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Si sente spesso dire che lo sport è lo specchio della società. Da popolo di emigranti ci siamo trasformati in una nazione di immigranti. Noi, che più di un secolo fa prendevamo i nostri pochi averi e cercavamo fortuna nel nuovo mondo, ora accogliamo chi, dallo stesso mondo, cerca un futuro proprio da noi. Ma cosa significa essere stranieri nella propria nazione? Come ci si sente a vivere tra due Paesi, quello in cui si è nato e quello che si rappresenta in campo? Lo abbiamo chiesto a tre campioni, Martin Castrogiovanni, Gonzalo Canale e Marko Stanojevic.
La nazionale di rugby è entrata da otto anni nell’élite della palla ovale mondiale, con l'ammissione al Torneo del 6 Nazioni, e lo ha fatto avvalendosi di tanti, importanti, giocatori dal passaporto straniero. In particolare, nutrita è la schiera di rugbisti argentini. I loro nomi sono Martin Castrogiovanni, Santiago Dellapè, Gonzalo Canale, Ramiro Pez, per citare solo alcuni dei convocati per il prossimo 6 Nazioni. Argentini di nascita, sudamericani di passaporto, ma italiani d'origine e spesso dai cognomi inconfondibilmente italici. Come Sergio Parisse, caso emblematico. Figlio di genitori italiani emigrati all’inizio degli anni ’80 in Argentina, è tornato per vestire la maglia azzurra.
Altri arrivano dall’Inghilterra, come Marko Stanojevic, il quale dichiara, senza mezzi termini “Ho sempre voluto giocare per l’Italia. Il mio sangue è italiano e anche se ho il passaporto inglese non indosserei mai la loro casacca”. Andarsene dal proprio Paese natale non è facile per nessuno. Ancora più difficile, se si è un uomo poco più che ragazzino. Lo sa bene Martin Castrogiovanni, vissuto fino a vent’anni in Argentina, che si è trovato di fronte a una scelta difficile. “Non pensavo alla nazionale italiana. Ero già stato convocato dall’Under 21 argentina. Quando la Federazione mi propose la maglia azzurra presi tempo. Ne parlai con i miei famigliari, con gli amici più cari. Non era una decisione facile per un ragazzo giovane come me. Ora, però, sono fiero e felice della scelta fatta allora”. Chi vede le partite allo stadio rimane colpito dalla foga con cui proprio gli oriundi cantano l’inno italiano, come ricordino sempre le loro origini.
Come Gonzalo Canale “I miei bisnonni erano piemontesi. Ho sempre vissuto tra l’Italia e l’Argentina, ma sentivo la mia casa qui, in Italia. Per me scegliere questa nazionale è stato naturale”.
L’orgoglio di avere del sangue italiano è riconoscibile ed evidente in tutte le dichiarazioni rilasciate dai vari giocatori. E non è gente abituata alla ribalta, non sono personaggi da avanspettacolo come certi sportivi italiani. Non fingono e non hanno chi scrive loro il copione.
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