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Mentre si aspetta l’ufficialità del posticipo celtico a data da destinarsi (nonostante l'ultimatum posto da Dondi che vuole una risposta definitiva entro il weekend), ci si inizia seriamente a interrogare sul futuro del rugby d’elite italiano. Sul futuro del rugby italiano tout-court è inutile interrogarsi, perché finché a capo della baracca ci sarà questa dirigenza per il movimento non ci sarà trippa per gatti, purtroppo. Quindi, nel caso di conferma della bocciatura celtica, ragioniamo sul Super 10, sugli azzurri e sulla Serie A.
Tramontata temporaneamente l’utopia celtica si contano morti e feriti. Stiamo parlando dei club di punta del panorama italiano, quelle società che faticano ad arrivare a fine mese, che ritardano i pagamenti (quando li fanno!), che sono a un passo dal dire addio. Tra sussurri e realtà evidenti, è chiaro che almeno metà delle formazioni del massimo campionato sono a rischio fallimento in caso di bocciatura celtica e sono pronte a seguire il destino di Capitolina e Calvisano. Rovigo esce or ora da uno sciopero dei giocatori per stipendi pagati in ritardo (e non è la prima volta), le due formazioni parmigiane faticano fin da inizio stagione a far quadrare i bilanci e la Rugby Parma sta per tagliare nuovamente gli stipendi ai giocatori pur di garantire i pagamenti fino a fine anno. Anche a Viadana non sono rose e fiori. Lo sponsor e la società hanno puntato moltissimo sull’opzione celtica e tramontata questa bisogna capire cosa resta in mano. Lo sbocco europeo era conditio sine qua non per continuare a investire in uno sport che, a livello nazionale, non ha ritorni d’immagine ed economici sufficienti per giustificare le spese. Sponda Roma, invece, bisogna capire se nascerà la franchigia di cui si parla da settimane, o se le minacce di Abbondanza, dopo l'esclusione celtica, di lasciare si concretizzeranno. Venezia è in crisi ormai da un anno e va avanti giorno dopo giorno. L’Aquila è ancora alle prese con il post terremoto e ogni euro investito nella palla ovale è un miracolo. Prato punterà sul Tre, o meno? Benetton, dopo la mazzata celtica, avrà ancora voglia di foraggiare un campionato che gli sta stretto e una Federazione con cui è in guerra perenne? E non scendiamo in Serie A, dove le società in crisi sono tante, partendo da Piacenza, di cui si è già scritto e detto tutto, fino al Riviera, passando da tante altre realtà a rischio implosione.
Il famoso piano B della Fir (il campionato delle franchigie), poi, diverrà realtà o continueremo a navigare a vista, senza ben sapere dove andare? Anche perché l’unica certezza è che i grandi nomi azzurri, da Zanni a Ghiraldini, hanno già buttato via un anno e non accetteranno di restare in Italia per giocare nel “Super qualcosa”. Un esodo che abbasserà ancora di più il livello tecnico del campionato.
Quindi? Quindi si torna a bomba e si torna dove si doveva iniziare quando si è avviata la scalata celtica. Che, da sola, sarebbe stata comunque un fallimento. Puntare sulle franchigie (6 o 8), magari da affiancare a quelle realtà solide e storiche che possono camminare da sole, e seguire la scuola Padova. Che, in un momento di crisi economica, ha abbattuto i costi puntando sul vivaio, sui giovani e sugli italiani. Il risultato? Semifinale di Coppa Italia certa, piena lotta per accedere ai playoff del campionato e una giovanile che domina. Insomma, allargare il bacino dell’elite ovale e galvanizzare il movimento giovanile italiano. Da qui riparte il futuro del rugby italiano. Almeno di quello definito d'elite. Perché il futuro del rugby italiano in tutta la sua completezza, purtroppo, non potrà nascere finché chi lo governa se ne disinteressa.
Colpa di Dondi.. colpa dei club..Non bisognerebbe dimenticare la politica federale enunciata a suo tempo con l'entrata nel 6N e l'avvento del "professionismo?!?!" "La nazionale vincente che fa da traino al movimento" E con questo hanno trombato per 15 anni piccoli e grandi club.
@ GiorgioXT: ricordati che siamo in Italia: "fatta la legge trovato l'inganno". comunque è vero, la federazione avrebbe dovuto imporsi con i clubs, imporre le giovanili, imporre un bilancio chiaro (almeno ai club dalla A2 in su), incentivare i progetti nelle scuole e la creazione di un bacino d'utenza più ampio sul territorio. purtroppo la Fir non l'ha fatto, e non è quindi esente da colpe. però non possiamo pensare che sia l'origine ed il fine di ogni male, altrimenti continueremo a fare sempre gli stessi errori (come clubs). d'altra parte non ci vuole molto a capire che se entrano 100 euro dagli sponsor, non posso pagarne 200 per i giocatori. come non ci vuole molto a capire che un buon settore giovanile, nel giro di 5/10 anni ti permette di avere buoni giocatori per la prima squadra a costo zero o giocatori da vendere/scambiare/prestare ed ottenerne qualche soldino (se non ricordo male fino ai 27 anni il cartellino di un giocatore è di proprietà della società di appartenenza).
Io lascierei Dondi e Soci a lavorare per altri 10 anni. Dopotutto la Francia ci ha badato 20 anni prima di vincere qualcosa nel 6N.
Quindi tutti a supportare il lavoro della FIR, che ci regalera' nei prossimi anni campionati migliori del Super14, con nazionali italiani migliori al mondo (gia mezza squadra Azzurra e' migliore al mondo), e forse vincere la Coppa del Mondo in Italia, nel 2023.
"un'ultima precisazione: è sbagliato parlare dei club di alto livello e del rugby di base come se fossero coincidenti. anzi i club di alto livello (escluse poche eccezioni) il rugby di base (giovanili, progetti scuola ecc.) li delegano ad altre squadre, con meno pretese ma più buonsenso!"
Per risolvere questo basterebbe cambiare una parola della circolare federale ... non servirebbero nemmeno soldi e molte situazioni (tipo Milano) dovrebbero fondersi per forza.
come mi deprimo a leggere sta roba...
ma c'è qualcosa che funziona in questo caxxo di paese?
come mi deprimo a leggere sta roba...
ma c'è qualcosa che funziona in questo caxxo di paese?
@ marco da prato: ma basta!!! il campionato (ed i clubs) sono andati alla malora perché sono quasi 20 anni che seguono una politica folle, autolesionistica e miope. seguendo l'esempio del milan rugby, hanno dirottato tutte le energie (ed i soldi) nella creazione di prime squadre di livello, dimenticandosi totalmente delle giovanili, salvo poi finire i soldi (situazione aggravata oggi dalla crisi, ma già visibile anche prima). poi alla federazione si può imputare il non aver vigilato abbastanza, la disorganizzazione, la mancanza di un progetto tecnico concreto, ma non usiamo l'incompetenza della Fir come capro espiatorio per mascherare la miopia, l'incapacità e la mancanza di professionalità delle dirigenze dei club! se tutti avessero fatto come il petrarca (tanto per fare un esempio) il rugby italiano starebbe decisamente meglio!
tra l'altro (lo ribadisco) il problema risale a prima di dondi!
un'ultima precisazione: è sbagliato parlare dei club di alto livello e del rugby di base come se fossero coincidenti. anzi i club di alto livello (escluse poche eccezioni) il rugby di base (giovanili, progetti scuola ecc.) li delegano ad altre squadre, con meno pretese ma più buonsenso!
No!! ma non perchè non ce ne siano o non ce ne siano mai stati. E' che in tutti questi anni si è lavorato per eliminarli e per creare un sistema che sia ingestibile in modo corretto.Per capirsi: la persona onesta con volontà, capacità e voglia di fare dura in certi ambienti dalla sera alla mattina. Soprattutto se metti al primo posto il lavoro e il rispetto della cosa pubblica.
No!! ma non perchè non ce ne siano o non ce ne siano mai stati. E' che in tutti questi anni si è lavorato per eliminarli e per creare un sistema che sia ingestibile in modo corretto.Per capirsi: la persona onesta con volontà, capacità e voglia di fare dura in certi ambienti dalla sera alla mattina. Soprattutto se metti al primo posto il lavoro e il rispetto della cosa pubblica.
Infatti, abbiamo uomini in grado di gestire BENE la fir e che abbiano l'appoggio politico (non nel senso della politica) per essere eletti??
Homer, credo proprio che tu abbia pienamente ragione: forse noi italiani siamo così e c'è da pensare che la cosa sia senza speranza di uscita.
Scusate.. ma se il sistema fuori dagli uffici della federazione è gestito nello stesso modo (vedi gli scandali che ogni giorno scoppiano in qualsiasi zona dell'italia) come si può pretendere di migliorare cambiando un presidente? Non sarà una questione di DNA? Anche perchè a me sembra che se sostituiamo la parola rugby e che ne so mettiamo La Maddalena o Parmalat o fastweb o l'Aquila o gli smottamenti in Calabria e Sicilia otteniamo la stessa risposta...una massa di incapaci ...incompetenti e approfittatori delle situazioni contingenti.
P.S. ho amici che bazzicano altre federazioni, e a quel che mi dicono sono nella stessa situazione (vedi FISI proprio in questi giorni)
Ah aggiungo, cacciare Dondi è la cosa più facile. Sarà quando con lui si vorrà disinfettare la federazione che sorgeranno i problemi
beh..direi che la sorpresa sarebbe vincere...
Per il bene del rugby italiano, se servisse a cacciare via il reuccio, dobbiamo augurarci una sonora sconfitta in casa con la scozia, per doloroso che sia dirlo e auspicarlo.
La SOPRAVVIVENZA del rugby italiano passa per la cacciata di dondi e dei suoi patetici vassalli.
Per il bene del rugby italiano, se servisse a cacciare via il reuccio, dobbiamo augurarci una sonora sconfitta in casa con la scozia, per doloroso che sia dirlo e auspicarlo.
La SOPRAVVIVENZA del rugby italiano passa per la cacciata di dondi e dei suoi patetici vassalli.
@antonio
la cosa è stata voluta. Soltanto mandando in malora il campionato, il reuccio poteva avere la scusa per gestire in prima persona la celtic league (e relativa heineken cup). E' come spingere qualcuno giù dal burrone per poi far vedere che si corre a salvarlo.
E' stato un gioco sporco, e va denunciato in tutte le sedi, blog come questo compresi.
In nessun paese e in nessuno sport c'è un divario così ampio e inspiegabile tra la nazionale ed il campionato, in termini di soldi, interesse, impatto mediatico, sponsors.
E' ovvio che chi doveva curare l'intera "famiglia" rugbystica (chi altro, se non la federazione ?) ha pensato soltanto a curare il salotto buono, mentre il resto della casa va in malora.
Qualsiasi federazione (ma anche qualsiasi azienda seria) gestita in questo modo vedrebbe la dirigenza presa a calci nel sedere.
Come si poteva sperare che dondi facesse gli interessi dei clubs (e quindi della base del rugby italiano) quando ha pensato soltanto a mettersi in concorrenza attraverso la gestione di nazionale-franchigie e avere in mano TUTTO il professionismo in italia ?
Dondi HA VOLUTO distruggere i clubs e chiunque avesse potuto intralciare i suoi progetti.
Questo è sotto gli occhi di tutti da anni. E' ora di dire basta. Mandiamo a casa questo losco personaggio e tutta la sua corte dei miracoli.
1. Campionati nazionali x club (a gironi?), senza stranieri
2. 4 franchige federali(2 in heineken e 2 in challenge), mini campionato interno, pochi stranieri ma buoni
3. con buoni risulati a livello nazionale e heineken fra qualche anno la CL ci paghera`per entare
DONDI VATTENE !!!
I clubs sono in crisi ma in realtà di soldi da investire ce ne sono tanti (vero dondi ? quanti milioni ha portato la nazionale in questi dieci anni ???)
E' ovvio che la ricaduta non c'è stata perché abbiamo avuto una federazione gestita alla "cosa nostra", ma una dirigenza capace (vivaddio in italia ce n'è ancora) potrebbe ancora salvare il salvabile e ripartire sulla base dell'interesse che (ancora) genera la nazionale.
Ma bisogna far presto, dondi ha già fatto danni enormi, cacciamolo via prima che riesca a distruggere un secolo di storia rugbystica in italia.
?!?!?! solo 250 milioni ?!?! i proventi incassati dalla FIR ? mmmh...io credo qualcosina in più !!! Ad ogni buon conto la tristissima situazione del rugby italiano la dobbiamo esclusivamente alla "nostra" italianità. Dove esiste solo la voglia (ovviamente da parte delle "menti") di mungere la vacca finchè è grassa e poi.....passare ad un' altra stalla, per usare una metafora. Detto questo ci sono numerosi realtà ma che non hanno i mezzi di $o$tentamento ($$$$) per un salto di qualità. E il famoso rugby di base del sig. Ascione (che a parlare con lui sembra di avere a che fare con un campione del rugby passato.....ma saprà che la palla si passa indietro ?) atto a sviluppare in senso piramidale il rugby italiano, dove all'apice sta la nazionale e sotto via via il resto del movimento. Ma doveeeeee ?!?!?!?!? C'è la Nazionale ...e....basta !!!! E' quella che vi porta il grano ...signori ipocriti dell FIR. Concretamente NON avete ancora fatto nulla per fare crescere quei punti vitali attraverso i quali si può far migliorare questo sport, e sono: 1)la classe arbitrale che è costituita dai soliti pochi personaggi che arbitrano in Top Ten e serie A (dove non sono nemmeno microfonati), e dove in serie B &Co non esiste nemmeno la terna e gli arbitri devono sobbarcarsi spese di viaggio con miseri rimborsi, per non parlare della qualità degli arbitraggi.....in tutte le categorie. 2) non si fa nulla per motivare e far crescere i tecnici se non fare delle "ferree" selezioni (a suon di raccomandazioni....e basta!!! ) in indecenti corsi settimanali dove vengono imparite una serie di informazioni (al più superflue) che in brevissimo tempo devono essere metabolizzate dal corsista, con "istruttori" che recitano una sorta di "poesia" che la federazione ha insegnato loro, molte volte sconosciuti o se conosciuti....molto pieni di boria !!!!!!! Vogliamo parlare dei loschi figuri che satellitano intorno alla FIR...dove se vai a vedere una partita della nazionale e ti aggiri per le tribune numerate vedi persone con la divisa della FIR, che nessuno conosce o sa di cosa si occupano ?!?!... e non ne parliamo se si tratta di banchetti....ti ritrovi anche i bisnonni di costoro !!!!! Di contro ci sono realtà "sincere" che NON hanno nemmeno le magliette per entrare in campo, che non hanno una macchina di mischia decente degna di questo nome, o non hanno i conetti per tracciare il campo d'allenamento....per non parlare ovviamente della situazione campi da gioco in Italia.....un delirio!!! Perchè non vengono stanziati anche dei fondi per la cura delle superfici di gioco ???!! ...troppo intelligente ?!?! Nel rugby si è molto più a terra che in piedi e cadere su un terreno duro, secco, gibboso o addirittura ghiaioso...piuttosto che (in caso di pioggia) paludoso...è un vero problema !!! Meditate gente...meditate !!!!!!
non ci sono i soldi per fare 10-8-6 franchigie, le società sono quasi tutte alla cannna del gas, le franchigie si possono fare solo con grandi contributi federali, gli stessi che si sarebbero investiti in celtic e nei 60 giocatori sotto contratto, ma Dondi ha paura di questo, 6 franchigie sono 6 poteri forti di cui perderebbe il controllo, e poi come farebbe a essere rieletto ( a 80 anni?!?!), perchè ogni cosa non viene fatta per il bene del rugby italiano, ma solo se porta a lui potere e voti e agli altri poca visibilità e credibilità.
CHI ANDRA' A ROMA E AL FLAMINIO FACCIA GLI STRISCIONI :
DONDI A CASA -DONDI VATTENE- DONDI A CASA-DONDI VATTENE
8 o 10 realtà territoriali. Niente retrocessioni. OBBLIGO di avere un vivaio degno di tale nome (niente delege alla ...viadana) e limitare il numero di stranieri ed equiparati.
Strategie di marketing SERIE (cominciamo a promuovere il campionato quando c'è la grancassa del 6N ad esempio) e contratto televisivo che permetta una visibilità certa e di qualità (l'unica è SKY) anche senza pretendere troppi soldi.
Presenza nel territorio e nelle scuole.
E poi ...lavoro, serietà e competenza. D'altro canto negli anni 90 (col rugby pane e salame) riuscivamo a battere irlanda e francia...
E naturalmente una dirigenza competente, seria, concreta e lungimirante (quindi, via dondi e tutta la sua ciurma)
Anziché guardare il dito che punta la luna o continuare a giudicare proposte più o meno valide, sostenibili, moralmente apprezzabili ecc, vi inviterei a spostare la vostra attenzione su una domanda centrale:
Perché a fronte di una cifra certamente stimabile non inferiore a 250 milioni di Euro, incassati dalla Fir negli ultimi dieci anni, il rugby italiano si trova in una tale situazione? Quanto è stato effettivamente riversato sul movimento?
E i club "virtuosi e gloriosi", che fanno i budget preventivi su tante ipotesi e poche certezze, prendono impegni con i giocatori salvo poi chiedere sacrifici o chiudere direttamente la baracca, cosa hanno fatto per impedire tale situazione? Cosa hanno fatto per apportare risorse alla propria attività? Quei club che gridano a "Roma ladrona" salvo poi fare conto sull'assistenzialismo federale per alimentare la propria vanagloria?
Il nocciolo del problema risiede nelle risposte a queste e numerose altre domande. E finché la base del rugby italiano - società, addetti ai lavori, giocatori, tecnici, tifosi - continuerà ad azzannarsi in liti e discussioni da riunione condominiale, subirà passivamente l'oltraggio di scoprire che gli anni della grande opportunità sono diventati gli anni della grande illusione.
Bounty.
Hai visto bene. Il Petrarca ha i mezzi economici adeguati , gli impianti, tecnici, uno staff di dirigenti, e soci sostenitori tra i quali i grandi Petrarchini del passato, giocatori stranieri a partire da Mercier che si sono integrati nella filosofia" Petrarca" altri buoni giocatori stranieri legatissimi all'ambiente ed equiparati ed un bacino di giovani ( si parla di 400 tesserati). Tutto ciò con l'aggiunta di un Presutti grande conoscitore di uomini prima di tutto, e del rugby giocato..di uno staff di altri tecnici usciti dall'esperienza Petrarchina... tutto ciò può essere la spiegazione della strada intrapresa e dei risultati ottenuti proprio nel corso di quest'ultimo anno.
dimenticavo Padova...
e come sarebbero impostate le franchigie? x regione? area geografica? si ritorna punto e a capo...chi lo dice a Treviso, Rovigo e Venezia che si fa una franchigia veneta??? o del nord-est?
@ fabel questo discorso lo avevo sentito anche io ! Ma quanto è fondato?
tutte le soluzioni della federazione di fare un campionato a squadre come quello francese o inglese sono fallite, perchè nn c'è in Italia un bacino così largo per tirar fuori dei buoni giocatori costantemente anno dopo anno...l'unica soluzione è adattare al panorama italiano quei progetti vincenti delle franchige...altrimenti se nn lo si vuole fare perchè si pensa di distruggere delle realtà (si pensa, ma nn si capisce che nn si verrebbe a distruggere niente, basterebbe fare un campionato di franchige e dopo un campionato delle squadre) allora nn andiamo a lamentarci di nn essere competitivi (presupposto quello che ho detto all'inizio) nel panorama internazionale del rugby.
Esiste la possibilità di annetterci alla terza divisione francese ?
Bounty, non ti riconosco più ...
Il Petrarca esempio da seguire ... ???
Bounty, stavo per dirlo io... ;)
Concordo al 100% sul finale dell'articolo.
BISOGNA PUNTARE SUGLI ITALIANI.
BISOGNA PUNTARE SUI VIVAI.
Petrarca ha tracciato la strada giusta.
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alle 10:41
reda
ma il principio è corretto, è l'applicazione dello stesso il problema!
ovviamente poi le colpe della situazione devono essere ripartite tra i (colpevoli) soggetti coinvolti. quello che mi da fastidio è l'italica attitudine a trovare il colpevole "facile", che porta al non analizzare la totalità dei fattori in gioco ed a trovare soluzioni che non risolvono un bel niente!