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In Italia il rugby in carrozzella è agli albori, ma i motivi che possono spingere un ragazzo, o una ragazza, a scegliere questo sport sono tantissimi. Grazie alla gentilezza e disponibilità della Federazione tedesca di rugby in carrozzella, Rugby 1823 ha potuto porre alcune domande ai giocatori della nazionale, impegnata a Pechino nel torneo olimpico. Nonostante fossero stati inclusi in un girone di ferro, con tre squadre che puntavano all’oro, i tedeschi hanno combattuto alla pari sia con la Gran Bretagna, l’Australia e la Nuova Zelanda, onorando il torneo e dimostrandosi una delle squadre più forti al mondo.
Introdotto nel 1993, con 250 giocatori e quattro Leghe, il rugby in carrozzella è una realtà ormai consolidata in Germania, la cui nazionale ha partecipato alle Olimpiadi di Sydney, Atene e, ora, di Pechino. Ma ecco cosa ha spinto Joerg Holzem, Salih Koeseoglu e gli altri giocatori tedeschi a scegliere il rugby in carrozzella. Una testimonianza che, spero, convinca il Cip o altre associazioni per disabili a provare a portare il Wheelchair rugby anche in Italia.
Che cosa ti ha spinto a scegliere il rugby in carrozzella?
“Prima di avvicinarmi al rugby ho provato altri sport – afferma Holzem – come il tennis tavolo e il tiro con l’arco. Ma mi mancava il contatto fisico, l’agonismo vero, e quello lo trovi solo con il rugby”. Per un altro giocatore, invece, la scelta è stata obbligata “E’ l’unico sport in cui un tetraplegico può partecipare. E’ bellissimo, perché non mi fa sentire diverso dagli altri”. Per Salih Koeseoglu (foto a destra), invece “Avevo voglia di un gioco di squadra, dove stare insieme ad amici e lottare assieme. Mi sono avvicinato ai diversi sport di squadra, ma alla fine mi sono innamorato del rugby”. “E’ l’unico sport che mi permette di spingermi al limite delle mie capacità fisiche, di mettermi in gioco ogni giorno e di potenziare il mio fisico” afferma Maik Baumann (foto in alto a sinistra).
Il rugby in carrozzella ha cambiato la tua vita di ogni giorno? Perché un ragazzo disabile dovrebbe scegliere il Murderball?
“Il rugby in carrozzella ha rivoluzionato tutto per me – dichiara sempre Schmitt – Oggi non ho più bisogno di qualcuno che mi aiuti a muovermi, che sia vicino a me in ogni momento della mia vita. Sono diventato di nuovo autonomo e questo è bellissimo!” “Sì, l’autonomia è fondamentale per noi – conferma Holzem – e oggi alcuni di noi possono di nuovo guidare la macchina, proprio grazie agli esercizi che abbiamo fatto per migliorare nel rugby”. Insomma, un aiuto fisico importante, ma non solo, come dice Christian Goetze (nella foto a sinistra) a fine intervista “Diventare più forti, più indipendenti è importantissimo, ma credo che uno sport come il rugby ti dia anche di più. È una questione mentale, credi di più in te stesso, diventi più forte dentro, prima ancora che fuori. L’autonomia, la possibilità di avere una vita normale spesso non ci è preclusa dal nostro fisico, ma prima ancora dalla nostra testa. Ti senti impotente e lo diventi. Grazie al Murderball, invece, fai uscire la tua voglia di combattere e prendi coscienza di te stesso”.
Le Paralimpiadi del rugby sono finite, ma questo non significa che debba scomparire per i prossimi quattro anni. Rugby 1823 terrà sempre gli occhi aperti e vi aggiornerà sui tornei e gli eventi che ruotano intorno al Murderball. Perché, come si legge qui sopra, il rugby in carrozzella ha cambiato la vita di questi ragazzi. Sarebbe bello se, in futuro, potesse cambiare la vita anche di molti italiani.
Grazie per la fantastica intervista.
Per chi ha una tetraplegia sembra davvero una risorsa grandiosa. Chissà che non si possa organizzare presto un campionato.
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alle 16:06
Duccio
Ciao Moreno,
speriamo che, anche grazie alle Paralimpiadi e alla visibilità data da Blogosfere, oltre all'impegno di tante persone che hanno a cuore lo sport per disabili e il rugby, le cose inizino a muoversi anche da noi. A vedere i match di Pechino il wheelchair rugby è veramente uno sport che permette a tantissimi di vivere un'esperienza unica, aiutandoli dentro e fuori dal campo. Ma sono sicuro che presto il Murderball sarà una realtà consolidata anche in Italia, anche grazie alla nascita della Federazione di Rugby Ruota, di cui ho parlato in un altro post.