che allena la squadra e non voleva prendersi anche la parte amministrativa del lavoro) di farlo e lo faccio e nel ruolo e con lo sforzo dei membri del team dobbiamo anche tirar su soldi per fare in modo che io ed i giocatori si paghi il meno possibile nel viaggio e nell'alloggio ma qualcosa lo dovremo pagare ugualmente perche' difficilmente copriremo tutti i costi con le nostre attivita' di fund raising...e la situazione e' simile in molti sport specialmente a livello giovanile, senza i volontari non si va da nessuna parte...se vuoi ti cerco le statistiche del livello di volontariato nello sport qua in irlanda e in UK...sono la forza vitale dello sport in questi paesi dai papa'/mamme-allenatori tesorieri alle mamme(piu' che i papa') che portano in macchina 4 bambini alla volta agli allenamenti ed alle partite!Ah e cosa ancor piu' divertente sai quanti stranieri sono nella squadra da me gestita di touch rugby? Oltre a me team manager italiano di giocatori: un gallese, un francese, un argentino, un neozelandese per il momento ma non escludo avremo altri stranieri per metter su una squadra competitva per l'europeo.

Per tornare al rugby nelle domestic league che sono semi-professionistiche quasi amatoriali anche qua in Irlanda ci sono squadre che ingaggiano e pagano francesi o altri stranieri per venir a giocare qua ed aiutarli a vincere ma nessuno la smena.

74
13 Apr 2010
alle 23:15

reda

@Stefo: guarda, si vede che è parecchio che stai in irlanda: se avessi esperienza della situazione delle squadre di serie A,B e C italiane, ti renderesti maggiormente conto del problema: alle due categorie di "nauseati dall'eccesso di stranieri" ne aggiungo una terza: quelli che vogliono bene al rugby e pagano per giocare pur di tenere in piedi una società, che si fanno lo sbattimento di seguire e allenare i bambini (aggratis, magari) o vanno nelle scuole a far propaganda e poi si rendono conto che chi ha i soldi li butta via comprando stranieri  e poi compra la delega per le giovanili, perché non ha le risorse (economiche ed umane) per farsi un vivaio. e magari alle partite ci si va' in macchina, perché il pullman costa troppo, e magari il figlio lo si porta in macchina ai tornei, ma si tira avanti, ci si toglie a fatica qualche soddisfazione, si ingoiano tanti rospi, si bastona dall'U8 all'U20 la squadra "argentina", ma la prima squadra bastona noi! si va avanti così qualche anno, poi la squadra "argentina" finisce i soldi e chiude bottega, ed al rugby cos'è rimasto? soltanto un sacco di soldi svaniti senza alcun ritorno futuro! e ti rimane l'amaro in bocca, perché un avversario è bello sconfiggerlo sul campo, ma quando si suicida per l'ottusa stupidità dei suoi dirigenti, non ti resta che dire "lo sapevo", ma è un'amara soddisfazione. ribadisco per l'ennesima volta, il problema non sono i giocatori (argentini o di quallsiasi altra nazionalità), ma i dirigenti!

io in serie B ho giocato poco, perché c'erano compagni di squadra (italiani) più bravi di me (l'unico argentino giocava in un altro ruolo), ma non mi sento frustrato per questo, è giusto che giochino i migliori. non è giusto invece che certi dirigenti sperperino le poche risorse del nostro movimento di base con politiche dissennate.

scusami per il mio sproloquio, ma era per farti capire che, questo tipo di regola, che secondo me non risolve i problemi, anzi ne crea di più, comunque non è una fantasia a fondo xenofobo o chissà che altro,  ma nasce da una questione concreta. poi sono d'accordo con te e con faccevedè che gli incentivi sono più efficaci delle costrizioni, come sono daccordo con lo stesso faccevedè su fatto che i giocatori di livello aumentano la qualità dei campionati e li rendono più interessanti per chi li guarda come per chi li gioca. ma questo è un altro discorso, e non può andare a scapito della sopravvivenza del movimento rugbystico nel lungo periodo!

PS @faccevedè: la tassa di tesseramento due anni fa c'era ancora: l'hanno davvero levata? 

73
13 Apr 2010
alle 17:02

faccevedèumiraculo

Come ho già indicato nel punto 2, a me sembra che il problema più importante sia: non abbassare ulteriormente il livello del rugby in Italia. 

Le politiche protezionistiche non hanno mai portato a nulla! In nessun settore. Invece ciò che funziona son gli incentivi, soprattutto economici!

Pertanto, per sviluppare il rugby giovanile a dovere e far sì che le società investano sui settori giovanili, occorre aumentare i "premi di sviluppo". Premiare il numero dei tesserati praticanti,premiare le società più virtuose, aiutarle nell'impiantistica supportati con piani di sviluppo e gestione, formazione nei quadri tecnici, arbitrali e dirigenziali, ecc.

Tutto questo produrrà qualità e, quindi, giocatori! Gialli,verdi,rossi,bianchi,immigrati e locali, extra ed intra terrestri!! Costoro si cimenteranno nelle varie competizioni, conquistandosi il posto che meritano. Nell'alto, nel medio, nel basso livello. SECONDO I LORO MERITI e l'immancabile individuale fortuna!

Arriverà la solita domanda. Dove reperire i mezzi?

Sarebbe, ad esempio, sufficiente ripristinare il pagamento del tesseramento (10 o 20 € a testa all'anno non ammazzeranno nessuno!). Non parliamo poi della quantità di risorse "sprecate" per le Accademie (o per lo stupido progetto-scuola di Rosolen, ecc.ecc.) che potrebbero essere utilizzate diversamente.

Ma, come tutto quello che diciamo è fantasia!!!

Infatti la tassa fu levata per far miracolosamente lievitare il numero dei tesserati, così da taroccare i partecipanti per CONI ed IRB !!  

Nel frattempo, coloro presenti in Italia devono giocare se lo meritano! Sarà compito degli italiani o italianizzati essere competitivi e pronti al confronto!

Basta con i privilegi stupidi! In un mondo dove dobbiamo imparare a confrontarci con gli altri, DOBBIAMO essere competitivi! Altrimenti soccomberemo.

Chi non troverà posto si organizzerà in altre squadre e clubs, aumentando il tessuto di base di questo sport. Chi, invece, non vorrà mettersi in discussione o in competizione (migliorando ed allenandosi in tal senso!) vada a fare altro.

Se poi, il commerciante locale o l'industrialotto o il politico di turno troveranno risorse e soldi per organizzare una squadra di oriundi o altro e competere in un campionato, facciano pure! Purché esistano i controlli sulle regole la competitività, stimolerà gli altri.

La medesima cosa avviene ora in Italia! Avete idea a chi siano in mano, ad esempio, i mercati ortofrutticoli o altre forme di commercio? Lo vogliamo impedire cacciandoli tutti oppure rimboccandoci le mani e diventando meglio di loro? Vogliamo continuare ad avere privilegi superiori agli altri, lavorando 6h e 40 solo perché nati in Italia, o equipararci ad orari di lavoro di 12 /14 h degli immigrati? Magari migliorando organizzazione ed efficienza e fornendo qualità nei prodotti e nei servizi.

La stessa cosa, a mio avviso (fatti i dovuti paragoni), deve avvenire nel rugby. Uno sport che fa della SANA competitività la sua essenza! Senza limiti sociali, etnici o ... di statura!!    

72
13 Apr 2010
alle 16:58

faccevedèumiraculo

Come ho già indicato nel punto 2, a me sembra che il problema più importante sia: non abbassare ulteriormente il livello del rugby in Italia. 

Le politiche protezionistiche non hanno mai portato a nulla! In nessun settore. Invece ciò che funziona son gli incentivi, soprattutto economici!

Pertanto, per sviluppare il rugby giovanile a dovere e far sì che le società investano sui settori giovanili, occorre aumentare i "premi di sviluppo". Premiare il numero dei tesserati praticanti,premiare le società più virtuose, aiutarle nell'impiantistica supportati con piani di sviluppo e gestione, formazione nei quadri tecnici, arbitrali e dirigenziali, ecc.

Tutto questo produrrà qualità e, quindi, giocatori! Gialli,verdi,rossi,bianchi,immigrati e locali, extra ed intra terrestri!! Costoro si cimenteranno nelle varie competizioni, conquistandosi il posto che meritano. Nell'alto, nel medio, nel basso livello. SECONDO I LORO MERITI e l'immancabile individuale fortuna!

Arriverà la solita domanda. Dove reperire i mezzi?

Sarebbe, ad esempio, sufficiente ripristinare il pagamento del tesseramento (10 o 20 € a testa all'anno non ammazzeranno nessuno!). Non parliamo poi della quantità di risorse "sprecate" per le Accademie (o per lo stupido progetto-scuola di Rosolen, ecc.ecc.) che potrebbero essere utilizzate diversamente.

Ma, come tutto quello che diciamo è fantasia!!!

Infatti la tassa fu levata per far miracolosamente lievitare il numero dei tesserati, così da taroccare i partecipanti per CONI ed IRB !!  

Nel frattempo, coloro presenti in Italia devono giocare se lo meritano! Sarà compito degli italiani o italianizzati essere competitivi e pronti al confronto!

Basta con i privilegi stupidi! In un mondo dove dobbiamo imparare a confrontarci con gli altri, DOBBIAMO essere competitivi! Altrimenti soccomberemo.

Chi non troverà posto si organizzerà in altre squadre e clubs, aumentando il tessuto di base di questo sport. Chi, invece, non vorrà mettersi in discussione o in competizione (migliorando ed allenandosi in tal senso!) vada a fare altro.

Se poi, il commerciante locale o l'industrialotto o il politico di turno troveranno risorse e soldi per organizzare una squadra di oriundi o altro e competere in un campionato, facciano pure! Purché esistano i controlli sulle regole la competitività, stimolerà gli altri.

La medesima cosa avviene ora in Italia! Avete idea a chi siano in mano, ad esempio, i mercati ortofrutticoli o altre forme di commercio? Lo vogliamo impedire cacciandoli tutti oppure rimboccandoci le mani e diventando meglio di loro? Vogliamo continuare ad avere privilegi superiori agli altri, lavorando 6h e 40 solo perché nati in Italia, o equipararci ad orari di lavoro di 12 /14 h degli immigrati? Magari migliorando organizzazione ed efficienza e fornendo qualità nei prodotti e nei servizi.

La stessa cosa, a mio avviso (fatti i dovuti paragoni), deve avvenire nel rugby. Uno sport che fa della SANA competitività la sua essenza! Senza limiti sociali, etnici o ... di statura!!    

71
13 Apr 2010
alle 15:29

mau

Il dibattito è aperto e molto acceso, io purtroppo non ho tutte queste certezze.
Sulle franchigie: al momento si sa che saranno delle SpA (o società sportive per Azioni), perchè devono avere (nei confornti del board del CL e della FIR) una "idendità" giuridica, e saranno affiliate alla FIR; per quanto riguarda i giocatori, la CL richiede che sianotesserati per una delle federazioni partecipanti alla CL e  inclusi in liste fornite al board, o dotati di apposito permesso (nulla-osta) da parte della società di provenienza, tutto il resto mi sembra lasciato all'iniziativa delle singole federazioni e franchigie, che sceglieranno per loro convenienza, anche perchè un tesserato FIR in Italia ha un tarttamento giuridico/fiscale diverso da un tesserato per la federazione irlandese.

70
13 Apr 2010
alle 14:43

Stefo

@ mau

sulla CL non penso proprio che il Board celtico accetterebbe qualcosa che non sia professionismo.

La regola non e' razzista?Se la mettiamo sui tecnicismi del termine allora diciamo che e' per lo meno discriminante, ti discrimina sulla formazione e restringe la possibilita' o meno di giocare per uno che si e' formato all'estero...cosa ssolutamente ingiusta e senza senso! I nauseati dall'eccesso di stranieri secondo me invece ricadono in due categorie: i razzisti che vedono nello straniero il diverso e quegli italiani che magari giocavano ma non erano un granche' che si son visti portare via il posto da uno straniero migliore!

Sulla libera circolazione non e' questa la questione tu non puoi discriminare punto e basta che tu paghi o meno la persona discriminazione e' discriminazione...anzi direi che uil regolamento e' in violazione di consetti ben piu' importanti della libera circolazione!

Ultima cosa come avevo gia' scritto sbattiamo fuori questi giocatori non formatisi in Italia...benissimo e i numeri dei praticanti invece che salire gia' scende perche' ovviamente cercheranno di andare giocare altrove dove potranno giocare e non e' che automaticamente salira' il numero dei praticanti italiani...puo' salire o meno non c'e' certezza al riguardo e ripeto uno dei maggiori obiettivi di una federazione in qualsiasi sport e' aumentare la base dei praticanti non diminuirla.

Sul basket poi mau la regola dei vivai ha avuto effetti orribili ed e' aggirata in maniera regolare dai clubs che portano 4 sbarbati a referto lasciandoli in panchina...non e' proteggendo gli italiani ed assicurandogli il posto perche' di "formazione italiana" che migliori la situazione ed il livello del rugby!

69
13 Apr 2010
alle 14:30

mau

Una ragione molto semplice che, in caso di completa liberalizzazione nella circolazione dei giocatori, e assenza di vincoli sui giocatori stranieri/italiani, porta all'emarginazione dei giocatori italiani è che mediamente un giocatore italiano costa di più e rende meno di:
- un argentino (nel rugby)
- un americano appena uscito dall'università (nel basket)
e questi sono due serbatoi che per i campionati italiani sono piuttosto consistenti e prolifici di giocatori a buone condizioni economiche.

68
13 Apr 2010
alle 14:23

mau

@stefo: invece di tirare in ballo il razzismo, leggi bene quello che viene scritto: con la regola di due campionati giovanili, la formazione italiana è facilmente ottenibile da qualsiasi straniero residente in italia (qualcuno per favore mi confermi se sbaglio io nell'interpretare la regola o se è veramente così), il problema si pone per l'italiano che risiede all'estero e per lo straniero che viene in Italia per altri motivi e vuole giocare in serie C (come giustamente sottolinea Reda). Sul fatto poi che la presenza di stranieri alzi il livello dei giocatori italiani (è l'idea che sta alla base dell'equiparazione, e io sarei anche d'accordo), ti potrei contrapporre centinaia di pareri di chi si dice invece nauseato dall'eccesso di stranieri nei campionati italiani, ed è proprio questo che la normativa, con alcune evidenti lacune, cerca di correggere. Ultimo punto: i giocatori del S10 di adesso e di tutti i futuri campionati italiani (almeno per la prossima stagione e alcune a venire) sono inquadrati come dilettanti (ai fini del rapporto di "lavoro" con le società di appartenenza percepiscono dei rimborsi spese o indennità di preparazione), il semi-professionismo non esiste, e quindi le leggi che regolamentano la libera circolazione dei lavoratori in europa non sono applicabili. Per quanto riguarda le due franchigie italiane che faranno la CL, fino a qualche giorno fa non era ancora chiaro lo status dei giocatori, ma ti garantisco che l'orientamento prevalente è quello di rimanere allo stato attuale, per ragioni di risparmio e semplificazione fiscale; che poi i compensi che percepiscono siano elevati e ne facciano dei professionisti di fatto, è un altro discorso, ma probabilmente non saranno dei "dipendenti" delle società/franchigie.
Per chi ha citato il "disastro" del basket: è vero che il disastro c'è, ma si è creato proprio quando non si sono messi vincoli (o molto blandi) alla presenza di igocatori italiani (anche qui si è introdotto il concetto di formazione italiana) che si cerca di introdurre o restringere adesso, dopo essersi resi conto che la "libera circolazione" dei giocatori (che qui invece sono veri profesionisti in serie a1 e A2) ha prodotto la devastazione dei settori giovanili e l'impoverimento del livello tecnico medio dei giocatori italiani (e anche qui è in corso il dibattito se lasciare al libero mercato il diritto di stabilire chi gioca, o fissare delle quote significative di giocatori di passaporto/formazione andando però a "falsare" il mercato dei giocatori)

67
13 Apr 2010
alle 13:48

Stefo

@ gigio

e cosa centrano i casi da te nominati? Li parli di scelte in quale nazionale hanno giocato...cosa ben diversa da dire "non ti sei formato qua quindi nei club qua non puoi giocare"...

66
13 Apr 2010
alle 13:08

François

La questione è che a mio avviso gli stranieri che giocano per la nazionale Italiana devono essere cresciuti in Italia e aver vissuto lì e quindi avere cominciato a giocare lì. Ad esempio quelli che giocano per Les Blues come Dusautoir,Nyanga,Benjamin Fall sono cresciuti qui e hanno cominciato a giocare a rugby in Francia;loro sono Francesi e amano(giustamente) giocare per la Francia.Vi posso assicurare che anche qui a Clermont Ferrand (région d'Auvergne) così come in tutta la Francia ci sono ragazzi che sono figli di persone che provengono da paesi Francophoni colonizzati nell'1800 ma che sono nati in Francia e che si sentono e sono a tutti gli effetti Francesi.
Anche l'Italia adesso con l'immigrazione avrà probablemente più casi di ragazzi stranieri nati in Italia ma pertanto bisogna favorire gli "stranieri" che giocano perchè si sentono di quel posto e ne sono orgogliosi(Serge Blanco,Philippe Sella ma anche Parisse per l'Italia ad esempio) e penalizzare chi per il desiderio del denaro prende la cittadinanza e gioca in un posto in cui lui stesso si sente straniero.
Guardate ad esempio Les Blues con Dusautoir,di origine della Costa d'Avorio che però è capitano della Francia o anche la nazionale che nel '98 vinse i mondiali,chiamata "Black,Blanc,Beur" per giocatori come Thuram,Zidane e molti altri;anche adesso con 9 giocatori su 11 di origine africana o da Guadeloupe et Martinique che però giocano per la Francia e ne sono fieri.

65
13 Apr 2010
alle 10:37

reda

@Monica: tutte le sentenze (dal caso Bosman in poi) contro le limitazioni a giocatori stranieri nei campionati si appigliano alle leggi sulla libera circolazione dei lavoratori nell'UE, quindi non sono applicabili in ambito dilettantistico. Per quanto riguarda la discriminazione, stiamo completamente fuori bersaglio: il punto  semmai è riuscire mettere giù una normativa efficace per limitare l'utilizzo di protoprofessionisti di formazione estera senza danneggiare chi invece è in italia per scelta di vita ed a rugby gioca per passione, oppure è italiano ma ha iniziato a giocare all'estero. io reputo più efficaci le misure incentivanti rispetto a quelle coercitive, ma una limitazione regolamentare (come transitorio) per cercare di innescare un circolo virtuoso e convincere i club ad investire nei giovani, qualora funzionasse sarebbe estremamente utile a tutti.

è abbastanza assurdo che questa regola si imponga ora (quando il ritorno al dilettantismo dovrebbe in breve sistemare le cose comunque) e che sia così stringente nel basso livello (B e C), la sopporterei molto meglio se fosse limitata nella sua applicazione a serie A e super XX. peraltro ho sempre trovato frustrante incrociare sui campi di serie C o di bassa classifica in serie B squadre con 5/6/8 argentini (e non è un problema razziale, si parla di argentini solo perché gli argentini hanno spessissimo passaporto italiano, il che semplifica enormemente la parte burocratica) che ovviamente dopo due o tre anni senza riuscire a fare il salto di categoria raccolgono baracca e burattini e chiudono bottega (le squadre, ovviamente). questo non fa bene al movimento rugbystico italiano. certo sarebbe più efficace impedire a certi dirigenti di dirigere squadre di rugby, ma purtroppo non vedo come sia attuabile ;-P

64
13 Apr 2010
alle 10:29

reda

@Monica: tutte le sentenze (dal caso Bosman in poi) contro le limitazioni a giocatori stranieri nei campionati si appigliano alle leggi sulla libera circolazione dei lavoratori nell'UE, quindi non sono applicabili in ambito dilettantistico. Per quanto riguarda la discriminazione, stiamo completamente fuori bersaglio: il punto  semmai è riuscire mettere giù una normativa efficace per limitare l'utilizzo di protoprofessionisti di formazione estera senza danneggiare chi invece è in italia per scelta di vita ed a rugby gioca per passione, oppure è italiano ma ha iniziato a giocare all'estero. io reputo più efficaci le misure incentivanti rispetto a quelle coercitive, ma una limitazione regolamentare (come transitorio) per cercare di innescare un circolo virtuoso e convincere i club ad investire nei giovani, qualora funzionasse sarebbe estremamente utile a tutti.

è abbastanza assurdo che questa regola si imponga ora (quando il ritorno al dilettantismo dovrebbe in breve sistemare le cose comunque) e che sia così stringente nel basso livello (B e C), la sopporterei molto meglio se fosse limitata nella sua applicazione a serie A e super XX. peraltro ho sempre trovato frustrante incrociare sui campi di serie C o di bassa classifica in serie B squadre con 5/6/8 argentini (e non è un problema razziale, si parla di argentini solo perché gli argentini hanno spessissimo passaporto italiano, il che semplifica enormemente la parte burocratica) che ovviamente dopo due o tre anni senza riuscire a fare il salto di categoria raccolgono baracca e burattini e chiudono bottega (le squadre, ovviamente). questo non fa bene al movimento rugbystico italiano. certo sarebbe più efficace impedire a certi dirigenti di dirigere squadre di rugby, ma purtroppo non vedo come sia attuabile ;-P

63
13 Apr 2010
alle 10:26

Gigio

x stefo

Non ti dicono niente i nomi di Dallaglio, Sidoli, De Luca?

Si tratta di figli di italiani che si sono formati rugbysticamente all'estero (Inghilterra, Galles, Scozia) e che hanno giocato con la nazionale del paese in cui vivono (dalla nascita) invece che con l'Italia.

Il caso inverso è quello dei Derbyshire o degli Stoica, figli di stranieri ma formati rugbysticamente in Italia, che hanno giocato (con buon diritto) con la nazionale italiana invece che con quella inglese o romena.

62
13 Apr 2010
alle 09:46

Monica

@reda: quello che hai detto "ogni federazione sportiva si comporta come le pare, e non esiste legge che possa imporre alcunché, finché si tratta di dilettantismo" non credo sia valido. Le federazioni non possono essere al di sopra della legge, anche se si tratta di dilettantismo. Se ipoteticamente la Fir decidesse che ad ogni partita dilettantistica si dovrebbero frustare i giocatori, tu pensi veramente che non accadrebbe nulla?  Continuo a ripetere , qui si tratta di discriminazioni tra italiani ed altri italiani!!! Se la questione fosse posta solo su stranieri (es.nessun giocatore straniero può giocare in Italia) sarebbe stato diverso.

61
13 Apr 2010
alle 09:39

stefo

Ultima cosa per quelli che pensano sia giusta questa regola...tra 10 anni (o anche meno) quando i figli delle persone che sono emigrate nell'europa unita e che si son formati rugbysticamente all'estero magari sceglieranno di giocare per la nazionale che li ha ospitati invece che l'Italia spero avrete il buon gusto di non chiamarli traditori della patria...

60
13 Apr 2010
alle 09:35

Stefo

@ reda

ultima parte del tuo ultimo commento giustissimo...siamos eri nelle serie inferiori spesso giocano persone che lo fanno per passione non per soldi o altro, che spessissimo hanno un lavoro ma giocano per divertimento e per socializzare...con questa genialata di idea tutte queste persone vengono tagliate fuori...dato che il fine ultimo di qualsiasi federazione in qualsiasi sport dovrebbe essere dare visibilita' ed allargare la base dei partecipanti a tutti i livelli come soluzione mi sembra geniale!

59
13 Apr 2010
alle 09:33

Stefo

@ reda

la GAA era una risposta agli inglesi verissimo, le ragioni sono un po' piu' profonde di quelle del provvedimento FIR e nbessuno comunque dice che fossero giuste...ma non mischiamo ragioni storico-politiche molto profonde con protezionismo e discriminazione come il provvedimento FIR.

@Mau: i giocatori CL non saranno amatoriali ma professionsiti, la magners league e' una lega professionistica non amatoriale per piacere non inventiamoci cose!

I campionati italiani almeno il super XX sara' semi-professionistico non amatoriale e comunque non e' piu' una questione legale e' una questione di principio il regolamento e' discriminatorio e razzista e non servira' ad un cazzo, come ho gia' detto nel basket hanno provato ad inserire i numeri minimi di giocatori formati dai vivai e i risultat sono ridicoli....non e' tramite il protezionismo e la discriminazione che migliori anzi!

Quando avevo 18 anni e giocavo ancora nel nostro club arrivarono 2 francesi sui 20 anni che erano nella mia citta' per Erasmus, e posso assicurare che allenarci e giocare con loro ci aiuto' a migliorare e vedere un gioco diverso...ed ho amici irlandesi qua in IRlanda che venuti a studiare un anno in ITalia hanno giocato a rugby; con una regola protezionistica ti chiudi in te stesso evitando contaminazioni e imparare cose diverse e imaprare. Si gli italiani ora giocheranno tutti anche quelli mediocri e che srebbe meglio lasciassero perdere...risultato rischio di abbassamento del livello medio invece che avere giocatori stranieri piu' forti e che innalzano il livello e quindi quegli italiani che gia' giocano ora possano imparare e migliorare...non si migliora giocando con i mediocri si migliora giocando con i migliori! 

Detto questo resta un regolamento discriminatorio e al limite del razzismo e dal punto di vista legale credo che qualche problema ci sia ugualmente mau non e' che tu possa discriminare perche' non paghi qualcuno eh!

58
13 Apr 2010
alle 09:03

reda

la questione della GAA, pur con tutte le giustificazioni del caso, è anche peggio, perché l'appartenenza all'associazione aveva un chiaro significato politico ed anti-inglese (se non è razzismo questo!). e lo dico pur essendo io stesso anti-inglese e filo-irlandesi dal punto di vista politico. però nessuno si sognava di vendere la cosa per illegale!

quanto poi al fatto che le regole Fir non siano la soluzione del problema anzi, creino più casini di quelli che risolvano, ne sono convinto anch'io. se non si crea nei clubs la mentalità giusta per puntare sul vivaio ed investire nella propaganda, qualsiasi regola si possa imporre verrà aggirata.

il regolamento Fir cerca di mettere (in ritardo) una pezza ad una situazione che era diventata insostenibile, anche a livello economico, e che come giustamente faceva notare franco (con il cui intervento peraltro sono in disaccordo su molti punti) è una situazione che fino a poco tempo fa è stata incentivata dalla stessa Fir, convinta che i giocatori argentini avrebbero innalzato il livello dei campionati, e convinta soprattutto che la crescita del movimento sarebbe passata da un allargamento del professionismo (o presunto tale) alle serie inferiori. solo così si spiegano gli occhi chiusi sulle deleghe alle giovanili, le limitazioni ai tesseramenti di giocatori stranieri, ma limitate ai soli club dilettanti perché chi aveva un po' di soldi si portava a casa gli argentini che essendo cittadini italiani non erano vincolati e l'evidente fastidio che dimostravano Fir e comitati regionali a trattare con le società dilettantistiche.

accortasi del casino che si è generato la federazione sta da un paio di anni cercando di mettere una pezza, e  secondo me male, lo sottolineo, ma il problema c'è ed è reale, e soprattutto non si tratta di razzismo, ma di un maldestro tentativo di inculcare buonsenso nei dirigenti dei clubs.

peraltro tutta la costruzione ha un'altra falla, che mi è venuta in mente giusto adesso mentre scrivevo: con il ritorno dei massimi campionati al semidilettantismo o semiprofessionismo (e si spera del dilettantismo per i campionati inferiori) buona parte dei giocatori italoargentini si ritroverebbero a piedi comunque! questa regola finirebbe per colpire realmente davvero chi è in italia per altro (che non sia rugby) e gioca per passione e non i giocatori semiprofessionisti o professionisti, che dovranno comunque trovarsi un altro modo di guadagnarsi da vivere! 

57
13 Apr 2010
alle 08:55

mau

@tutti: anche nel Super10 di adesso e nel prossimo SuperXX NON ci sono giocatori professionisti, sono tutti dilettanti, quindi le varie tirate sulle leggi riguardanti i lavoratori, ricorsi, denunce, legge Bosman, ecc. ve le potete risparmiare, perchè non si applicano. Non so esattamente per le due franchigie in CL, mi sembra che stiano definendo in questi giorni le cose, ma penso che anche questi alla fine NON saranno professionisti (come inquadramento giuridico) anche per una questione di costi.

56
13 Apr 2010
alle 08:48

mau

Quoto Franco e Reda, nel senso che la realtà del problema è questa: non parliamo di razzismo a vanvera, dopo anni in cui la FIR è stata criticata per aver riempito la nazionale (e il campionato/i italiano/i) di stranieri, adesso si cerca una regolamentazione che IMPONE la creazione di vivai, se si vuole avere una prima squadra. Ci sono degli aspetti da sistemare (come sottolinea qualcuno, il più eclatante è il figlio di italiani che nell'età in cui potrebbe acquisire la formazione italiana si trova invece all'estero e torno solo dopo) ma la logica mi sembra corretta. Anche la necessità di aprire i campionati minori (amatoriali) a stranieri che si trovano in Italia per motivi di lavoro o studio mi sembra degna di considerazione, e credo che siano problemi asosolutamente risolvibili, senza tirarsi per i capelli come spesso accade quando si cerca di cambiare qualcosa nel mondo del rugby italiano. Paradossalmente, la formazione italiana (se non ho capito male) diventa adesso anche più semplice per un giovane straniero, basta fare due anni di giovanili in Italia, e questo, se facilita la situazione di tanti immigrati, lascia comunque spazio a dubbi dal punto di vista etico (basta vedere quello che succede nel calcio con i vivai dei club di serie A e B pieni di ragazzi di colore).

55
13 Apr 2010
alle 08:46

Giovanni

@Monica...aahahha sì 1 bel prepensionamento!! così ci godiamo la  povera pensione in qualche spiaggia esotica? uhmm :D il lavoro nn aumenta e il fisico regge ancora se lo alleno :)

@Duccio speravo di aver capito male...E' una cosa assurda e insensata! Partendo dalla serie C dove ci sono squadre che hanno quasi difficoltà a avere 21 giocatori effettivi...magari tesserati ne hanno di + ma poi ad allenarsi regolarmente vanno in pochi...e poi perchè togliere alla gente il piacere di giocare? Se passiamo al professionismo non solo contrasta col nostro diritto ma anche con quello dell'unione europea...Si tratta di club privati e la fir vuole porre dei paletti come se fossero la nazionale!! Sono arrivati alla frutta. Non capiscono che il problema non sono i "troppi" stranieri o oriundi ma i pochi italiani semmai. Penso proprio che questa decisione non sarà attuata perchè o ci saranno dei ricorsi oppure qualche bravo consulente ci sarà pure alla fir!?

54
13 Apr 2010
alle 01:40

franco

Sono d accordo in linea di massima col provvedimento FIR.Sono infatti anni che predico il concetto di formazione rugbystica, e quindi in questo modo un po brusco si cerca di risolvere l annosa questione.

Mi dispiace per Duccio, ma non e' vero che la maggior parte degli oriundi vene in Italia per passione, ma al contrario per opportunismo e necessita'.Da quando gioco nn conosco  un solo argentino che non veniva pagato (anni 90) e non ne conosco uno solo che si sia stabilito in italia o che alleni stabilmente o collabori con un qualsiasi club o peggio ancora in Federazione o strutture federali.

La maggioranza quindi arriva, sfrutta la superiorita' (sbandierata ma spesso presunta) tecnica sugli italiani, "lavora" qualche anno in italia e poi quando l interesse viene meno tornano in argentina a farsi casa.

Ovviamente tutto cio' e stato il risultato della pessima gestione dei vivai, dei campionati gonfiato con pseudoprofessionismo,della politica dell effimero.

Negli anni 80-90 non c era l invasione di oriundi/stranieri eppure i talenti nascevano e la nazionale di coste era per 13/15 tutta di formazione italiana.I stranieri erano pochi uno o due per squadra, e contribuivano significativamente alla crescita del rugby italiano.

Dominguez era un oriundo mezzo agli italiani, non c'erano alcuni italiani in mezzo a tutti giocatrori non di formazione italiana.

La cosa buffa e' che la FIR, che ha campato 10 anni con questa politica si e' accorta che non e' arrivata a nulla.

Il salto di qualita' nel 1999 fu fatto con giocatori a maggioranza di formazione italiana, e sicuramente un fuoriclasse argentino come Diego.conquistarono i ragazzi di Coste, l impossibile: aprire l Italia al 6 nazioni.

Ora,2010, dopo 10 anni di Torneo,e centinaia di giocatori acquisiti(o acquistati) e 4 gestioni sempre straniere,il risultato e' scarso.

E ora di cambiare.e mi sembra quasi oparadossale questa inversioe di tendenza.

Ricordo anche che siamo costretti a legiferare laddove gli altri paesei naturalmente e senza imposizioni schierano 100% o quasi di nazionali nati, cresciuti e formati nel paese di origine.Salvo le eccezioni che ci sono ma che rimangono una sparuta minoranza.

Quanto ai discorsi di nazionalita', sarebbe auspicabile rivedre i particolari della legge, ma credo che non sia poi cosi vincolante: basta trascorrere 2 anni nelle giovanili, se uno si sente italiano dentro non dovrebbe essere troppo difficile trascorrere 2 anni in madrepatria...

Castro Parisse e Canale sono talmente attaccati al nostro paese che si sono affrettati a tornare nelle franchigie, vivono da nni all estero e scommetto che in Italia difficilmente torneranno nel post carriera.

come hanno fatto la stragrande maggioranza dei loro compatrioti, che una volta spremuto il limone, sono tornat a casetta o in alti posti,ma non certo in Italia.

Domiguez compreso.

53
12 Apr 2010
alle 23:31

Stefo

@ reda

la storia del GAA e' ben diversa...non discriminava sulla nazionalita' di un'atleta, non discriminava nulla...non confondiamo le cose.

Poi si potrebbe aggiungere sulle motivazioni alla base del regolamento GAA, motivazionis toriche con una motivazione ben piu' profonda e storicamente importante!

Le regole inserite dalla FIR sono vaccate pure e semplici, che puzzano di razzismo e non risolvono alcun problema, nel basket si son provate regole del genere con risultati assolutamente pessimi!

E nuovamente ripeto un concetto l'argentino con passaporto italiano e' a tutti gli effetti un italiano, dove si e' formato son fatti suoi, viviamo in una siceta' multietnica e multiculturale dove uno si forma conta na mazza! E' un regolamento assurdo e senza senso, discriminante ed al limite del razzista e visto chi goiverna in Italia la cosa non mi sorprende per nulla...so solo una cosa che dopo questa mi sa che sa mai mio figlio giochera' a rugby potendo lui scegliere tra Irlanda e Italia spero scegliera' Irlanda!

52
12 Apr 2010
alle 23:17

reda

iniziamo a chiarire un punto:ogni federazione sportiva si comporta come le pare, e non esiste legge che possa imporre alcunché, finché si tratta di dilettantismo. il discorso cambia per i professionisti, ma questo non sarà il caso del 90% del nostro rugby dal prossimo anno. e non solo in italia! anche in irlanda, fino a pochi anni fa qualsiasi atleta della GAA fosse stato sorpreso anche in privato a giocare ad uno sport "inglese" (rugby o calcio, per esempio) veniva radiato a vita.

detto questo, la regola tenta di rispondere (male) ad un problema che c'è ed è effettivo, ovvero che tanti clubs, anche ad infimo livello preferiscono comprare giocatori piuttosto che farsi lo sbattimento di tirarsi su un vivaio. fino a qualche anno fa c'era il limite sugli stranieri (tesserabili o in lista, ogni tanto cambiava), l'idea della formazione estera nasce perché ci sono decine (o più probabilmente centinaia) di argentini con doppio passaporto in giro per i nostri campionati che vanno dove gli offrono un pezzo di pane ed un tetto per dormire. ripeto: io non biasimo loro, ma chi li ha ingaggiati. 

parlare per massimi sistemi è molto divertente ma inutile. c'è un problema, la domanda è: come risolverlo? questa regola è la soluzione migliore? a mio parere no.

serve incentivare i vivai, ed a mio parere limitare le restrizioni (almeno nelle serie minori), vincolando il numero degli stipendiati e liberalizzando i tesseramenti e la presenza in lista dei giocatori in italia per studio o lavoro (dove il lavoro non sia il rugby).

discorso diverso in suoerXX e serie A, dove penso che il limite sia sensato, anche nell'ottica di una riduzione del budget (vorrei ricordare che si tratta di 5 giocatori su 22 non di formazione in lista nella massima serie). 

51
12 Apr 2010
alle 22:56

Stefo

@ pietro

non mi risulta che ci sia la "ius soli"...o meglio si applica a:

"chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono.

2. è considerato cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga provato il possesso di altra cittadinanza."

Ma potrei sbagliarmi...comunque sono sicuro che se c'e' una legge che riconosce lo ius soli non richieda "permanenza ininterrotta dalla nascita" questo poco ma sicuro!

 

 

50
12 Apr 2010
alle 22:14

pietro mezzoli

se ben ricordo dai miei studi di diritto, la legge italiana riconosce:

 la cittadinanza ai figli di genitori italiani "jus sanguinis" , per i figli di genitori stranieri, ma nati inITalia"jus soli" la cittadinanzaè possibile -su richiesta- al compimento dei 18 anni,con permanenza ininterrotta dalla nascita.

 

giusta o sbagliata che sia questa LEGGE, LA fir LA DEVE ADDOTTARE  in toto.

tutte 'stè stronzate di formazione, nascita e chi più ne ha più ne mettaq, sono solo aria fritta

49
12 Apr 2010
alle 21:06

Stefo

Se l'argentino ha passaporto italiano ha passaporto italiano ed e' italiano dove si e' formato non conta una mazza...la storia della formazione e' una vaccata pura e semplice e puzza come giustamente dice dora di RAZZISMO!

Con questa regola non si aiuteranno i vivai in nessuna maniera ma anzi si metterranno ancor piu' in difficolta' i team delle leghe minori a metter su delle squadre.

La regola e' assurda...reda dici che gia' c'era in Serie C...bene dovevano toglierla anche da li e' assurda, senza senso, razzista e che non raggiungera' alcuno scopo se non quello come gia' detto da qualcunaltro che perderemo anche i futuri Castro o altri giocatori che hanno fatto e fanno molto per la nostra nazionale!

La FIR fa sempre piu' passi indietro, e tra le altre cose spero vivamente qualcuno faccia causa perche' siamo ripeto al razzismo ed alla discriminazione ormai!

48
12 Apr 2010
alle 20:31

DORA

Come italiana, mi vergogno.Siamo razzisti. L italiano-argentini dovrebbe andare a un tribunale internazionale per far rispettare i loro DIRITTI  UMANI

47
12 Apr 2010
alle 19:44

reda

@tutti: attenzione che parliamo di campionati dilettantistici e semidilettantistici: qualsiasi azione legale ha senso solo ed esclusivamente in caso di giocatori professionisti. per i dilettanti una causa non ha senso.

@ Duccio e Piotr: state entrambi proponendo argomentazioni sensate, però da parte mia mi sento di dire:

1)in serie C ci sono squadre che da un giorno con l'altro acquistano 5/6 argentini (immagino tutti in italia per motivi che nulla hanno a che vedere con il rugby) in serie B so di una squadra che una stagione ha comprato la bellezza di 8 argentini a gennaio di qualche anno fa, risolvendo una spinosa situazione di classifica, salvandosi agevolmente e l'anno successivo puntava ai play-off. il problema dei mestieranti c'è e purtroppo a qualsiasi livello. intendiamoci: niente da dire riguardo a questi ragazzi, vorrei anch'io guadagnarmi da vivere con il rugby (ma pare che nessuno sia disposto a pagarmi ;-P ), però il problema c'è, anche perché non falliscono solo le squadre di super10, anche quelle di C e B, e senza titoli di giornale.

2)sono d'accordo con mau, il vincolo dovrebbe essere più stringente con i campionati di livello superiore. è improbabile che una squadra di serie C girone territoriale, possa acquistare giocatori, o meglio, è probabile che uno "straniero" che finisce a giocare in una squadra di basso livello lo faccia solo per divertirsi. uno che gioca in serie A invece è possibile che venga in italia apposta per giocare. quindi se bisogna liberalizzare qualcuno, liberalizziamo la serie C

3) il problema dell'italiano al seguito dei genitori all'estero che inizia a giocare all'estero c'è e bisogna inventarsi un modo per affrontarlo. con questa impostazione regolamentare non so proprio come...

4) a mio parere si potrebbe liberalizzare la presenza di giocatori di formazione estera, in presenza di un contratto di lavoro (non da parte del club) o di una certificazione del fatto che il "giocatore" sta studiando. in assenza di questi requisiti, e quindi in presenza di giocatore di formazione estera in italia per giocare, si potrebbe anche imporre requisiti più stringenti, anche se nelle categorie superiori a questo punto si tratterebbe di professionisti e quindi incominciano ad esserci problemi legali.

5)un ultima precisazione: siamo tutti bravi a fare discorsi sui massimi sistemi, peraltro interessanti e gratificanti. questa regola però nasce da un problema serio, e se ne accorge chiunque bazzica un po' gli ambienti del rugby, e se ne accorge ancora di più chi cerca di mettere in piedi una squadra competitiva, magari per fare un buon campionato in C elìte o in serie B. per contro è successo anche a noi: abbiamo dovuto allontanare tanti ragazzi: me ne vengono in mente almeno 5 (due inglesi, un gallese, un francese ed un cingalese) che abbiamo dovuto allontanare perché non avrebbero potuto giocare. anche perché a leggere articolo e commenti sembra che questa regola sia una novità assoluta, mentre è solo l'applicazione più estesa di un regolamento che è già presente in serie C!

46
12 Apr 2010
alle 19:34

Monica

Willy ora non esageriamo nell'altro senso, cerchiamo di rispettare anche il nostro vivaio

45
12 Apr 2010
alle 19:18

Willy

Con questa regola del cazzo l'unica cosa che succedera è che l'italia non trovera piu un castro, parisse, canale, ecc... e dovra limitarci al suo povero vivaio.... Forza accademia! forse l'italia vincera contro il marrocco o la costa d'ivorio.

44
12 Apr 2010
alle 19:17

fernando

Veramente leggendo questi messagi me viene la pele d'oca,come argentino dico che qualcosa di buono abbiamo fatto per essere rispetati cosi,questo mi ricorda i racconti di mio nono quando e arrivato in Argentina senza un soldo,e nessuno lo trato male,anzi,lo hanno accolto e dato una opportunita,purtroppo ci sono 5 o 6 "persone "alla FIR che queste cose non li ricordano,pazienza,grazie di cuore.

 

43
12 Apr 2010
alle 18:58

Michele

Io dico solo una cosa, mio figlio che ha 6 anni   gioca a rugby ;spero che possa continuare il più possibile ad appassionarsi a questo sport anche se io farò di tutto perchè possa farsi una esperienza all'estero per studio e per gioco, perchè Questo Nostro Rugby ormai è allo sbando.....

42
12 Apr 2010
alle 18:46

piotr

da circolare informativa 2009/2010 punto 2.3 (pag 26) disponibile su www.federugby.it
Sono definiti giocatori di formazione italiana i giocatori di
cittadinanza italiana o straniera che NON siano provenienti da
federazione straniera e che siano stati tesserati e che abbiano svolto l’attività sportiva in Italia, per almeno due stagioni sportive, nei settori propaganda e/o juniores di società italiane.

 

41
12 Apr 2010
alle 18:14

peppe

@piotr, quelle che tu trascuri e' il problema di giocatori italiani che si formano all'estero. cioe' se tu hai un filgio di 12 anni e vai all'estero per lavoro e lui gioca a rugby li, poi torni in italia 8 anni dopo. capisci che con queste regole tuo figlio non puo' giocare? anche se ha vissuto per 20 anni su 30 in italia?

in tutti gli altri sport c'e' l'obbligo di schierare giocatori delle giovanili, under 18 e under 17. cosi' come'e nel calcio dilettantistico. e cosi' ci puo' anche stare ed ha senso.

ma farlo al modo della fir e' solo un perdita di tempo e danaro, perche' discrimina lavoratori europei e nazionali con diritti. preparatevi a vedere la fir spendere centinaia di migliaia di euro per difendersi al tar o alla corte europea.

o magari la fir fa cosi' solo per coprirsi delle critiche che vengono da piotr e wl'italia e cosi' potra' dire 'noi abbiamo fatto il possibile.'

40
12 Apr 2010
alle 17:55

mau

Scusa Duccio, però tu dovresti avere un minimo di coerenza: abbiamo sbraitato fino all'altro giorno contro i troppi stranieri, adesso che si mette un freno, non va bene nemmeno questo. Mi rendo conto che la discriminante cittadinanza/formazione è molto pesante, ma prova a trovare un sistema che accontenti tutti, è obiettivamente molto difficile, e bisognerebbe forse intervenire e ridefinire meglio il concetto di formazione italiana, integrandolo con quello di cittadinanza. Io ne propongo due:
- considerare formazione e cittadinanza (cioè fissare criteri per cui anche senza formazione italiana ma in presenza di passaporto si possa essere schierati - ma qui inizierebbero ad abbondare i passaporti falsi)
- ammettere che nelle categorie di base (ad es. serie C) si possano schierare più atleti di formazione non italiana rispetto alle serie superiori. Ad esempio nel basket, ci sono due categorie di campionati, quelli regionali (fino alla C2) e quelli nazionali (dalla c1 alla A), bene, nei campionati regionali gli stranieri giocano liberamente (atleti non di formazione italiana), nei campionati nazionali invece possono giocare (credo) solo in A1 e A2.

39
12 Apr 2010
alle 17:44

piotr

@ Andrea
qui non credo sia un problema di passaporto, lo scopo è di far crescere il movimento e trovare una maniera per farlo, dopo che per anni abbiamo avuto un'ondata di stranieri. Stiamo parlando di "formazione italiana", di giocatori che sono cresciuti nelle giovanili di qualsiasi nazionalità essi siano. Come dici il problema è del Super10 e qui la FIR ha posto dei limiti (max 5 giocatori), ma anche nei campionati minori. Quanti sono veramente gli "stranieri" che sono venuti qui per lavoro (a 20 anni o più) che cercano una squadra di Serie B o C con i loro amici. O piuttosto il tema è quello di ridurre l'"induzione" di giocatori non di formazione italiana nei nostri campionati.
Per quanto riguarda la tua ultima domanda, anche io - nel mio piccolissimo - che non sono più un ragazzo ho smesso di giocare per questo e per altri mille motivi....

38
12 Apr 2010
alle 17:39

Monica

Duccio : ne ho una voglia matta , è una vita che non le mangio...POPOLO ARGENTINO DI RUGBY1823 MANDATEMI LE EMPANADASSSSSSSSSSSSSSSSSSS!!!

37
12 Apr 2010
alle 17:36

Duccio

@Monica: Empanadas... e non farmici pensare che mollo tutto e vado a sbranarmene una dozzina!!!!!!

36
12 Apr 2010
alle 17:34

Duccio

@piotr: certo, una squadra dove allenarsi la troverà. Ma non potrà giocare le partite, visto che c'è posto per un solo "straniero". Penso ai London Welsh, ai London Irish... nati decenni fa per far stare assieme e giocare assieme gli emigranti gallesi e irlandesi a Londra. Pensa, se in Inghilterra fosse esistito questo regolamento non esisterebbero...

35
12 Apr 2010
alle 17:33

Monica

@Ragazzi (argentini):Come si chiamano quelle cose fritte ripiene di carne tritata e cipolla? Scusate ma pensando a voi mi è venuta fame.

34
12 Apr 2010
alle 17:29

Andrea

@piotr

ma scusa se io sono anche africano, americano, asiatico e gioco a rugby e ho amici della mia stessa nazionalità o anche diversa che gioacno con me per passione o per divertimento, ti pare giusto che io o gli altrio non possiamo divertirci oppure non venie convocati per questo motivo?? una squadra di serie C che interessi ha di vincere il campionato o arrivare piu in alto?? si gioca per puro divertimento.

il problema come dice il buon duccio e il fatto di troppi stranieri nelle squadre di livello, vedi treviso, viadana in primis ma anche se vogliamo padova, rovigo, prato, roma e tutte le altre...

il problema da risolvere è li... stop... quindi limitiamo quelle squadre e non quelle di serie B e C.

sai quantio ragazzi hanno smesso di giocare ad alti livelli perche giocavano troppi stranieri?? 

33
12 Apr 2010
alle 17:28

Monica

@santiago: vuoi "travare" wl'italia???  Magari ne è felice !:D

@Giovanni: non hai + il fisico nè la mente di una volta, ti mandiamo in prepensionamento!!! Sta arrivando la bella stagione e da te il lavoro aumenta vero?!

Prima l'altezza, poi la formazione, tra un po' si metteranno a scartare quelli con i capelli dai pelati ecc..

32
12 Apr 2010
alle 17:27

piotr

Esatto Duccio, credo che stiamo dicendo la stessa cosa. Qualsiasi giocatore, di qualsiasi nazionalità o di qualsiasi formazione, che gioca per puro piacere non troverà cmq difficoltà nel trovare una squadra nei dintorni di casa sua che lo accolga bene, in quasiasi parte d'Italia in cui lavori. Non credi?

31
12 Apr 2010
alle 17:10

Duccio

@piotr: il problema che non si vuol vedere è un altro. Il problema in Italia sono i troppi stranieri nell'alto livello, non certo nelle serie minori. Il problema non sono i dilettanti, ma i professionisti e i semiprofessionisti stranieri. Secondo te in Serie C le squadre sono imbottite di stranieri per vincere e arrivare al Super 10? No, le squadre hanno stranieri che sono qui per lavorare, che in patria giocavano a rugby e che vogliono continuare a fare lo sport che amano. Ma che, così, viene loro vietato! Non solo italoargentini, ma anche romeni, georgiani, così come francesi o irlandesi. Gente che è in Italia per lavoro e che, per divertimento, vuole giocare a rugby. E che non potrà farlo. E non mi dite che sono questi che rovinano il movimento, vi prego!

30
12 Apr 2010
alle 17:07

Lucio

Queste sono le solite stronzate della F.I.R., se così dovrà essere così sia, ma via pure : S.A., Argentini, NZ, dalla Nazionale.         ( ovviamente è una provocazione).

Nick Mallet sta scandagliando i due emisferi per trovare giocatori che non vengono convocati con le loro nazionali che possano vestire la maglia azzurra. Giocatori che non hanno mai visto il nostro paese e di conseguenza non hanno mai giocato in Italia, che forse non sanno nemmeno dove sia. Oramai la federezione è un regime.  

29
12 Apr 2010
alle 17:02

piotr

Tanto rumore per nulla, con il ritorno al dilettantismo per tutte le squadre che non sono in Celtic, sarà un incentivo a far giocare giocatori provenienti dal vivaio. Questo sarà senz'altro un toccasana per i bilanci di squadre che a rigor di logica (salvo poche eccezioni) sono sempre state società dilettantistiche. Tra l'altro la direttiva FIR lascia la possibilità anche a squadre di Serie C di avere almeno un giocatore non di "formazione italiana". Nel campionato di Eccellenza (ex Super 10) le squadre potranno avere fino a 5 giocatori non di "formazione italiana", questo è un terzo dei giocatori titolari, abbastanza anche per una squadra professionistica no?
La domanda di fondo è, e deve rimanere, perchè una squadra di Serie A debba avere più di tre giocatori non "di formazione italiana",e le squadre di B e C più di uno, bastano ed avanzano no? E perchè un giocatore di rugby di medio livello che si è fatto tutta la trafila nelle giovanili e per il quale il rugby è una passione e niente più debba ridurre le proprie speranze di giocare in serie A, B o C per l'arrivo di qualcuno che se fosse bravo veramente andrebbe a giocare da qualche altra parte? Credo che questi limiti non possano far altro che bene per la crescita del nostro amato sport che in questi ultimi anni ha perso di vista il bello di essere un sport per dilettanti ed aver guadagnato solo le cose negative di essere uno sport di professionisti. Se non fosse così, oggi l'Italia vincerebbe partite su partite grazie al fondamentale supporto di argentini, sudafricani, neozelandesi, australiani ... ed invece sappiamo tutti a che punto siamo.

28
12 Apr 2010
alle 15:35

fabel

Chi ha il doppio passaporto (concesso dalla Ministero Interni) è italiano di diritto. Chi viene equiparato diventa italiano per meriti "lavorativi" seguendo una procedura che in ambito sportivo è stranamente accelerata con evidente abuso giuridico. Il canale privilegiato della "formazione italiana" non regge dal punto di vista giuridico e si può facilmente impugnare presso qualsiasi tribunale. L'ufficio legale della FIR avrebbe dovuto documentarsi meglio. 

27
12 Apr 2010
alle 15:05

Andrea

@doro

sn di padova e approvo quello che hai detto: a padova sono giocano padrò, galatro, acuna, repetto, ambrosio e altri, hanno giocato i vari ostiglia, carizzo, calanchini, gonzales, lobrauco, llanos, doglioli,  etc.

tutte persone iper professionali che a parte qualche raro caso hanno dato tanto e daranno ancora tanto... 

certo che limitare ai giocatori anche la serie C, dove si gioca per passione più che per soldi o altro è veramente una bestemmia. hanno i nostri stessi diritti, stop. limitare è un conto ma eliminare proprio no

tante squadre a questo punto avranno pochi giocatori anche perche non si parla solo di argentini ma anche di ragazzi di altri paesi 

26
12 Apr 2010
alle 14:47

doro

@Monica...ti do ragione anche sul punto:Castro, Parisse ,Canale...resteranno MUTI?...anche dalle loro reazioni di fronte a ciò avremo un'idea del loro essere uomini direi!

25
12 Apr 2010
alle 14:40

Gigio

Purtroppo l'errore è stato quello di riempirsi di argentini nel corso degli anni. Non si poteva continuare così. Si è esagerato.

Io però sarei contento se qualcuno degli argentini che ci sono adesso in Italia restasse qui da noi come allenatore.

Anche come allenatori delle giovanili e del minirugby, visto che storicamente in Argentina si curano molto i fondamentali del gioco già in tenera età.

In questo modo potrebbero dare un contributo fondamentale alla crescita del rugby italiano.

24
12 Apr 2010
alle 14:39

stuf

xstilgar...ma la FIR è magnanima in questo periodo x le sue trovate...legalità? è un optional SOLO X  SIGNORI...non esiste neanche la meritocrazia in FIR e sognamo legalità? mah!

23
12 Apr 2010
alle 14:35

stilgar

ma questa nuova trovata non è illegale?!?!?

è italiano chi ha la cittadinanza, indipendentemente dalla sua origine. punto e basta!!!

22
12 Apr 2010
alle 14:35

doro

@Duccio: cosa dici Duccio prossima stagione ci sarà staff federale e procuratori che scenderanno in campo a giocare x completare le liste di gara?...no xchè numero atleti italiani necessari esistono solo nelle pubblicazioni FIR he!

21
12 Apr 2010
alle 14:25

doro

@monica c'hai ragione...nocciolo della questione è proprio questo, ma a qualcuno piace sbraitare  piuttosto che pensare... purtroppo è il trand dell'italian oggi! Nella mia città di argentini presenti ne è l'esempio!  qualche bufala che presto se ne è andato e tanti altri che hanno lasciato e continuano a lasciare il segno: Bustos,Legora,Calanchini,Bouquette,Pizzarro,Abadie....sono persone, con tutto il loro bellissimo contesto familiare ,che hanno reso orgogliosa e gloriosa la mia città di rugby, hanno portato la loro educazione ,professionalità e bravura e nel corso degli anni ...anche i più bui del rugby rodigino... sono diventati senza dubbio una parte inscindibile di tutti noi rodigini...Holà Argentini Besos!!!

20
12 Apr 2010
alle 14:19

amarone

Juan, per favore non confondere quattro pirla come Wl'Italia con gli italiani. Evidentemente queste persone non sono mai state in Argentina altrimenti capirebbero che siamo veramente lo stesso popolo, io ho girato il mondo e non mi sono mai sentito più a casa di quando sono stato in Argentina.

 

19
12 Apr 2010
alle 14:10

Duccio

@giovanni: il consiglio federale ha deciso che dall'anno prossimo in Super X vi saranno minimo diciassette (diciotto) atleti di formazione italiana; in Serie A minimo diciannove (venti) atleti di formazione  italiana; in B e C minimo ventuno atleti di formazione italiana. Questo significa al massimo un giocatore di formazione estera, indifferentemente che sia straniero o italiano.

18
12 Apr 2010
alle 13:31

juan

quello di @w l'italia è solo un caso... ma perchè tanti italiani del rugby devono rivolgersi in questo tono verso gli oriundi dell'argentina?, perchè ci dovete far sentire responsabili dei mali della federazione e della nazionale?. io (e credo quasi tutti gli oriundi argentini) siamo cresciutti ascoltando i nostri nonni o genitori parlare bene dell'italia e gli italiani, e quindi per me è stato un sogno avverato conoscere l'italia, la parte della mia famiglia rimasta qui quando mio nonno è partito, imparare a parlare l'italiano, etc. è veramente angosciante sentire parlare di noi come se fossimo dei delinquenti. un saluto.

17
12 Apr 2010
alle 13:30

peppe

@giovanni, e' anche peggio di come l'hai capita tu. se sei italiano, ma ti sei formato all'estero, non puoi giocare in c.

lasciate perdere WL'Italia, povero lui. pero' facciamo una campagna seria contro questa regola-vergogna.

16
12 Apr 2010
alle 13:19

Giovanni

Cioè la fir ha deciso che chi nn è italiano nn può giocare a rugby in Italia neanche in serie C??! Devo aver capito sicuramente male io perchè ho il cervello in pappetta...che abominio sarebbe mai sta str..zata!!

15
12 Apr 2010
alle 13:16

Giovanni

Duccio perdonami ma oggi ho il cervello fuso e non ho capito perchè non potrebbero + giocare centinaia di oriundi che militano anche in serie c e b? Sono sincermanete fuso oggi..se qualcuno me lo spiega lo ringrazio ;)

14
12 Apr 2010
alle 13:09

Andrea

@w l'italia

ma quando giocava dominguez, ti andavano bene gli argentini??

in passato ci sono stati molti argentini bravi, che hanno giocato in italia e hanno vestito la maglia dei italiana e non... ma anche nel presente, tipo in ordine sparso:

ostiglia, ambrosio, bocca (ai wasps), bonorino, borges, carrizo, tutti quelli della nazionale.

se poi in italia arrivano purtroppo i giocato di livello inferiore cosa si puo fare?? non li si potyra mica uccidere. anzi...

 

13
12 Apr 2010
alle 12:50

Paolo

@wl'italia ti nascondi dietro a un nickname, sicuramente sei un giocatore (scusa, uno che dice essere un giocatore di rugby) mediocre che pensa che eliminando gli italo-argentini avrà la possibilità di giocare. comunque potresti dire anche a me dove possiamo trovarci e parlare di persona, perche anchìo sono italo-argentino... ovviamente se hai il coraggio

12
12 Apr 2010
alle 12:41

ac.dxer

Se uno ha il passaporto italiano ..è italiano punto e stop. Non esistono vie di mezzo e non si possono limitare i suoi diritti.

11
12 Apr 2010
alle 12:15

santiago

@wl'italia quando vuoi parliamo faccia faccia....dimmi dove posso travarti.

10
12 Apr 2010
alle 12:12

peppe

@ wl'italia, cvd. non hai capito di che si parla. stiamo di italiani. cioe' se sei italiano e ti alleni in ing per due anni tra 15 e 17 anni non puoi' piu' giocare nel campionato italiano. SVEGLIA!

9
12 Apr 2010
alle 12:11

SimoneM

@WL'ITALIA: aggiungo al Post 7, che è certo che entreranno nel 3 Nazioni...

8
12 Apr 2010
alle 12:07

Monica

@wl'italia: qui non si tratta di italiani contro argentini, ma di italiani contro altri che per la legge sono considerati italiani!!!

7
12 Apr 2010
alle 12:04

SimoneM

@WL'ITALIA: piano con queste parole...il vivaio argentino è mille volte superiore a quello italiano...lo dimostra la Nazionale, tutti gli argentini che giocano in Francia e in Inghilterra e addirittura la franchigia nella Vodacom Cup...poi che in Italia vengono quelli scadenti è un'altro conto, ma dire che nn esistono o che sono pochi gli argentini di livello propio no!!!

6
12 Apr 2010
alle 11:58

peppe

e' assolutamente inaccetabile ed anche inapplicabile. e' la fir che scambia un paio di centinaia di italiani in modo da tenere buoni alcuni critici, molti su questo forum, pur di coprire la mancaza ed incompetenza di questa federazione, e della spartizione mafiosetta di introiti CL e della mancanza di risultati delle nazionali giovanili. ma si, qualche sfigato che fa da capro espiatorio lo si trova sempre.

peccato che gli under 17 gli oriundi neanche li trovano, e che sono scarsi perche' sono scrasi i loro allenatori a tutti i livelli. davvero non capisco che effetto questo regola-vergogna possa avere sulla formazione dei nostri giovani. 

ed aumenta l'ipocrisia che ruota intorno agli oriundi da anni. non possono giocare in c e b, ma in nazionale si. e per come gira il mondo e la gente che pratica rugby, e molti sembrano volverlo ignorare, di gente che si trasferira' in giro per l'europa ed il mondo e poi torna in italia.

5
12 Apr 2010
alle 11:55

WL'ITALIA

....MA BASTA CON QUESTI ARGENTINI....!!! SONO ANNI CHE ARRIVANO IN ITALIA "CAMIONATE" DI GIOCATORI SCADENTI...ANZI...INGUARDABILI... MOLTO MENO VALIDI DEGLI ITALIANI DEI VIVAI.....MA PRESI IN CONSIDERAZIONE PERCHE' "SUGGERITI" DA TANTI PROCURATORI INCOMPETENTI E ATTENTI SOLO A LUCRARE SUI "CORPI" DI QUESTI.....IL CAMPIONATO ITALIANO E' PIENO DI CESSI ARGENTINI.....CHE NON VENGO QUI PERCHE' TENGONO A FAR VALERE LE LORO ORIGINI ITALIANE...MA SOLO PERCHE' QUI IN ITALIA TROVANO DEGLI ALLOCCHI CHE LI ASSOLDANO PER GIOCARE NELLA LORO SQUADRA E QUESTI SI SVENDONO PER 4 SOLDI...A DISPETTO DI UN ITALIANO DI PARI LIVELLO CHE NON VIENE CONSIDERATO !!!! GLI ARGENTINI DI LIVELLO...NON SONO DI CERTO QUI NEL CAMPIONATO ITALIANO...! AL MASSIMO CI SONO TRANSITATI....MA NON ESISTONO !!!!!!!!! O SE ESISTONO SI CONTANO SULLE DITA DI 1 MANO AMPUTATA !!!!!!

4
12 Apr 2010
alle 11:55

Monica

Mi piacerebbe che uno come Castrogiovanni o Parisse si schierasse apertamente contro questa regola discriminatoria

3
12 Apr 2010
alle 11:50

reda

Duccio, il problema si pone, ed è grosso. fino ad oggi i club di qualsiasi categoria appena hanno avuto un po' di soldi si sono "magicamente" riempiti di argentini con passaporto italiano (e quindi italiani) che di fatto erano "professionisti" nel senso che erano pagati e/o integravano i rimborsi con lavori forniti dai clubs.

con la crisi economica la questione dovrebbe ridursi, ma il problema di fondo rimane. bisogna evitare che il rugby di base ripeta gli errori che hanno portato al quasi fallimento (economicamente parlando) il super 10, e che tra l'altro lo stesso rugby di base ha fatto più e più volte.

questo regolamento è una soluzione efficace? a mio parere no; io semmai procederei al contrario, limitando maggiormente i club di "alto" livello (serie A e Super XX) e meno la serie C ed (eventualmente) la B, per esempio. oppure si potrebbe subordinare il tesseramento dei giocatori di formazione estera ad un contratto di lavoro (non con i clubs) oppure un'iscrizione ad un corso di studi. è semplicisticodire che si tratta solo di dilettanti, perché non è vero. anzi, nel caso degli italoargentini, in particolare, sono sempre stati la scorciatoia utilizzata dai clubs di basso livello per fare rapidamente il salto di qualità

2
12 Apr 2010
alle 11:45

faccevedèumiraculo

Perché finora nessuno ha ricorso alla Corte Europea!!

Basterebbe fare i ricorsi giusti e questa regola iniqua (applicata solo in Italia) su un presunto protezionismo, andrebbe a farsi fottere!!

Al solito, in Italia ci preoccupiamo del garantismo non della competitività!

Quindi, l'ottica è quella non di fare qualità e, quindi, essere più bravi della maggior parte di scarsi giocatori provenienti dall'estero. Al contrario, proteggere dei presunti diritti acquisiti da pseudo-giocatori formati da pseudo-allenatori all'interno di pseudo-società !!

SI ALLA POSSIBILITA' DI SCHIERARE IN CAMPO I MIGLIORI GIOCATORI, ELEVANDO QUINDI IL LIVELLO DEL GIOCO E CONSEGUENTEMENTE CHI PARTECIPA E GRATIFICANDO CHI ASSISTE E, POSSIBILMENTE, PAGA! 

 

 

1
12 Apr 2010
alle 11:05

edoardo

la questione è molto semplice dal punto di vista legale.

dipende solo se vorranno barcamenarsi tutto l'iter burocratico! 

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