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Oggi è il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Nella blogosfera si discute dei diritti dei più poveri, dei diritti dei gay, di quelli delle minoranze etniche e di chi vive in uno Stato dittatoriale. Ma è giusto ricordare anche chi ha scelto un altro diritto: il diritto di morire. Come Daniel James, giocatore di rugby ventitreenne, rimasto paralizzato dopo un incidente di gioco, e che dall'Inghilterra è volato in Svizzera per poter morire.
Daniel era considerato una speranza del rugby britannico fino a poco più di un anno fa, giocando anche nella nazionale juniores inglese. Nel marzo 2007 si infortunò gravemente durante una mischia in allenamento. La diagnosi fu tremenda: tetraplegia. Dan restò completamente paralizzato. Da allora per Daniel furono mesi lunghissimi scanditi dal dolore. Fino alla decisione di rivolgersi alla clinica «Dignitas» di Berna per l'eutanasia. «Dan non poteva camminare, muovere le mani, era incontinente e aveva tentato di suicidarsi senza riuscirvi essendo completamente inabile - aveva raccontato Mark James, dopo la decisione di assecondare il desiderio del figlio di farla finita - poteva tentare solo di affamarsi. Tutti abbiamo sofferto enormemente».
Proprio ieri un giudice ha scagionato i genitori di Daniel per averlo accompagnato in Svizzera per cercare una «dolce morte». In Svizzera il suicidio assistito, infatti, è considerato legale in determinate circostanze, in Gran Bretagna, invece, no. Per questo i genitori di Daniel, Mark e Julie James, erano finiti sotto processo. La pubblica accusa ha però deciso di non procedere perché la questione non sarebbe nell'interesse pubblico.
Ecco, se da un lato la notizia mi ha fatto piacere, perché un processo e una condanna avrebbero aggiunto dolore e sofferenza al dolore e alle sofferenze già patite da questi genitori, dall'altro mi fa male leggere che una questione come il diritto alla morte "non sarebbe di interesse pubblico".
No, mi spiace, il diritto (o la negazione del diritto) alla morte è nell'interesse pubblico. E' nell'interesse di chi è contrario o a favore dell'eutanasia ed è una questione che tocca, purtroppo, milioni di persone nel mondo. Si può essere a favore o contro, si può legiferare a favore o contro, si può assolvere o condannare. Ma non mi si venga a dire che non è una questione d'interesse pubblico!
Emanuela, non mi sono spiegato bene. Non voglio dire che dobbiamo uccidere quelli che sono in certe condizioni. Voglio semplicemente dire che dobbiamo lasciare il diritto, ripeto il DIRITTO, di far decidere a loro se continuare a "vivere" o no.
Io prendo una medicina tutti i giorni. La dovrò prendere per tutta la vita, altrimenti non si sa quale saranno le conseguenze. Nessuno mi può obbligare a prenderla, se deciderò di smettere sarà una mia scelta, un diritto che ho: dove è la differenza? E' esattamente come un viaggio in Svizzera...
Ma ricominciamo a parlare di rugby. Questo blog è fatto per questo. Ciao
Emanuela, libertà può anche significare pensare in maniera diversa dagli altri. In questo senso il discorso "se tutti ragionassimo come Daniel" non sta in piedi, perchè la bellezza dela vita consiste anche nel pensare diversamente.
Poi, se Daniele era completamente paralizzato come dice l'articolo di Duccio, come avrebbe potuto far tutte quelle cose citate da Nonno Felice?! A già, il giro in barca in qualità di larva....che figata!...
Non consentite a nessuno di prendere decisioni sulla vostra vita, perchè sarebbe come rinunciarne alla proprietà: fra un po' ve la tasserebbero pure............
nonno felice Daniel avrebbe potuto fare tutte le cose che hai detto tranne giocare a rugby per lo stato attuale delle conoscenze mediche
persino viaggiare perché ti ricordo che Ambrogio Fogar ha fatto una traversata oceanica in barca dopo l'incidente, ha scritto libri e ha visto crescere i figli
"comunicare", "amare" ed "essere amati" sono queste le conditio sine qua non è difficile pensare che la vita sia degna di essere vissuta a cui aggiungerei assenza di un dolore cronico. è la mancanza di una o tutte queste cose che ti fa cercare la morte e te lo dico con l'esperienza di una che ha cercato più volte la morte, ma soprattutto per aver visto persone in condizioni gravissime che io stessa avrei detto chi glielo fa fare, sentire di avere queste 4 cose e non desiderare la morte... oserei dire felici, serene, addirittura capaci di diffondere serenità a chi gli sta intorno. stiamo parlando di qualcosa di troppo soggettivo, ma se ragionassimo tutti come Daniel, i genitori di Pistorius anziché fargli amputare le gambe per garantirgli una vita migliore avrebbero dovuto mettergli in mano una pistola. Non vorrei essere cruda ma se il concetto di vita piena dipendesse solo dalle capacità di muoversi normalmente per il mondo tutti i disabili della terra si dovrebbero togliere la vita alla diagnosi. Pensate a come sarebbe stato il mondo senza Pistorius, o senza Zanardi o senza i tanti sconosciuti che ogni giorno riescono a dare un senso non solo alla loro vita ma anche a quella degli altri...
non sto dicendo che tutti debbono trovare una ragione di vita e che la medicina non debba mai fermarsi e dire hai diritto di decidere perché la vita ti appartiene, però non posso fare a meno di pensare che in molti di questi casi in cui uno dice voglio morire sia fallito qualcosa anche in chi aveva il compito di aiutarli
Ragazzi, cosa vuol dire vivere? Respirare e avere il cuore che batte? no!!! vivere vuol dire comunicare, poter viaggiare, poter fare quello che si vuole, andare a vedere una partita di rugby, seguire i propri figli nella loro vita, avere la gioia immensa di prendere in braccio la propria nipotina e giocare con lei. Questo è vivere.
per noi fortunati parlare di tali questioni risulta difficile, io non critico e non giudico esprimo solo il mio modesto parere, ovvero ritengo che ognuno debba poter decidere della sua vita quando essa non è più vivibile ed è questo che la legge dovrebbe tutelare, la libertà di scelta di ogni simgola persona senza condannare nessuno
Deficienza psichica è il termine usato dal codice penale. E' molto probabile che un giovane di 23 anni, dopo un incidente del genere, non sia in grado di comprendere appieno quale è la cosa migliore da fare. Comunque tale aspetto riguarda solo l'eventuale aumento di pena se accadesse in Italia. La condanna per aiuto al suicidio con l'aggravante del vincolo di parentela è scontata: In Inghilterra, ripeto, l'azione penale non è obbligatoria, mentre in Italia sì. Non c'entra nulla la pietà per i genitori, è solo una conseguenza del fatto che i giudici inglesi non hanno l'obbligo di perseguire le notizie di reato come succede in Italia, Francia,Spagna etc. etc. Per quanto riguarda i genitori, ad essere cattivi si potrebbe pensare che si siano tolti un peso che avrebbe gravato su di loro per tutta la vita. Ad essere buoni possiamo dire che sono stati degli irresponsabili in buona fede e che invece di sostenere psicologicamente il figlio lo hanno aiutato nel cercare la morte. Il viaggio in Svizzera per fare morire il figlio onestamente mi sembra troppo. Concludo dicendo che una cosa del genere in Italia e negli altri paesi non anglosassoni sarebbe punita severamente.
Emanuela, che quella dei giudici fosse un'invenzione per giustificare la non volontà di condannare dei genitori già distrutti dal dolore l'ho pensato anche io. Diciamo che è stata una giustificazione che capisco, ma forse poteva essere messa giù in altri termini. Per il resto, concordo con te. Anche se è talmente difficile entrare nella testa di chi soffre come Daniel che non so quale sia il possibile confine tra depressione e lucida volontà di morire.
E, a quel punto, tutto ruota sul fatto se sia, o meno, un diritto morire.
non mi risulta che Daniel avesse "deficienze psichiche", forse era depresso in seguito alle conseguenze dell'incidente, ma non tutti quelli che chiedono di morire con dignità quando la scienza non offre più possibilità lo sono. Alcune secondo i criteri di valutazione psichiatrica sono assolutamente capaci di intendere e volere e dal punto di vista psichiatrico forense non ci sarebbe nessun motivo per obbligarli a trattamenti non voluti. Il problema e qui c'è l'inghippo, la maggior parte delle legislature e il codice deontologico stesso del medico dicono che un medico può lasciar decidere il paziente se e solo se questo non mette in pericolo la sua vita nel qual caso deve decidere per lui e intervenire a meno che così facendo no si rientri nell'accanimento terapeutico.
non so perché ma sento che quella dei giudici inglesi è una giustificazione fittizia dettata dalla pietas per questi genitori: procedere avrebbe portato quasi certamente alla condanna anche perché secondo me in questo caso particolare c'è stata un po' troppa fretta, un muoversi sull'onda dell'emozione. Si parla addirittura di margini di miglioramento (non guarigione completa) ma miglioramento. e poi credo che in questo caso c'erano gli estremi per una di depressione e questo già doveva bastare a fermare il viaggio verso la Svizzera almeno fino a che non si fosse risolta. So che sono discorsi delicati e complessi da comprendere, ma il concetto di cosa sia una vita degna di essere vissuta sono molto soggettivi. Persone con stesse gravi condizioni: possono invocare la morte o gridare a tutto il mondo la loro voglia di vivere. Credo che l'unica cosa che si può fare in casi così estremi sia quella di migliorare il più possibile la qualità della vita di questi pazienti con le terapie del dolore adeguate, l'assistenza, gli strumenti, i servizi e il sostegno importantissimo per i familiari, se poi dopo tutto questo un paziente senza segni di depressione secondaria chiede lucidamente di morire allora beh anche legge e medicina si devono inchinare e dire "la vita altrui non ci appartiene".
Duccio, grazie per averne scritto. E' un argomento cosi difficile da affrontare che spesso si preferisce liquidarlo banalmente con un "sono d'accordo o sono contrario". E' apprezzabile che, seppur la questione sia dura e difficile, venga da te sottoposta (vuoi perchè - in questo caso - sfortunatamente collegata al mondo del rugby) all'attenzione di tutti.
Duccio, a quanto ho capito questa è una sentenza emanata in Inghilterra, dove vige un sistema diverso dal nostro, la common law, basata non su leggi o codici ma su precedenti sentenze che non possono essere disattese, se non in una maniera difficile da spiegare. Se un episodio del genere accadesse in Italia, dove l'azione penale è obbligatoria a differenza che in Inghilterra, la procura della Repubblica non potrebbe esimersi da indagare i genitori, i quali sarebbero sicuramente imputati e in seguito condannati per il reato di "istigazione o aiuto al suicidio" (art. 580 c.p.), con pena che va dai 5 ai 12 anni e con la concreta possibilità di un aumento della stessa fino ad un terzo se venisse provato che la vittima si trovava in uno stato di deficienza psichica, come sembra. A questo andrebbe poi aggiunta la aggravante data dal vincolo di parentela. Questi sono gli aspetti penalistici di tale vicenda, non entro nel merito della eutanasia, argomento che si presta a varie interpretazioni, difficile dire quale sia la migliore.
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alle 17:43
Giuseppe Alfonso Grassi
E' giusto, “affidare” o “vendere” a medici e a giuristi la nostra anima?
Più filosofia e meno medicina o giurisprudenza per risolvere i problemi della nostra anima!
Riprendiamoci la nostra spiritualità, ricominciamo a ragionare, cerchiamo in noi stessi quelle forze che ci consentono di superare anche i momenti più difficili della nostra vita!
Siamo invitati continuamente a “delegare” tutti i nostri problemi ad “altri”, ai cosidetti “specialisti”, “esperti”.
Un problema fiscale-finanziario? Bene, rivolgiti al fiscalista o al commercialista;
Un problema legale? Bene, ci sono tanti valenti avvocati e magistrati;
Un problema nei tuoi rapporti familiari? Semplice, c'è il “matrimonialista” che si farà carico del nostro rapporto coniugale; lo psicologo che si farà carico dei rapporti fra i coniugi e fra figli e genitori; il sessuologo che ci indicherà come fare, per poter, meglio, dare e provare piacere!
Un problema di salute? Bene, benissimo, fortunatamente ci sono tanti bravi specialisti che con la loro scienza, possono in moltissimi casi, curarci e guarirci.
E poi ci sono i politici ad essere delegati da tutti noi a rappresentarci e predisporre in un quadro legislativo una società che risponda a tutte le nostre esigenze e necessità temporali.
Ed ancora:
Un problema di lavoro? nessuna preoccupazione, affidati a patronati e sindacati;
Un anziano in famiglia? qual è il problema; ridenti ospizi, dai nomi allettanti ed esotici, sono in loro attesa pronti ad alleggerire i familiari da questo “pesante fardello”;
Un malato, un sofferente, un morente? Non preoccuparti, non farti carico, non pensare, ci sono pronti ad intervenire tanti assistenti, volontari, agenzie, pronte a farsi carico (anche se quasi sempre dietro la corresponsione di lasciti, contributi, donazioni), a sostituirti, ad allontanare da te tutte queste “brutture” che rendono la “qualità della tua vita” non “degna d'essere vissuta”,
che ti limitano della tua “sacro-santa libertà”.
Per i tuoi problemi spirituali? Tante occasioni, tante guide, tanti maestri, tanti imbonitori. Ovunque prolificano nuovi movimenti, sette, tutte pronte a proteggerti, a donarti felicità, a farti scoprire il “vero gusto” della vità, a proporti le loro “moderne verità”, da abbracciare semplicemente con atti di “fede”, purchè ti lasci coinvolgere in modo “acritico” sotto l'effetto di nuovi e ricercati moderni “anestetizzanti”.
Tutti ci propongono nuovi “modelli di vita”, nuovi “valori” a cui far riferimento e per cui vale la pena di vivere (successo, denaro, potere, visibilità sono ai primi posti...) e a questi nuovi e
moderni “profeti” è lasciato l'uso incontrollato dei mass media per sottoporti ad una vera “alimentazione forzata” di linee condotta che tendono sempre più a “massificarti” e a disabituarti a “ragionare” con la tua testa.
Ecco che il “politico” dimentica di “rappresentare” le volontà dei cittadini e tende a manifestare e far valere le proprie;
Ecco che le “guide spirituali” non sempre si limitano a dare direttive ed indicazioni nell'ambito delle proprie fede religiosa, ma tendono e spesso intervengono come guide “corporali” quando fanno valutazioni in ordine a fatti e decisioni di stretta pertinenza parlamentare o governativa, esprimendo proprie opinioni e valutazioni su fatti esclusivamente di natura parlamentare o governativa per cui per ogni “legge” o per ogni “finanziaria” si sentono in dovere di dare il loro parere, quasi fossero un altro “governo ombra”.
Ecco che un “enturage ristretto” di “giornalisti ed opinionisti” si sentono d'indirizzare e dirigere l'informazione su temi che interessano molte volte le loro “curiosità”, ma che distano” “mille miglia” da quelle reali e attese da coloro che desiderano essere informati e non dogmaticizzati, e che vogliono con la propria “testa” esercitare il loro potere “critico”, valutando fatti ed avvenimenti;
Ecco che i “magistrati” non si limitano ad assicurarci la “stretta applicazione delle leggi” che sono sempre l'espressione “democratica” della volontà popolare, ma preventivamente e pubblicamente le valutano e le criticano con criteri spesso “personali” o di “correnti”(quando se si limitassero alla solo “applicazione della legge”, l'amministrazione della giustizia dovrebbe essere una scienza esatta, come la matematica, in cui due più due fa sempre quattro, per tutti ed in tutti i tribunali. Ma oggi si tende ad andare oltre, ampliare le proprie sfere di competenza, e oltre a voler dare una “propria” valutazione delle leggi (cosa di stretta pertinenza parlamentare) vogliono anche decidere e valutare, rivaleggiando con la classe medica, quando bisogna o è lecito, “nascere” e quando bisogna o è lecito “morire”.
Ecco, che il “medico” non si limita più a curarci, a cercare di farci vivere in buona salute fisica, secondo scienza e coscienza” dell'antica tradizione “ippocratica”, ma vuole essere “moderno”, vuole dall'alto del suo “potere scientifico” imporre a tutti la sua visione di “esperto” o “aggiustatore meccanico” del corpo, indicandoci con la “propria” se pur ”rispettabilissima” visione “quale vita è degna di essere vissuta”.
Per cui oltre alla “diagnosi” fra le moderne “terapie” ne viene inserita anche una, rivoluzionaria,moderna e risolutiva, che “taglia la testa al toro”:
porre fine alla vita, porre fine all'esistenza, annullarsi, sparire, farsi fuori!!!
Che grande scoperta!!! Che grande innovazione!!! Che grande conquista della civiltà umana!!!!
Quanti problemi, che da millenni affliggono l'umanità verrebbero risolti abbracciando questa tesi e tutto quello che essa sottintende: sei malato,sofferente morente, incurabile, disabile, fuori dagli “standard” accettati ed accettabili da questa società, ebbene “falla finita” e noi “ti aiutiamo”, ti esortiamo, ti agevoliamo in questa impresa, invitandoti a fare “testamento”, a predisporti “moduli” a fornirti notai ad 1 euro, ad offrirti gratuitamente, magari anche a domicilio” i migliori “specialisti” o “killer” di fine vita.
Son pronti, forse, i tempi per nuove facoltà, nuove specializzazioni che da “prestigiose Sedi Universitarie” o rinomate “Scuole di specializzazione” sforneranno futuri dottori e specialisti in “fine vita”? Sicuramente son già in molti, fra i tanti “luminari”, ad ambire al prestigioso posto di “Direttore” di tali Scuole, e tanti, ad offrirsi come “esperti” e specialisti del settore.
MA ALLORA PERCHE' GLI HOSPICE O QUALSIASI ALTRA STRUTTURA DI CURA?
Basterebbe una rete in tutto il territorio nazionale, di strutture quali la “Dignitas” svizzera, (struttura dove è possibile liberamente e con assistenza medica decidere di “farla finita” di andare a “morire”) e tutti i problemi come d'incanto, verrebbero risolti.
Basterebbe adeguarli anche ad altre necessità, basterebbe che accogliessero anche tutti coloro che per qualsiasi motivo sono delusi della propria esistenza.
Ecco ciò, che fra poco tempo potremmo sentire o vedere negli spot pubblicitari:
“Vuoi non essere, più povero, ammalato, triste, sofferente, schiavo, sfruttato, non amato, non considerato?
Vuoi smetterla di sentirti, fallito, incapace, buono a nulla, sfigato, senza soldi, senza lavoro, senza affetti?
Vuoi non più soffrire e provare dolore per una malattia, per un lutto, per un insuccesso nel mondo del lavoro o degli affetti?
Perchè vivere senza soldi, senza successo, da misero, da precario, da vecchio, da sofferente, senza una gamba, senza vedere, immobilizzato per anni in un letto, in solitudine, in malinconia, nell'angoscia, sotto le bombe o sotto padroni? Potremmo dimezzare le parole del nostro vocabolario e rendere tutto più semplice. Basta cancellare, eliminare.
Ebbene, per tutto questo, i moderni “profeti” della felicità umana, “ci offrono una casa, un luogo protetto, e a cui ci si riferirà sicuramente con una terminologia di “centri d'eccellenza”, (suggerisco il titolo molto popolare preso in prestito dalle tante “Villa serena”, di “ISTITUTO CLINICO MORTE SERENA”, se solo si volesse modificare quello dir poco “sprezzante” e di “cattivo gusto”di “DIGNITAS”) in cui del tutto “legalmente” si potrà dar corso, ad operazioni di alto valore “etico” e “professionale” come “SUICIDIO ASSISTITO” o “OMICIDIO CONSENSUALE”.
In questi ultimi anni, intorno ai temi dell'eutanasia, del testamento biologico, delle dat. del “car giver”, living will, in generale sui temi legati alla “vita” e alla “morte”, su fronti opposti, si sta sviluppando un vivace ed agguerrito dibattito.
Ognuno rivendica per sé, paternità e competenze, autoinvestendosi di temi che non rientrano assolutamente nelle loro specificità; vi è una invasione di campo continua e deliberata che porta
ad “annullare” e rendere la parola “individuo” o “persona” una pura esercitazione “lessicale”.
Se tutto questo ci permette, in molti casi, di far fronte e d'intervenire con efficiacia per la soluzione di tanti problemi (sanitari, giuridici, economici, psicologici, spirituali.ecc.), può, però se non ce ne aggorgiamo in tempo, portarci ad un vero e proprio “annullamento” della nostra personalità e del nostro essere uomini.
NON PENSARE, NON RAGIONARE, AFFIDATI A NOI
A questi messaggi dobbiamo opporci, rivendicare la nostra appartenenza al “genere umano” che si specifica nella sua essenziale componente di “essere pensante”.
Ci mancano o sono “oscurate” le voci necessarie dei “filosofi” di coloro che ci invitano e ci indirizzano all'esercizio della nostra ragione e del nostro pensare
E' ORA CHE LA FILOSOFIA riprenda una sua valenza ed una sua presenza forte nell'evoluzione del pensiero moderno capace di indirizzare anche la “moderna società” su una “etica” e su dei “valori” condivisi e condivisibili, che non siano espressione di volontà settoriali o peggio ancora di gestione da parte di piccole minoranze, potenti e ben organizzate per la gestione di propri interessi personali o corporativi.
Nessuno pensi di affidare ad altri la “propria” volontà, nessuno può essere il “fiduciario” il “custode” delle nostre emozioni e dei nostri sentimenti; anche l'amore che è la maggiore espressione di offerta l'un dell'altro, intanto esiste se c'è rispetto delle singole individualità e delle singole emozioni.
Nessuno può rappresentare l'altro nella espressione della sua interiorità!
Riprendiamoci il gusto di ragionare con la nostra “testa”, riappropriamoci della nostra “vita”, rivendichiamo a noi stessi e solo a noi stessi, con la nostra cultura, con il nostro personale “vissuto”, con le nostre emozioni, con le nostre fragilità, con le nostre anche residue capacità di intendere e di volere fino a quando ne abbiamo la possibilità e non sia permesso a nessuno di decidere su fatti e avvenimenti della nostra vita.
Diffidiamo di tutti coloro che senza riflettere che anche il momento della morte fa parte della nostra vita, non avendo il potere di creare dal nulla una “vita” pretendono di intervenire e avere potere sulla “morte”!!!
Su tutti questi temi e su tanti altri ad essi correlati auspico ed invito tutti ad esprimere la propria opinione, aprendo un “dibattito” che solo sulle pagine di un “blog” può avere quella libertà di espressione e di giudizio che altrove per molteplici condizionamenti sarebbe impossibile.
Nel suo piccolo, “I Farmaci dell'Anima”, vuole offrire un modesto contributo invitando tutti a non “delegare”, di non “affidare” se stessi ad “altri” siano essi familiari, (oltretutto li si caricherebbe di un onere e di una responsabilità enorme pari a quella di chiederci il “favore” di toglerci la vita- personalmente non accetterei da parte di nessuno e non darei, proprio per il grande amore e rispetto che nutro per tutti, a nessuno questo onere e tanto meno ai miei figli o ai miei più cari amici), ma soprattutto la parte “migliore” e più “intima”, la nostra “anima”, il nostro “pensiero”, la nostra “ragione”, tutto ciò che ci permette di definirci “umani”.
Ma allora cosa fare? Quale la proposta?
Ricercare in se stessi, sin da giovanissimi, quelle “risorse” personalissime e per questo non negoziabili, che ognuno di noi custodisce e sviluppa durante la propria esistenza e da queste esercitarsi e riflettere, confrontandosi ogni giorno con tutte le esperienze che la vita offre a ciascuno di noi, che anche se possono essere le stesse per tutti, sono diverse e strettamente individuali poiché vissute ciascuna in modo strettamente legato alle proprie emozioni e sensibilità.
“I Farmaci dell'Anima” non vuole dare nessuna ricetta, nessuna indicazione, vuole soltanto offrire, aiutando nella ricerca e predisposizione di semplici “strumenti di riflessione” che possano permettere ed aiutare ognuno nella massima libertà, di preparasi in tempo utile ad affrontare con consapevolezza interiore anche fasi difficili e problematiche della propria esistenza.
Per questo si farà carico, nelle prossime settimane, attraverso questo blog, il portale http://portalifarmacidellanima.it , e il sito http://www.ifarmacidellanima.it/
di selezionare e porre all'attenzione di tutti: interventi, decisioni, documenti, pareri su questi temi, da parte di esponenti, del mondo medico-scientifico, del mondo politico, di quello religioso, dell'associazionismo e del volontariato, del mondo giuridico e del mondo giornalistico e dei mass media, cercando anche d'informare su come questi temi vengono sviluppati e quale sia il dibattito in corso, in altri paesi del mondo.
A tutti, un grazie per l'attenzione ed un invito ad intervenire ed offrire il loro contributo!
giuseppe alfonso grassi