Videointervista a Nick Mallett, il ct della nazionale italiana (seconda parte)
Pubblicato da Duccio Fumero alle 08:00 in Nazionale italiana
Continua la nostra chiacchierata con Nick Mallett, allenatore della nazionale di rugby italiana. Nick spiega qual è il suo rugby, come questi si può adattare all’Italia e affronta la questione mediani. Per oggi, ma soprattutto in ottica futura, tra giovani di belle speranze e bisogno di crescere in fretta.
La sua filosofia rugbistica prevede un gioco più con gli avanti o con i trequarti?
Sapendo, anche, che il pack italiano è la nostra arma migliore. Credo che la prima cosa è dare alla squadra l’opportunità migliore di vincere gli incontri, cercando di giocare a rugby con tutti e quindici i giocatori. Se poi, durante il 6 Nazioni, vediamo che è un gioco perdente, beh, allora si faranno delle modifiche tattiche, puntando sui punti di forza classici dell’Italia, cioè gli avanti. Io, personalmente, preferirei giocare con quindici giocatori, perché è fondamentale far crescere la qualità del gioco e dei giocatori italiani e questo non puoi farlo se continui solo a calciare il pallone.
Grazie Nick, mi passi la palla perfettamente per la prossima domanda. Mediani, un grosso problema in Italia, peggiorato dall’addio di Alessandro Troncon…
È un problema che conoscevo fin dall’inizio. L’addio di Troncon e il fatto che, dopo Diego Dominguez, abbiamo avuto Scanavacca, Pez, De Marigny, insomma tante aperture che si sono succedute molto negli ultimi anni. È un problema che non riguarda, però, solo la Nazionale, perché nel Super 10, come apertura, abbiamo un solo giocatore italiano convocabile, e anche all’estero non ce ne sono. Marcato è giovane, sta crescendo con Treviso, ma per il resto Scanavacca ha già 33 anni, De Marigny 32, quindi dobbiamo guardare avanti, al futuro. La mia volontà è quella di far crescere due o tre mediani di mediani di mischia e di apertura per arrivare ai Mondiali 2011.
Lei ha allenato anche in Francia. Molti dicono che Italia e Francia abbiano una filosofia di gioco simile. Lei cosa ne pensa?
Non credo sia vero. Istintivamente i francesi vogliono giocare alla mano, un gioco veloce e aperto e, se non ce la fanno, il pubblico non apprezza. Si è visto ai Mondiali, dove, nonostante la vittoria con la Nuova Zelanda, Laporte e la squadra sono stati molto criticati dopo al sconfitta con l’Inghilterra proprio per il gioco offerto. In Italia il gioco è molto più conservativo, basato più sugli avanti che sul gioco dei trequarti, anche nei club, dove si calcia molto, cercando in primo luogo di non perdere piuttosto che di vincere, di non prendere rischi. È questo che voglio fare, dare una mentalità più offensiva, più temeraria. È più bello per il pubblico, ma anche per chi è in campo e gioca.
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1. Lorenzo, Martedì 22 Gennaio 2008 ore 11:56
E bravo Nick! ps. Abbiamo perso Bortolami per 6 settimane!