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Due figure emblematiche della palla ovale italiana hanno salutato gli amici e hanno passato il pallone. Elio Fusco, colonna della Partenope degli Anni '60, e Corrado Sannucci, firma ovale de La Repubblica, sono morti a distanza di poche ore l'uno dall'altro. Chi sul campo, come Fusco, e chi dalla tribuna stampa, come Sannucci, entrambi hanno interpretato quello spirito appassionato e grintoso che caratterizza i rugbisti.
Figura storica del rugby partenopeo e italiano, Elio Fusco aveva compiuto 76 anni lo scorso 17 giugno. Mediano di mischia della grande Partenope degli Anni ’60, aveva contribuito con il suo estro e con il suo rugby moderno a portare due scudetti (64/65 e 65/66) sotto al Vesuvio e, tra il 1960 (esordio con la Germania ad Hannover) e il 1966, aveva indossato in undici occasioni la maglia della Nazionale: tra le sue indimenticabili prestazioni quella di Grenoble del 14 aprile 1963, contro la Francia, quando l'Italia sfiorò uno storico successo sfumato sono nel finale.
Appesi gli scarpini al chiodo non aveva abbandonato il rugby e la “sua” Partenope che aveva guidato, dalla panchina e non più dalla base della mischia, dal 1984 al 1992 e di nuovo tra il 2002 e il 2003.
Corrado Sannucci, invece, aveva 59 anni, era del 1950, ed era un appassionato verace. Come racconta oggi Fabrizio Bocca, su La Repubblica, "La sua grande passione era il rugby, praticamente lo portò di prepotenza a Repubblica, imponendolo. Cominciò a raccontarci le avventure del Sei Nazioni, i Mondiali in Sud Africa". Spirito burbero, odiava quel modo di raccontare il rugby buonista, del "volemose bene" e "che bello anche se perdiamo". Si scaldava in tribuna stampa quando vedeva gli azzurri perdere, se poi giocavano male si imbronciava ancor di più. Personalmente non lo conoscevo, anche se lo vedevo a ogni match del 6 Nazioni, perché con il suo fisico e la sua barba non passavano inosservati, e avevamo scambiato solo un paio di battute ognitanto. Per questo riprendo le parole dell'amico Alessandro Fusco, che lo conosceva bene, per ricordarlo e per far capire chi il rugby italiano ha perso "Passeggiando per il centro di Cardiff lo potevi trovare seduto ad un tavolino di un caffè con un libro in mano a guardare la gente con la solita espressione scocciata come a dire:"Ma perchè sono qui? Perchè continuiamo a raccontare le solite onorevoli sconfitte?", e deridere il nostro entusiasmo che, in fondo, gli piaceva da matti". Lui, oggi per parlare del suo addio, userebbe lo stesso sarcasmo che ho assaporato nelle sue battute al Flaminio.
Il rugby italiano oggi si ferma e saluta due suoi campioni.
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alle 16:35
Andrea Cimbrico
rubo due righe del tuo spazio. non ho avuto il piacere di conoscere Elio Fusco, con Corrado abbiamo perso un ottimo giornalista e un amico ancora migliore.
http://www.federugby.it/index.php?option=com_content&view=article&id=532%3Acomunicato-stampa-fir-un-minuto-di-silenzio-per-fusco-e-sannucci&catid=125%3Anews&Itemid=710&lang=it