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È ora di dire basta! Sono anni che tra appassionati, tifosi, addetti ai lavori, semplici curiosi o giocatori l’argomento principe è sempre e solo uno: la presunta non italianità della Nazionale. Tra italiani di nascita, di formazione, oriundi, equiparati e quant’altro si passa più tempo ad analizzare i natali e le scuole dei giocatori piuttosto che le loro qualità tecniche e tattiche. Come se a farci vincere fosse la carta d'identità e non la classe!
Ma c’è una cosa, in particolare, che mi fa girare furiosamente gli ammenicoli e che veramente non posso accettare. Sentire dei presunti italici (vorrei vederne l’albero genealogico e scoprire se di tutti loro le origini sono romane, etrusche o longobarde) chiamare stranieri i vari Castrogiovanni, McLean, Parisse, Canale tutti gli altri ragazzi che vestono la maglia azzurra. Stranieri perché nati all’estero. Certo, vero, ma da padri e madri italiane, o con nonni emigrati dal Bel Paese in cerca di fortuna. Tutti con il doppio passaporto, tutti italiani e argentini, italiani e australiani allo stesso modo. Qual è la discriminante perché una persona si possa considerare italiana? L’origine della stessa o il luogo in cui è nata? La prima è imprescindibile, la si porta dietro fin dalla concezione, è nel nostro dna e nella tradizione della nostra famiglia. Il secondo è, spesso, frutto della casualità, del momento storico personale e nulla ha a che fare con noi.
Io sarò padre tra poco, sono italiano e vivo in Italia. Ma se, il fato, il lavoro o quant’altro mi facessero trasferire all’estero proprio domani? Se io andassi a vivere in Germania, in Inghilterra o in Argentina e mia figlia nascesse lì? Sarebbe una straniera per l’Italia? Non dovrebbe sentirsi italiana ed essere fiera delle proprie origini? Dovrebbe sentirsi meno italiana di una bambina o un ragazzo nati a Milano da genitori entrambi francesi? Questi sarebbero, secondo i fautori dell’italianità, più italiani di mia figlia! E per questo, lor signori reputano la nostra una multinazionale e non la Nazionale italiana di rugby. Non li rappresenta.
Bene, sinceramente non me ne frega nulla. Non si sentano rappresentati e tifino magari contro. Abbiamo già, in Italia, chi tifa contro i colori azzurri. Aggiungeremo anche loro. Ma smettetela di fracassarci i cosiddetti a ogni convocazione, a ogni raduno e a ogni test match. L’Italia è fatta dagli italiani, quelli che ci sono nati e quelli che ci sono tornati. È fatta da chi dà tutto per la maglia azzurra e si impegna per onorarla e per regalare una vittoria. Che si chiami Brambilla o Smith, che sia nato a Roma o a Brisbane.
Dane, a parte che trovo perfetto il commento di Francesco, che saluto calorosamente!
Anche io non voglio più vedere equiparati dell'ultima ora (ma anche della penultima), ma gli oriundi, per me, sono tutta un'altra cosa. Chi decide di tornare in Italia e ha sangue italiano è italiano. Punto. E sono fiero che indossi la maglia azzurra. Ovviamente, se lo fa col cuore e mettendoci l'anima. Ed è qui che nasce la vera differenza tra un Castro, un Dellapé e un Camoranesi...
Duccio, scovo ora questo post. Io credo che si debbano scindere i discorsi.
Se uno ha sangue italiano è indubbiamente italiano e se sposa "l'italianità" (Parisse in questo senso è a prova di bomba!...) ha tutto il diritto a giocare per l'Italia: lo scandalo è Camoranesi, che non ha certo scelto l'azzurro perchè ha sposato la musica lirica, Caravaggio e il Dolce Stil Novo. Ma se ha imparato a giocare all'estero non è che sia propriamente un rugbista italiano, per questo fa storcere la bocca. Di certo la nazionale deve fare il possibile per ottenere risultati e le maggiori colpe sono dei club, ma si spera di migliorare...
Per il futuro, in ogni caso, auspicherei che il movimento rugbistico fornisse alla nazionale italiana i propri giocatori. Perchè le manifestazioni per nazionali si fondano sul confronto tra scuole: se l'Italia batte l'Inghiterra con una meta di Dallaglio (che si è sempre dichiarato disposto a giocare per gli azzurri e poteva giocarci, ma che non credo sarebbe divnetato così forte nascendo e crescendo a Padova o a Treviso), faccio un paradosso, non lo puoi considerare sportivamente giusto. Che senso ha?! Metà delle nazionali di calcio europee ha in squadra un giocatore formatosi in Brasile, che cazzo vuol dire?!
E questo è un problema che nel rugby c'è sempre stato (è lo sport in cui i passaporti si vendono più facilmente, dopo l'atletica...), non riguada solo l'Italia e prima o poi bisognerà darci un taglio per poter esser credibili.
Come dici tu l'Argentina 1 è piena di europei (di sangue, ma non di cultura. Anche se gli argentini si considerano una nazione europea, fatta da europei in esilio...) ma che rugbisticamente si son formati lì: non ha la squadra fatta da giocatori formatisi a Calvisano o ad Oxford!
Questo è il senso che dovrà avere in un futuro spero prossimo la nazionale azzurra. Dopodichè i Parisse e i Canale sono sempre ben accetti, i Wakarua no....
Gli Italiani in Australia (italo-australiani) siamo fiero di essere italiani. Io nato e' cresciuto in Australia, mio padre e' Catanese e mamma Australiana. Per me c'e solo una squadra....ITALIA!.......ORIUNDI in nazionale si!
Sono proprio d'accordo con Duccio: prima bisogna far crescere i giocatori italiani e poi inserirli in nazionale, non il contrario. Mallett non può fare da balia. Quindi, finché non ci sarà gente adatta, ben vengano gli "stranieri"... Alla fine, che cos'abbiamo da dire su Parisse o Castrogiovanni? Ci abbiamo guadagnato alla grande, inserendoli in nazionale... :)
e poi ha ragione Mattia: di questi tempi, un tipo di cognome o un luogo di nascita non sono basilari per l'identità nazionale...
l'ultimo intervento di Mattia esprime in pieno quello che penso anche io.
complimenti per l'articolo che condivido in pieno, complimenti per questo sito sempre così aggiornato e pieno di notizie cosa non così consueta nel mondo del rugby in italia.
D'accordissimo con questo post! E super d'accordo col fatto che sia dovere dei club far crescere i giovani, e son convinto che tutto il sistema funzionerebbe meglio se ci fossero franchigie della federazione piuttoche che club con atteggiamenti campanilistici... E comunque siamo nel terzo millennio.. Non si può più giudicare l'appartenenza ad una nazione in base al cognome di una persona... Son ben altri i valori che contano..
parisse,castro ecc li capisco anche io
se mclean ha la madre italiana ok... ma non potete dirmi che robertson e wakarua sono italiani.
Vainikolo inglese dopo essere stato AB 7's, Tuquiri nei wallabies dopo avere capitanato le fiji 7's.. per me è una mezza porcheria
Stefano, sono d'accordo. Ma più che della Federazione (che comunque può e deve fare di più, più che altro nel far conoscere il nostro sport e nell'aiutare le piccole società) sono i club il vero problema. Fino ad allora, la Federazione fa benissimo a chiamare i McLean o i Garcia di turno. Possono essere convocati, per la legge sono italiani, e sono più esperti, forti e pronti a livello internazionale delle alternative italiane al 100%.
io credo sia importante la formazione. intendiamoci bene, nn dico di rinunciare a gente come castro, parisse, dellapè,ecc. ma piuttosto di cominciare a produrre noi stessi dei veri campioni, formandoli sui nostri campi, nelle nostre scuole. Quindi ritengo che la federazione debba smetterla di andare a caccia di gente che non sa una parola d'italiano e che per motivi tutt'altro che patriottici decide di indossare l'azzurro. Basta con questi scippi e con questa nazionale "mercato". Ripeto, formiamo i nostri atleti!in tutti gli sport!
Duccio, sono pienamente d'accordo con te. Io credo che la nazionale rappresenti nient'altro che il "movimento rugbyistico d'elite italiano".
Un esempio concreto: Garcia può aver scelto la nazionale italiana per un sentimento di appartenenza specifico? Forse. Tuttavia, bisogna ricordare a 23 anni, giocava nel campionato non professionistico in Argentina. Ha deciso di dare una svolta alla sua vita e carriera ed è venuto in Italia. Da settembre a marzo, ha giocato in S10 le prime 2 partite (mancava mezza squadra a Calvisano, che perse entrambe le partite), poi 40' contro Viadana in dicembre e 80' contro Catania in gennaio. Era impiegato spesso in serie B. Poi, grazie al lavoro, è "esploso", sorprendendo tutti. Acquisito un posto nel ns rugby d'elite, ha con merito ricevuto la chiamata in nazionale (italiana e argentina). Ha preferendo l'Italia perchè (e questo fa riflettere) oltre ai test-match, come l'Argentina, l'Italia gioca una competizione unica nel suo genere, il 6N.
Ciò che lega le varie fasi di questa storia è il professionismo. Sono convinto che la nazionale per Garcia rappresenterà in parte la possibilità di rappresentare le proprie origini, ma anche il segno del raggiungimento dell'elite professionale.
Preciso che se oriundi ed quiparati non mi scandalizzano assolutamente, secondo me l'obiettivo deve essere comunque quello di avere sempre più giocatori di formazione italiana. Il nostro movimento è ovviamente molto limitato rispetto alle altre nazioni, tanto dal punto di vista numerico quanto da quello della professionalità tout court. Mallett non a caso quando parla di budget delle società italiane pensa proprio all'organizzazione e gestione delle società. E' questo l'aspetto fondamentale a mio giudizio. I giovani crescono non (sol)tanto perchè giocano il sabato, ma perchè maturano rugbisticamente in ambienti professionali e di alto livello. Sono ancora troppo poche, secondo me, le società in Italia che possono davvero essere paragonate a quelle francesi ed inglesi.
Duccio sono perfettamente d'accordo con te. Bel post. Complimenti.
Cla.. pensala così:
Siamo l'Argentina 2? Bene... peccato che l'Argentina 1 non esisterebbe senza tutti gli immigrati italiani, tedeschi, francesi. Siamo lì solo per gli oriundi? Guarda quanti fijani, tongani e samoani vestono la maglia degli All Blacks. E poi, visto che le critiche di solito arrivano da quei supponenti dei british...
Chi è stato il giocatore simbolo dell'Inghilterra negli ultimi 15 anni? Il vero leader e trascinatore? Lawrence Lorenzo Bruno Dallaglio. Padre italianissimo, madre irlandesissima! E gli ultimi due fenomeni usciti dal "vivaio" inglese? Vainikolo e Ojo... due perfetti lord inglesi direi!!!
solo per puntualizzare, parisse e' nato in argentina da papa' italiano, canale e' cresciuto in italia, per me sono italiani almeno al 50%. carlos nieto e gonzalo garcia mi sanno piu' di sudamericano. ma ripeto il problema e' solo il numero. sull'esempio mc leane-canale e' vero, in effetti dovrebbe essere piu' italiano il primo, il fatto di avere un cognome italiano te lo fa sentire piu' italiano, che stronzata..probabilmente e' solo una questione di orgoglio, sentirsi dire che siamo l'argentina 2 o che siamo li' grazie a qualche equiparato da fastidio.
la federazione dovrebbe intervenire sui club in maniera piu' incisiva
Cla... tu guardi solo al cognome. Parisse è nato in Argentina da genitori italiani, Canale è nato in Argentina con avi italiani. Come vedi, nell'elenco di 6 giocatori fatti, già due rientrerebbero nella categoria che tu elimineresti dalla nazionale. O, ripeto, gli oriundi vanno bene solo se sono da parte di padre? Perché Canale sì e McLean no? Canale ha i nonni italiani, McLean la madre..........
Per il resto sono d'accordo, ma erano giovani che già giocavano in Super 10... oggi i nostri under20 o comunque ragazzi di 21-22 anni non trovano proprio spazio nei club...
i vari parisse bergamasco masi canale prarichetti hanno debuttato giovanissimi in nazionale e dopo poche apparizioni in campionato e adesso sono la colonna della nostra nazionale.la celtig league va bene ma chi ci va?come sono composte queste selezioni?dovrebbero raggrupparsi in zone territoriali tipo veneto la zona tra parma e mantova, lazio-l'aquila ma non lo faranno mai purtroppo. anch'io vorrei una nazionale che se la gioca alla pari, solo con qualche cognome italiano in piu'.
Cla... assolutamente NO! La Nazionale, che sia di rugby, di calcio o di freccette... è, e dev'essere, l'approdo finale della carriera di uno sportivo. Non è Mallett o chi per lui a dover far crescere i giovani. Sono i club!
Io sono a favore di selezioni in Celtic League proprio per questo. Creare due squadre, due club, gestite dalla Fir significa delegare alla Federazione la crescita dei giovani. Ma sempre partendo da un club. In nazionale deve andare la squadra migliore possibile. E oggi questa squadra è composta dai Castrogiovanni, dai McLean e dagli Stanojevic. Domani, se il trend cambia (e ti assicuro che sta cambiando, basta vedere la campagna acquisti di molti team di Super 10), avremo i Duca, i Bocchino o chi per loro come prime scelte per la nazionale.
Ma, fino ad allora, voglio una Nazionale che se la giochi con Scozia, Irlanda, Galles e che rappresenti degnamente l'Italia nei TM. Una formazione di italiani senza esperienza sarebbe doppiamente fallimentare: 1. un massacro in campo, una figura barbina e i curiosi che si avvicinano al rugby grazie agli azzurri scapperebbero a gambe levate. Ed è la nazionale che fa crescere il movimento oggi. 2. perdere 120-0 contro tutte le prime 10 nazioni al mondo secondo te farebbe veramente crescere quei ragazzi?
monica io la penso come te chiedo solo che ci sia un limite per il bene del rugby italiano
ma io mi chiedo perche' un giocatore deve pagare per l'egoismo del proprio club?faccio un esempio, duca potrebbe essere l'apertura del futuro ma nella benetton preferiscono fare giocare goosen, allora dico non si potrebbe provare direttamente in nazionale?saltando l'eventuale esperienza che si dodrebbe fare nel proprio club? cosa puo' succedere di cosi' catastrofico?
A me non interessa se siano nati in Italia o abbiano parenti italiani, la cosa importante è che rispettino e siano orgogliosi di giocare per l' Italia !!! E fino a quando si comporteranno bene e saranno loro motivo di orgoglio per noi, avranno il mio appoggio al 100%. questo non eslcude il fatto che si dovrà investire di più anche sui giovani italiani
pienamente d'accordo, le squadre di super 10 preferiscono rimpinzarsi di stranieri. eppure da qualche anno a questa parte le nazionali giovanili vanno discretamente bene. giovani forti su cui puntare c'e' ne'. si preferisce puntare su un 35enne sudafricano piuttosto che su un giovane. ma se non giochi a vent'anni in un campionato come il super 10 come fai a crescere?
Cla, il problema è sempre il solito. Purtroppo i club italiani si riempiono di stranieri (veri stranieri) scarsi e di oriundi tra lo scarso e il buono. Relegando i giovani italiani nelle serie minori o facendoli giocare qualche sprazzo di partita. Il problema non è che la Fir o Mallett convochino oriundi a go-go... il problema è che i giovani italiani non riescono ad avere l'esperienza sufficiente nei club per venir convocati in nazionale.
Anche a me piacerebbe vedere ventenni italianissimi vestire la maglia azzurra, ma se i vari Duca, Bocchino, Chiesa, ecc.ecc... fanno la muffa in serie A, serie B, o fanno panchina e tribuna in Super 10, come pretendere che possano essere all'altezza di un TM o del 6 Nazioni?
In ogni modo, questa nazionale è formata per 23/24 da ragazzi di sangue italiano... quindi io la chiamo senza il benché minimo problema Italia.
mi risultava che mc leane avesse una nonna italiana, se e' la mamma tanto meglio. io mi metto solo nei panni di un giovane rugbysta italiano che si fa tutte le rappresentative giovanili e poi quando e' ora di debuttare in nazionale ecco che spunta uno arrivato dall'australia e va dritto dritto in nazionale. se non si cambia, dopo un periodo come questo di espansione del rugby in italia, la gente smettera' di praticarlo. a me personalmente interessa poco che uno si chiami rossi o smith, se abbiamo un problema in un ruolo e' giusto ricorrere all'equiparato o oriundo che sia, lo fanno anche le squadre piu' forti perche' non dovremmo farlo anche noi?ma non dobbiamo mai dimenticarci che si parla di nazionale italiana e ci devono essere dei limiti, altrimenti chiamiamola nazionale degli italiani all'estero
Caro Cla... Luke McLean di italiano ha la MADRE. Gonzalo Garcia i NONNI... l'italianità di una persona non la fa il nome!
Altrimenti dovrebbero perdere la cittadinanza tutti quei bambini di genitori italiani, nati in Italia, i cui (idioti) genitori appioppano nomi come Ridge, Maicol o Chanel! Oppure, non reputi italiano un bambino nato in Italia, da madre italiana e padre straniero? Si chiamerà magari John Smith, ma sarà romano, milanese, catanese o bolzanino come chiunque altro.
cos'ha di italiano un che si chiama luke mc leane?o uno che si chiama gonzalo garcia? questi giocano per l'italia solo per opportunismo. tanto vale abolire il movimento giovanile e affidarci solo agli oriundi tanto ne abbiamo in tutto il mondo di gente con un bisnonno italiano
Parole sante, Duccio!!!
Buongiorno! ..mi è capitato più volte anche a me di discutere di questo argomento...all'inizio anch'io con superficialità, mi ero soffermata a pensare solo al fatto che c'erano pochi "cognomi italiani" nel XV della Nazionale. Ma andando oltre all'apparenza ci si rende conto che ormai essere italiani nn vuol dire esserlo solo per quello che c'è scritto sul passaporto...secondo me è il sentimento d'appartenenza a una Nazione, il riconoscersi in essa che fa la differenza. Poi sai, io magari storgo il naso quando sento un giocatore italiano (d'adozione o oriundo o come diavolo si dice) che nn sa parlare la nostra lingua...ma in fondo in fondo quanti sono gli italiani "doc" (..è ironico) che sanno usare il congiuntivo?!
...cmq Duccio piacere di conoscerti! Buona giornata a todos! ihih!
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Dane10
Direttore, il discorso affettivo è differente dal discorso tecnico-sportivo e i due discorsi vanno scissi. Gli oriundi sono italiani nel caso sposino l'italianità (è il caso di Parisse, non è il caso di Camoranesi: su questo ci siamo capiti...) ma non possiamo spacciarli per prodotti rugbistici dello Stivale.
Dopodichè le manifestazioni tra nazionali dovrebbero servire a confrontare i diversi movimenti sportivi dei relativi paesi. Faccio un esempio paradossale: pensi a 15 figli di italiani nati e cresciuti 6 in Nuova Zelanda, 4 in Inghilterra, 3 in Francia, 2 in Argentina. A 18 anni si trasferiscono tutti in Italia, in qualità di oriundi vengono convocati in Nazionale, e qualche anno dopo vincono la Coppa del Mondo.
E' un trofeo di cui possa fregiarsi il movimento rugbistico italiano?!...cioè, potremmo dire "siamo più bravi degli altri"?!...