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La sua raccolta firme per portare i Mondiali di Rugby in Italia è balzata all'onore delle cronache dei maggiori quotidiani italiani, ma la passione dell'Onorevole Marcello De Angelis, quarantottenne romano eletto nelle fila di Alleanza Nazionale, per la palla ovale è decennale. De Angelis, infatti, ha fondato l'Associazione Parlamentare Amici del Rugby, uno gruppo bipartisan che vuole fare qualcosa per la palla ovale. Ma cosa?
Lei ha promosso e fondato l'Associazione Parlamentare Amici del Rugby, di cui è presidente. Cosa l'ha spinta e quali sono i suoi rapporti con la palla ovale?
I miei rapporti con il rugby sono oggi prioritariamente familiari, nel senso che ho ancora due dei miei fratelli, cugini e nipoti molto attivi nell'ambiente della palla ovale. Ho giocato in passato a mia volta e ancora oggi mi cimento, un paio di volte l'anno, con la selezione nazionale dei giornalisti o con formazioni old. Quando sono approdato in Parlamento, nella scorsa legislatura, ho cercato di verificare se tra i miei colleghi ce ne fossero alcuni con cui condividere la passione e magari qualche iniziativa. Oggi l'interesse è cresciuto in maniera esponenziale, grazie alla maggiore attenzione mediatica, anche tra i parlamentari.
Lei ha promosso una raccolta di firme all'interno del Parlamento per perorare la causa dei Mondiali di Rugby in Italia, raccogliendo già oltre 100 adesioni. Cosa si aspetta di concreto da questa iniziativa?
Spero di sostenere l'intenzione, già manifestata, del sottosegretario allo sport Rocco Crimi di dare peso politico alla candidatura dell'Italia per il 2015, anche in considerazione del fatto che il Parlamento inglese non sembra intenzionato a dare un peso analogo alla candidatura della Gran Bretagna che, ovviamente, è per noi il concorrente più "pericoloso". Vorrei anche che la politica capisse che il rugby è una risorsa - anche economica - su cui investire. Se è vero che il pil francese ha subito un aumento notevole dopo aver ospitato il mondiale, è legittimo ritenere che l'effetto su un Paese come il nostro, che ha una enorme ricettività turistica e molte altre attrattive, sarebbe ancor più cospicuo.
Le grandi metropoli, a esclusione di Roma, sono ai margini del rugby che conta. L'Expo 2015 potrebbe essere l'occasione per creare uno Stadio del Rugby a Milano. Crede che la sua Associazione possa farsene portavoce?
Credo che se riusciamo a ottenere il mondiale, in concomitanza con l'Expo, avremo la prima vera occasione di dare risposta al grande limite alla crescita del rugby italiano che è la carenza e l'inadeguatezza degli impianti.
Come sono i rapporti con la Federazione Italiana Rugby? C'è una coesione tra il Governo e la Federazione per aiutare il movimento rugby in Italia?
I nostri rapporti con la federazione sono ottimi e il presidente Dondi è al corrente di tutte le iniziative che prendiamo. Molti di noi, soprattutto chi è ancora legato all'ambiente del rugby, ha rapporti diretti e personali col presidente.
A questo proposito, gli Amici del Rugby si stanno muovendo per dipanare i problemi legati al Flaminio?
Ho parlato personalmente con il sindaco Alemanno che ha ben chiara l'importanza dell'impianto anche per il Sei Nazioni. Comunque ci sono contatti diretti tra l'amministrazione capitolina e la federazione, ma trattandosi di problemi puramente tecnici non basta la volontà politica. E' ovvio che né Roma né il rugby possono essere privati, nemmeno temporaneamente, di una struttura così fondamentale.
In generale, e per concludere, secondo lei cosa può fare la politica per il rugby italiano?
Chiedere per esempio, per tutti gli sport minori, maggiori agevolazioni fiscali per le società; chiedere alla Rai, come abbiamo già fatto, di trasmettere in chiaro le partite di interesse nazionale, come previsto dalle normative europee e non lasciare ad alcune emittenti private o a pagamento il monopolio e, infine, attivarsi sul territorio, ognuno nel suo, per aumentare l'attenzione - del pubblico, dei media e di eventuali sponsor - nei confronti delle manifestazioni rugbistiche. Già il fatto che un parlamentare radicato nel territorio vada alle partite della squadra della propria città può significare moltissimo.
Eri bella eri bella eribbellati!!!!
Ah, quello sicuramente, infatti non ne facevo una lavagna dei buoni e dei cattivi (io non sono nè antidestra nè antisinistra: sono semplicemente "anti"...). Tutti i politici cavalcano l'onda per accalappiare il popolo bue, sta di fatto che i padroni del vapore del calcio (diretti o indiretti: Geronzi ha posseduto più calciatori di Berlusconi, anche se il popolo bue lo ignora...) stanno quasi tutti da una parte. Questo intendevo dire.....
Dane, le ultime cronache politiche mostrano come, quando si parla di bacino elettorale calcistico, si turano il naso da una parte e dall'altra... (o, meglio, me lo turo io per non sentire la puzza di m....)
Il problema è che tale politico milita nel versante politico che più di tutti ha interesse a narcotizzare il popolo attraverso il calcio...
Finalmente qualche politico che si occupa, conoscendolo, del rugby. Speriamo che possa dare un apporto costruttivo alla crescita del movimento
Concordo sul fatto che la rai dovrebbe trasmettere più partite e sopratutto quelle della nazionale. Un tempo lo faceva e a commentare c'era Marco Mazzocchi, ex giocatore, e devo dire che era bravo come commentatore. Certo non come Munari, ma meglio di Cecinelli! ihihih
Tralasciando considerazioni politiche ed economiche spero che il 6 Nazioni rimanga a La7, escludendo Cecinelli (che andrebbe preso sul comico e che comunque è stato spesso sostituito nella cronaca dei Test Match da Mazzariol), l'altro cronista non è male, sicuramente meglio di quelli della Rai che o sono raccomandati o non hanno interesse. Per i mondiali le chance dell'Italia sono poco più alte di quelle della Giamaica visto che come partner la Spagna non ha molto pesso nella Board.
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Stesso sguardo, stesso amore, stessa lingua, stesso colore!
Vedo che i "270bis" hanno ancora degli aficionados ...