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Sei Nazioni 2010 - E Dondi scoprì le donne!

Lunedì 22 Marzo 2010, 17:00 in Nazionale italiana di
Italdonne-Galles.jpg

Chi bazzica gli ambienti federali sa benissimo quale era l'opinione che i dirigenti italiani avevano per il rugby femminile. Basti ricordare come una vecchia gloria azzurra e tecnico di grido dichiarò in radio che "le ragazze vanno bene per il terzo tempo, non per giocare a rugby". Fa sorridere, se non peggio, leggere quindi le dichiarazioni del presidente Dondi dopo la straordinaria vittoria delle azzurra in Galles. "L'Italdonne merita il rispetto del rugby". Ecco, caro presidente, inizi col dirlo ai suoi dipendenti.

"Una sorpresa – il commento del Presidente Giancarlo Dondi –. Le nostre ragazze sono state molto brave. Hanno ottenuto un grande risultato e conquistato sul campo il rispetto del Rugby italiano e delle nazioni più blasonate. Questa vittoria è la dimostrazione che il rugby femminile sia cresciuto molto negli ultimi anni come è attestato anche dal numero sempre crescente della tesserate".
Il numero delle rugbiste negli ultimi cinque anni è quintuplicato. Oggi sono circa 5000 le tesserate di cui l’80% d’età inferiore ai 16 anni. Un dato fondamentale per la crescita del movimento con una base che si allarga di anno in anno e che costituisce un serbatoio fondamentale per la Nazionale.
Dato che non sfugge al Tecnico Andrea Di Giandomenico, al primo 6 Nazioni sulla panchina azzurra: "Non sapevo esattamente cosa aspettarmi prima dell’inizio del Torneo. Avevo posto un obiettivo: due vittorie su cinque. Il risultato di ieri ne vale quasi due! Rientrare nello spogliatoio sul 12 a 0 e poi ribaltare il risultato con tre mete quando giochi in casa avversaria è da considerarsi una vera impresa".
E’ rientrata al club il capitano azzurro Paola Zangirolami ieri di nuovo alla guida della formazione azzurra dopo aver saltato per infortunio il match contro la Francia: "Un risulto che ci ha ripagato di un lavoro intenso. Abbiamo costruito questa vittoria passo dopo passo fin dalla prima partita contro l’Irlanda. Non la consideriamo un punto d’arrivo ma anzi di partenza. Il trucco è non accontentarsi".

24
24 commenti
24
23 Mar 2010
alle 19:50

Monica

Pensa un po' Benito saranno anni che i maschietti si fanno il culo e le ragazze da meno tempo, però me la rido da matti quando vedo che nel 6n i rusultati migliori li abbiamo ottenuti noiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii(io non gioco a rugby).

ps. Qui nessuno vuole favoritismi, si chiede semplicemente RISPETTO ed uguaglianza di trattamento, parlare delle donne come idonee solo al terzo tempo è vergognoso.

23
23 Mar 2010
alle 18:19

benito

care ragazze, come ben sapete , il nostro amato Rugby è tradizionalista e se l'italia ha dovuto sudare per farsi rispettare a livello internazionale, è giusto che anche le donne facciano la gavetta. Complimenti per i bei risultati, ma i cugini uomini sono anni che si fanno un cu.. così ! Vi rispetto e gioisco alle vostre vittorie, ma per favore non lamntatevi !

22
23 Mar 2010
alle 17:07

peppe

@ andrea, ti sara' anche piaciuto tanto, ma tra le migliaia di errori fattuali e materiali, una domanda molto semplice. un questione centrale, come ha giocato Bocchino da 9? e ti sei reso conto che Mazzocchi dice che Tebaldi non doveva giocare questo 6n?

Sara' che Mazzocchi non fa piu' parte dello staff italiano, perche' da professionista della comunicazione dimentica di controllare lo spelling del nome di giocatori che giocano per l'italia, o prende fischi per cardi? e questi sono i personaggi che dovrebbero ricostruire il rugby italiano? Di Dondi ce ne sono abbastanza...

21
23 Mar 2010
alle 13:17

ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

o se preferisci mastro lindo

20
23 Mar 2010
alle 13:15

ehhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

zio fester

19
23 Mar 2010
alle 12:25

alessandra

Giusto per curiosità, chi era la vecchia gloria azzurra e tecnico di grido che disse quella frase alla radio?

18
23 Mar 2010
alle 09:25

Frinzolo

in ogni caso il Cardi sono gli Scozzesi non i Gallesi!!

17
23 Mar 2010
alle 01:09

andrea

il bellissimo articolo di mazzocchi da il velino.it

CRO - Rugby, Sei nazioni: Italia ultima, è ora di cambiareRoma, 22 mar (Velino) - Nel Rugby il catenaccio non paga. È questa la lezione che emerge dalla pesante sconfitta di Cardiff, un 33-10 che avrebbe potuto tranquillamente raddoppiarsi tante sono state le occasioni da meta prodotte dal Galles e sventate in extremis sia dagli stoici placcaggi azzurri (ben 113) sia dalla scivolosità del terreno di gioco e del pallone. La meta dell’estremo azzurro McLean, invece, è arrivata a sei minuti dalla fine quando i Cardi già stavano celebrando facendo fare passerella alle loro seconde linee, proprio come era accaduto la settimana prima allo Stade de France con le mete di Del Fava e Canavosio giunte nel finale quando i Galletti avevano raggiunto quota 46-6! Nel Sei Nazioni 2010 l’Italia di Mallett ha subito, solo nelle ultime due partite, la bellezza di 79 punti, un punto ogni due minuti di gioco: un bel bilancio davvero! Si è davvero toccato il fondo e non solo metaforicamente. Infatti, la contemporanea vittoria degli scozzesi in Irlanda ha spedito gli azzurri – che ambivano alla vigilia alla quarta piazza – all’ultimo, meritatissimo posto, così come sempre è successo nell’era Mallet (cioè da tre edizioni del Torneo). Un crollo annunciato, quello del XV italiano, che è andato prendendo forma con il passare delle giornate e che è maturato attraverso la disastrosa gestione tecnica,tattica, psicologica, organizzativa della Nazionale. Questa Italia è l’unico XV che perde progressivamente di consistenza nei due mesi del Sei Nazioni: strada facendo peggiora invece di migliorare. Non impara niente dall’esperienza e il potenziale che possiede lo deteriora progressivamente. Addirittura farsesco ciò che è accaduto prima e durante il match di sabato al Millennium Stadium di Cardiff, accadimenti che Il Velino aveva preannunciato presentando il match con il titolo “Italia nel caos!” Riepiloghiamo.
All’indomani dal crac francese, Nick Mallet, a difesa del proprio curriculum professionale, anziché prendersela con se stesso sul piano di gioco (catenaccio) da lui predisposto, avanzava pesanti riserve nei confronti di tre-quattro giocatori (Bortolami, Sole, Canale, Tebaldi), annunciando le loro sostituzioni. È l’inizio di uno scaricabarile di pessimo gusto rugbistico e di “gentlemanship” che, malauguratamente, va a sfociare in una serie di improvvisi infortuni muscolari a catena che colpiscono proprio i ‘sostituti’ Del Fava, Derbyshire, Masi. Si salva solo Canavosio che, però, fa crac in partita assieme al ripescato Canale. Fatalità? Nemesi? Niente affatto: logica conseguenza di allenamenti sbagliati e di gestione sballata del settore tecnico-sanitario. Cose del genere non accadono da nessuna parte mentre sono diventate una costante in casa azzurra (vedi i casi precedenti di Parisse, Del Fava, Picone, tutti infortunatisi in allenamento). I giocatori di rugby solitamente si fanno male in partita, conseguenza di un placcaggio temerario subito od eseguito: gli azzurri si infortunano mentre fanno i giri di campo! Non per essere nostalgici ma cose del genere non sono mai accadute al tempo dei Kirwan e dei Berbizier… Il peggio è che invece di stigmatizzare quello che sta succedendo nell’area azzurra -ovvero il via vai di giocatori richiamati in fretta che fanno la spola fra un ritiro azzurro ed un altro, Matteo Pratichetti, o l’equiparato figiano Vosavai - si cerca di scaricare altrove le evidenti responsabilità, introducendo fattori risibili ed impropri come jella, usura, stress prolungato e non allenamenti sballati. Si fa finta di ignorare che Paul Derbyshire aveva sulle game 15 minuti di partita, Del Fava ne aveva 20, Canavosio 40.
Quindi, non potevano essere né logori né stressati: ma di cosa stiamo parlando..? Per non parlare della gestione psicologica, perché qui veramente ci sarebbe bisogno del ‘motivatore’ proposto da Claudio Lotito per salvare la Lazio: giocatori accusati di nefandezze rugbistiche giubilati senza tante cerimonie e ripescati all’ultimo momento senza nessuna considerazione per la loro professionalità ed il loro orgoglio e con la pretesa che compiano miracoli. Parliamo poi di Tito Tebaidi e della situazione ‘mediano di mischia’? Un giocatore di valore che è entrato ed uscito sabato dal Millennium Stadium totalmente distrutto. Mallett lo ha voluto imporre nel XV azzurro titolare anche quando era palese che non aveva ancora la capacità mentale per sopportare il grande stress e la grande responsabilità di un ruolo chiave in un Torneo impegnativo come il Sei Nazioni. Il C.T. sudafricano ha giocato di azzardo anche con Mauro Bergamasco improvvisandolo mediano di mischia a Twickenham contro l’Inghilterra il 9 febbraio dell’anno scorso: fu un autentico disastro a cui solo la solidità mentale di questo navigato fenomeno poteva far riparo. Sabato dunque Canavosio esce al 28’ ed entra Tebaldi. Poi, al quarto d’ora della ripresa, nel pieno della furiosa sarabanda dei gallesi alla ricerca della prima meta, accade che il giocatore di Parma non riesca a placcare in extremis Hook e viene sostituito e da chi? Da un nuovo esperimento: Riccardo Bocchino, 22 enne da Viterbo in forza al Rovigo, appena pervenuto alla panchina con pochi minuti di azzurro sulle spalle. Ruolo: mediano di apertura e non mediano di mischia! Un tentativo per bruciare anche lui? Sabato al Millennium Stadium, il tecnico gallese Gatland, in difficoltà per le assenze di tanti infortunati (in partita, non in allenamento..), ha fatto esordire il 18enne Prydie. E allora perché gli italiani non possono fare altrettanto con un ventiduenne? Semplice: l’esordiente più giovane della storia del rugby gallese, viene impiegato nel proprio ruolo, quello di ala. Bocchino, invece, è stato chiamato a guidare un pack -sottoposto fera l’altro ad una pressione tremenda- in un ruolo non suo. È vero: in Francia, Parra, Michallak, Yachvili, giocano indifferentemente nei due ruoli di mediano, ma sono anni che si addestrano nei club e in Nazionale. Mentre al giovane viterbese si è chiesto di improvvisarsi mediano di apertura, ruolo che non ha mai ricoperto neanche per pochi minuti.
Il cinismo pragmatico ed irriguardoso di Nick Mallet e del suo entourage azzurro continua a dipanarsi sul doppio binario dell’aggressività e della logica di salvare la propria immagine a discapito di quella degli altri. Resosi conto (ma forse il presidente Dondi gli ha detto qualcosa) di avere esagerato, dopo Parigi, nelle accuse ai giocatori, al termine del match di Cardiff Mallett si è detto orgoglioso del comportamento dei giocatori denunciando, però, Tebaldi, Garcia e Zanni per avere fallito i loro interventi in occasione delle tre mete gallesi, due di Hook (magnifico “carta velina”) e Shane Williams (un’apoteosi per il minuscolo factotum). Come a sottintendere che “..se avessero placcato, il Galles non sarebbe andato in meta”. È invece nella logica dei fatti che, batti e ribatti, alla fine uno ti scappi! Ma andiamo bene ad analizzare lo svolgimento del match gallese. Dopo i primi 15 minuti vissuti in equilibrio -schermaglie a centro campo con Mirco Bergamasco che coglie il palo, Gower che sbaglia un drop, mentre Steven Jones realizza il 3-0- poi per 20 minuti si è giocato sempre a ridosso della linea di meta azzurra, ad esaltarsi in una serie di placcaggi infiniti: la palla sempre in mani celtiche con attacchi a valanga senza un attimo per tirare il fiato. Un miracolo salvarsi solo con un 12-0 da calci piazzati. Nella ripresa la musica è stata la stessa, almeno fino a quota 33- 3. Italia sempre in difesa, senza creare una azione da meta, che si limita a calciare avanti i palloni pervenutii da mischie, turnover e touche (una sola persa). Un catenaccio che deve per forza capitolare, anche perché la difesa fatalmente comporta un ricorso alla indisciplina che fatalmente sfocia anche nel giallo a Mauro Bergamasco. Il catenaccio, non paga nel rugby, lo sanno tutti. Anche squadre come la Scozia o l’Inghilterra -che per qualche momento, negli scorsi anni, hanno pensato di poter vincere grazie alle pedate di Wilkinson, Patterson o Parks- si sono aggiornate.
La Scozia ha cambiato registro e così -dopo aver impegnato allo spasimo Galles, Francia, Inghilterra (pari 18-18) - sabato, ‘giocando’ e non badando solo al territorio, è andata a vincere nientedimeno, e con merito, a Dublino, relegando l’Italia a fanalino di coda del Sei Nazioni 2010 e rimediando, così, alla sconfitta del Flaminio, maturata grazie alla prodezza di Canavosio piuttosto che da una decisa superiorità italica. Anche l’Inghilterra ha cambiato stile di gioco e si muove molto di più. Sabato a Parigi ha tenuto in panca Wilkinson preferendogli il manovriero Toby Floods e ha rischiato di rovinare ai Galletti la festa del ‘Grande Slam’. Il XV della Rosa ha aggredito la Francia proprio sul terreno preferito dai transalpini, quello del gioco da ogni situazione. È riuscita persino ad andare in meta con una azione in prima fase ed alla fine ha dovuto alzare bandiera bianca solo per le pedate vincenti di Parra ed il drop di Trinh-Duc: ha perso, davvero con onore, per i due punti di scarto (10-12) difesi dai francesi con una prolungata melina degli avanti durata per tutti gli ultimi 10 minuti. È rimasta soltanto l’Italia di Mallett, nel mondo del grande rugby, a giocare alla ‘viva il parroco’: calcio, palla lunga e pedalare. Alla vigilia del match di Cardiff, il presidente Dondi ha dichiarato di “non condividere” il modo di proporsi nel gioco della Nazionale e ha anche detto che la resa dei conti avrebbe seguito gli esiti dell’ultimo match del Sei Nazioni. Anche al termine dello scorso Sei Nazioni, dopo l’ennesimo ultimo posto, si era paventato un repulisti che avrebbe riguardato vari comparti del clan azzurro: ma non se ne fece niente! Si è perso perciò un anno.
Ora non si può più procrastinare il giro di vite, il rugby italiano è entrato nell’era Celtic League e Dondi, dopo avere portato l’Italia nel Sei Nazioni, è riuscito anche ad inserirci nella ‘magica’ manifestazione celtica. Campionati stravolti, tutto nuovo. Anche la Nazionale, tutto il suo management e staff di ogni livello, in linea con il resto del mondo del rugby che conta. Un passaggio obbligato anche alla luce dei rapporti strettamente interdipendenti fra i due superclub italiani di Celtic League e la Nazionale. Un processo che richiede giusti tempi ma che deve essere priorità nell’agenda del rugby italiano.

 

16
23 Mar 2010
alle 00:08

michele bellingeri

Non esistono queste 5000 tesserate.

Conosco giocatrici che mi racconatano realtà ben diverse, e nemmeno credono di arrivi a 1000.

Ma dove escono sti numeri?

E vorrei proprio vedere quanti sono gli spettatori di queste partite..

15
23 Mar 2010
alle 00:02

Darda

Non è questione di uomini o donne, la questione è un'altra. Potrò sembrare ripetitivo, ma se la Federazione non investe veramente nei vivai, stimolando prima di tutto le società (le Accademie vanno bene, ma ci sono squadre giovanili che non hanno neanche la "panchina" in campionato...) non si avrà mai una vera crescita globale del movimento italiano. Al contrario se il movimento cresce dal basso crescerà anche il movimento femminile e tutto ciò che è rugby, allora, una vittoria femminile in Galles potrebbe essere non solo un BELLISSIMA sorpresa, bensì una delle tante da collezionare...(stesso discorso vale per le nazionali maschili minori). E poi, leggendo la formazione azzura femminile non mi sembra di scorgere nomi stranieri e neanche di ragazze cresciute all'estero: questo non è un caso amici miei, prima o poi i conti tornano, almeno a noi che non sediamo su poltrone "prestigiose"....

14
22 Mar 2010
alle 22:08

Tim

E importante che la FIR da sostegno e valore al movimento femminile perche anche qui i vivai cresceranno (o no cresceranno) e il numero dei tifosi per il campionato Italiano (maschile e femminile) aumenterà (o non aumenterà).

Semplicemente queste atlete sono le mamme di domani e non parlo solo delle azzurre ma tutte che giocano. Vogliamo che i loro figli sono interessati in rugby o no?

Importantissimo che loro rimangono interessate in rugby per una vita e non solo la breve carriera rugbistica. Cosi il rugby Italiano sara anche piu forte.

A proposito, le azurre hanno uno sponsor sulla maglia quest'anno o no?

 

 

 

 

13
22 Mar 2010
alle 21:50

cruko

5000 ma dove   80%sotto i 16 anni ma cosa dite io alleno il miny rugby e ho 7 ragazze under 14 non riesco a giocare con nessuno e siamo disposti pur di giocare anche a lunghe trasferte per favore ditemi dove sono queste 4000 tesserate ..........ma forse in fir contano le ragazze come contano i maschi ???? (60/80mila tsserati )ah ah ah  cmq grande impresa brave

12
22 Mar 2010
alle 20:34

Argos

Stoccolma, 17 maggio 2009
Trofeo FIRA – qualificazioni WRWC

SVEZIA – ITALIA 16-14

Italia: Cioffi (1 Cap); Pennetta (1 Cap), Zangirolami (Cap), Peron, Bruno (1 cap); Schiavon Ve., Barattin; Barbini, Campanella, Este; Pettinelli, Gai (1 Cap); Sanfilippo, Brennon (Mai chiamata per il 6 Nazioni), Cucchiella. A disposizione Trevisan (No Cap), Raponi (No Cap), Nespoli (No Cap), Sparavier (No Cap), Denza (No Cap), Zublena (2 Cap), Costa (No Cap)

Bridgend – domenica 21 marzo 2010

RBS 6 Nazioni femminile, V giornata

Italia: Furlan; Barattin, Cioffi, Zangirolami (cap), Veronese; Tondinelli, Schiavon Va.; Gaudino, Este, Campanella; Pettinelli, Severin; Gai (10’ st. Gini), Peron, Cucchiella

Potete confrontare le due formazioni.

La domenica dopo si giocava la finale scudetto tra Treviso e Mira e non è un caso che manchino le atlete di entrambe le formazioni.

In più siamo l'unica tra le nazionali che partecipano al 6 Nazioni a non avere una 2a squadra: Inghilterra "A", Francia "A", Scozia "A" giocano regolarmente con  Spagna, Svezia, Olanda, Nomads e British Army. Irlanda e Galles uilizzano spesso la selezioni Ireland School e Wales Academy, qualche volta anche le nazionali "A". In più Galles, Francia ed Inghilterra hanno anche selezioni U.20 e U.18. Noi abbiamo radunato una simil U.18 l'anno scorso a Biella per la prima volta per giocare contro le pari età francese. Come ho già detto in altre sedi sono convintissimo che una Nazionale "A" sarebbe utilissima allo sviluppo del nostro movimento, per formare atlete a livello internazionale e credo che con le azzurre che sono rimaste fuori dalla rosa del 6 Nazioni ed altre ragazze che militano in A1-A2 si potrebbe benissimo metterla in piedi... è solo una questione di soldi? Gli introiti del 6 Nazioni (come dice lo statuto) dovrebbero essere equamente ripartiti per finanziare lo sviluppo territoriale del rugby. Mi piacerebbe che qualcuno ci dicesse quanto di quello che abbiamo incassato va a sviluppare il movimento femminile nella scuola e sul territorio. Semplice curiosità.

11
22 Mar 2010
alle 19:49

Zamax

Qui un video di soli trenta secondi della partita:

http://news.bbc.co.uk/sport2/hi/rugby_union/welsh/8579293.stm

10
22 Mar 2010
alle 19:46

GiorgioXT

Altri la conoscono molto meglio ...

Io so solo che nella migliore ipotesi è stato sottovalutato il girone di qualificazione ai prossimi mondiali, a cui abbiamo perso l'accesso perdendo contro la Svezia .

E' stata mandata però una squadra priva di tante nazionali... 

9
22 Mar 2010
alle 19:30

Monica

Giorgio spiega meglio questa storia della Svezia please

8
22 Mar 2010
alle 19:20

rick the trick

ahi giorgio. non vorrai mica mettere in dubbio il generoso supporto del presidentissimo e dei suoi fidi (bau bau) collaboratori, vero?

7
22 Mar 2010
alle 18:59

GiorgioXT

"Mi ricordo che qualche anno fa le nostre donne con le palle (ovali) andavano in trasferta in francia con le proprie auto... In tal senso la federazione si è mossa o schiodano il culo dalle tribune vip solo per saltare sul carro delle vincitrici?"

Se pensi che è stata mandata in Svezia una vera e propria "seconda squadra" senza motivo ... a meno che non ci fosse la paura di dover pagare la squadra per la coppa del mondo ..

Speriamo cambi qualcosa! le ragazze lo meritano .. e tanto ! 

6
22 Mar 2010
alle 18:59

Monica

PAGATE LE RAGAZZE ALLO STESSO MODO DEGLI UOMINI !!!

5
22 Mar 2010
alle 18:53

Argos

@ Giulio

Se non altro adesso le trasferte vengono pagate, ma la diaria delle ragazze è la stessa degli U.17, con molti zeri in meno di quella dei loro colleghi maschi.

@ Rick

Il problema è che tra U.16 e seniors non ci sono categorie intermedie a 16 anni (questo succede nella mia squadra) passi a giocare dalla Coppa Italia a 7 senza mischie, senza touches, senza gioco al piede e con campo ridotto a giocare in Serie A dove il gioco è reale e magari ti confronti con realtà (Treviso, Mira, Monza, Roma o Pesaro per parlare del mio girone) dove il divario fisico prima che tecnico è enorme ed il tasso di infortuni tra le piccole è molto alto, anche perchè sussiste un bel problema culturale ovvero: far intendere a ragazzine di 16/17 anni che per giocare questo sport devono "almeno un pò" costruirsi fisicamente è difficilissimo. Ci vorrebbe una categoria intermedia, ma questo implicherebbe più soldi da investire e la necessaria collaborazione tra strutture e società che sono vicine... credetemi gli orticelli che qui si citano spesso parlando di Celtic esistono anche per quello che riguarda il rugby femminile.

4
22 Mar 2010
alle 18:09

Giulio 3

Mi ricordo che qualche anno fa le nostre donne con le palle (ovali) andavano in trasferta in francia con le proprie auto... In tal senso la federazione si è mossa o schiodano il culo dalle tribune vip solo per saltare sul carro delle vincitrici?

3
22 Mar 2010
alle 17:55

rick the trick

"Oggi sono circa 5000 le tesserate di cui l’80% d’età inferiore ai 16 anni."

ok. ma la percentuale così alta di u16 è dovuta maggiormente ad un boom del rugby tra le ragazzine o al fatto che poco oltre quell'età si allontanano da questo sport?
giusto per capire come sarà la tendenza... se si cresce o se si rimane stazionari (tralasciando l'effetto moda che coinvolge tutto il rugby)

2
22 Mar 2010
alle 17:21

Monica

ovviamente maggiori per le donne

1
22 Mar 2010
alle 17:10

Monica

Chissà come mai quelle parole del tecnico me le ricordo più che bene!!! Grande Duccio e forza ragazze non avete bisogno dell'appoggio fir, ce la farete da sole.

Alla Fir: sarebbe bello sapere che i soldi che date agli uomini per giocare in nazionale siano gli stessi!!! anzi dovrebbero essere maggiori

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