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Esce oggi nelle sale italiane l'ultima fatica di Clint Eastwood, Invictus. Il film, con Morgan Freeman e Matt Damon protagonisti e candidati all'Oscar, ripercorre i fantastici mesi del 1995, quando il presidente del Sud Africa Nelson Mandela riuscì a unire sotto i colori degli Springboks un popolo lacerato dal razzismo dell'Apartheid. Ieri sera, organizzato da Rugby for Africa, a Milano abbiamo potuto goderci l'anteprima del film. Qui sotto i miei primi sentimenti e i commenti di chi ha avuto la fortuna di essere al Bicocca Village per questo avvenimento.
Una serata di rugby e solidarietà ieri sera al Bicocca Village di Milano. Molti appassionati, tantissimi giocatori delle squadre meneghine e anche qualche volto noto del Super 10 e della nazionale sono accorsi per la prima di Invictus, il nuovo film di Clint Eastwood sui mondiali di rugby del 1995. Qui sotto potete ascoltare i commenti a caldo di chi il rugby lo vive ogni giorno sui campi. Io, pur non essendo un critico cinematografico, devo dire che sono uscito soddisfatto dal cinema. Eastwood, pur forse non stupendo e commuovendo come in passato, ha sicuramente saputo raccontare molto bene una storia vera. Il Sud Africa che esce dall'Apartheid, la paura dei bianchi e la voglia di vendetta dei neri, l'incomunicabilità e l'odio tra due mondi che fanno parte dello stesso Paese. Eastwood è riuscito a farlo senza eccedere troppo nella retorica, anche grazie agli ottimi attori, sopra tutti un Morgan Freeman veramente da Oscar. Ne è uscito un film bello, che lascia un segno forte e che insegna qualcosa. Da un punto di vista del racconto storico, il limite maggiore è stata la mancanza di un approfondimento psicologico sul nuovo rapporto che devono avere bianchi e neri in un contesto completamente ribaltato. E' poco credibile la "facilità" con cui François Pienaar, cresciuto in un ambiente razzista, accetta il nuovo presidente e la sua visione del mondo. I personaggi migliori, infatti, risultano le guardie del corpo di colore di Mandela e Ruben Kruger, lo sfortunato Springbok morto poche settimane fa. Sono coloro che, meglio di tutti, esprimono questa difficoltà ad accettare il nuovo status quo, che si ribellano a un mondo in cui bianchi e neri convivono. E, 15 anni dopo, si capisce che il quadro idilliaco dipinto da Eastwood è ben lontano dalla realtà sudafricana e che la vittoria mondiale è stato un momento importante, ma non ha rivoluzionato un Paese ancora oggi lacerato.
Da un punto di vista rugbistico, invece, il film non è sicuramente adatto ai tradizionalisti che non accettano errori e interpretazioni non precise al 100% del gioco. Ma, nonostante alcune sviste e alcune imprecisioni, bisogna ammettere che Eastwood, pur non conoscendo questo sport, ha saputo ridare le emozioni di un evento unico. Cadendo raramente nell'americanismo da Football americano. Insomma, a me è piaciuto!
Se avete la possibilità di farlo, guardatelo in lingua originale. L'interpretazione di Morgan Freeman nella parte di Mandela è qualcosa di stupefacente.
Qualcuno invece pensa che sia la saga della SARFU
Ciao, ho visto il film e devo dire che a me è piaciuto molto. Il telaio del film è la storia di Mandela dal momento dell' insediamento alla presidenza della RSA, sul quale si poggia la storia di Francois Pienaar e della Nazionale sudafricana di rugby, che vincendo i Mondiali 1995 ha reso anche un grosso servizio "strategico" al nobile piano di Mandela di ricreare una sorta di armonia tra ex-dominanti ed ex-dominati, tra bianchi e neri, per una nuova Nazione Arcobaleno :-)
Lele, forse perchè a Saviano interessa sapere in giro per il mondo come affrontano conflitti sociali contraddizioni e le strategie che le persone attuano per risolverli senza scontro sociale.
Ah ai vari topo gigio e calimero e soprattutto a te credo che non interessi la recensione di questo film.
Ragazzi, concordo e ripeto: che c'entra il signor Saviano con il razzismo, il Sud Africa e Mandela? Ripeto: proiezione privata del film per un personaggio che non ha i titoli per parlarne. Non si occupa di cinema, non si occupa di rugby, non si occupa di apartheid e non si occupa di Sud Africa. Potevano far fare la recensione a Topo Gigio a questo punto! O, meglio, a Calimero. Almeno lui è piccolo e NERO!
@lele, penso che il film si occupi della valenza sociale dell'evento storico-sportivo, non penso faccia la recensione tecnica della finale della WC. A volte si fa prima a dire Saviano mi sta sulle p...
Lele, difatti Saviano non parla di rugby. E il film non è proprio indicato a far parlare autorevoli sapientoni del rugby (allora sì che abbonderebbe la retorica.)
il film per la tematica che tratta è molto bello...però AVVERTO nn pensate di andare a vedere un film tipo quelle americanate di Ogni Maledetta Domenica, Le Riserve o The Program...
No, sento la mancanza di gente che non deve mettere parola in ogni cosa accada nel mondo! Saviano si limiti a parlare di Gomorra e, magari, di Apartheid e razzismo (e anche rugby) facciamo parlare chi è autorevole sull'argomento!
Lele, Oggi, ore 09:11
Pure di questo ci parla Saviano???? E lo fa con una retorica anche peggiore di quella di Eastwood! Non ne sentivo la mancanza.
E di cosa senti la mancanza? di fazioni opposte ch si ammazzano a più non posso?
Pure di questo ci parla Saviano???? E lo fa con una retorica anche peggiore di quella di Eastwood! Non ne sentivo la mancanza.
Interessante, commento da confrontare con la recensione di Roberto Saviano oggi su Repubblica. (una pagina intera).
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alle 14:11
gareth
Concordo sull'interpretazione da Oscar di Morgan Freeman, per il resto è un film leggero e gradevole, un po' patinato, consigliabile alle famiglie. La scena del tour nelle township è deliziosa nella sua veste fiabesca. Insomma non è Ken Loach, ma non è neanche un filmetto da due soldi.
Sulle ricostruzioni del gioco, a parte l'indugiare sulle smorfie degli uomini di mischia, e a parte la provata impossibilità di trovare una controfigura che renda l'idea dei movimenti di Jonah Lomu, devo dire che sono state rese molto meglio di quel che paventavo!