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Come detto nel post precedente, solo facendo crescere le realtà rugbistiche nelle metropoli si potrà sperare in una crescita dell’intero movimento. Non è vero? Va tutto bene come è adesso? Bene, allora, ecco la controprova. Le cifre del rugby in Italia parlano chiaro. In Super 10 sono presenti Roma e Venezia, punto. In Serie A troviamo Firenze, ancora Roma con altre due squadre e basta. Per veder rappresentate metropoli come Milano, Genova o Napoli bisogna scendere in Serie B; ancora peggio per Bari, Bologna, Cagliari, Palermo e Torino, tutte presenti solo in Serie C, la serie minore del rugby italiano.
Nel calcio, nella sola Serie A, sono rappresentate: Cagliari, Firenze, Genova (con 2 squadre), Milano (con 2 squadre), Napoli, Palermo, Roma (con 2 squadre), Torino (con 2 squadre). Bari e Bologna sono in Serie B, mentre solo il Venezia è in crisi.
Nel basket, altro sport “minore”, nella massima categoria troviamo: Milano, Roma, Bologna (con 2 squadre), e Napoli. Poche, rispetto al calcio, ma sicuramente un bacino d’utenza ben più interessante e “ricco” rispetto al rugby.
Insomma, servono entusiasmo, volontà e imprenditori che vogliono scommettere sul rugby. Solo in questo modo, e solo vedendo crescere la palla ovale nelle grandi metropoli italiane, si può sperare di fare il salto di qualità. Qualche realtà si sta organizzando, altre ancora latitano. Il futuro ci dirà se il trend può cambiare. O se resteremo uno sport di seconda, o terza, categoria.
catania 1.081000 abitanti (piu abitanti di bologna firenze genova venezia) ha due squadre in a(s gregorio e amatori) l amatori ha fatto tantissimi anni di top ten(la piu blasonata squadra di rugby del sud italia)e frequentato palcoscenici internazionali importanti tipo manchester ha portato in nazionale gente come lo cicero e arancio,ma come si fa a non menzionare catania perche tutti non capiscono che catania e' tra le prime dieci citta' d'italia e' capoluogo economico culturale sportivo di sicilia?
Giorgio,
pensiero stimolante e in parte condivisibile. E troppo complesso per risponderti al volo. Intanto ti ringrazio, mi hai dato l'idea per un bel post riguardante il Milan Rugby, i suoi pregi e i suoi difetti. Nei prossimi giorni parlerò di quello che è successo e sarebbe potuto accadere a Milano e come, di conseguenza, dovrà essere il futuro rugbistico in una grande città per me.
Ciao
La questione é interessante , ma credo che la domanda vada ribaltata : perché nelle grandi città c'é poco o nulla di rugby ?
la mia risposta é perché il rugby, molto più di altri sport necessita di un lavoro continuo e graduale - da contadini direi ... più che degli investimenti da industria.
Le cosiddette "isole felici" del Rugby sono tali perché ci sono state decine di persone che hanno lavorato con costanza nei decenni , non puntando al risultato immediato; ma in primo luogo ai giovani - non é un caso che a Padova, Rovigo , L'Aquila e Treviso il rugby abbia avuto un significato giovanile fin dall'inizio, oltre che essere espressioni sociali prima di tutto
Sono molto scettico sulla possibilità di attuare un programma minimo decennale in una grande città, vista l'attrattiva attuale del rugby vedo piuttosto il ritorno di avventure in stile "Milan Rugby" che tanto danno hanno fatto in passato...
Ciao Piero,
ti rispondo a punti.
1. non dico che si debbano eliminare le realtà più piccole, semplicemente che quelle grandi (intese come città) dovrebbero essere stimolate a crescere, in modo da attirare maggiore attenzione sulla palla ovale.
2. parli di tradizione. Senza nulla togliere al grande impegno e ai risultati ottenuti, ma squadre come Viadana o Calvisano non hanno certo più tradizione di Milano, Roma, Torino o Napoli. Anzi, il rugby in Italia è nato proprio in queste città, Milano è pluriscudettata, a Torino il rugby ha visto i primi vagiti, Roma e Napoli hanno vinto scudetti e fatto la storia di questo sport. Rivederle in alto, quindi, non sarebbe andare contro la tradizione, anzi.
3. Oggi, con squadre piene di stranieri, pochi italiani, pochissimi venuti dal vivaio... ritieni che si possa ancora parlare di tradizione? Il rugby sta cambiando, il professionismo, le tv, i budget sono cambiati... e non si può tornare indietro, sempre che non si voglia scomparire come "potenza"rugbistica.
Ciao
Duccio
Il tuo discorso filerebbe, ma significa rendere completamente distaccato dalla tradizione il rugby! Va bene veder crescere il nostro sport, però non puoi pretendere che realtà ovali come Calvisano, Viadana, ma anche Rovigo o L'Aquila scompaiano in nome del bacino d'utenza, come lo chiami tu, di Milano, Roma, Torino ecc.ecc... La tradizione dev'essere comunque difesa!
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alle 11:45
giuseppe
la gente non capisce che catania è la seconda area metropolitana del sud italia perché ignora il reale peso economico e demografico della città. non è campanilismo, ma valutazione della stato di fatto.